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Festival di Roma: Aide toi, le ciel t'aiderà

di François Dupeyron

Sonia e le sue soluzioni

Ancora una sentita storia di dialogo e convivenza dal regista di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (Monsieur Ibrahim et les fleurs du Coran, 2003), fortunato film che ha incassato oltre 11 milioni di dollari in tutto il mondo, ha fatto riscoprire il talento di Omar Sharif e riportato alla ribalta internazionale il 48enne regista François Dupeyron. Presentato in anteprima mondiale a Toronto, e selezionato in competizione al 3. Festival di Roma, Aide-toi, le ciel t’aidera, in uscita il 26 novembre in Francia, si candida autorevolmente al premio del pubblico, disegnando il profilo di una dolce e rocciosa madre coraggio e affrontando con humour e sottigliezza la questione del rapporto fra generazioni, in una società che delega sempre più la cura degli anziani a donne di buona volontà e più o meno recente immigrazione.

Siamo nel comune di Les Mureaux, a una trentina di chilometri da Parigi. L’estate è quella terribile del 2003 che provocò in Francia la morte di circa 14 mila anziani. È un giorno particolare per Sonia (Félicité Wouassi), un’ancor piacente madre di famiglia sulla quarantina: quello in cui si sposa la sua primogenita Christie (Fatou N’Diaye). La festa viene guastata da una furiosa lite domestica originata dalla sconsideratezza del marito Georges (Mamadou Dioume), che si gioca ai cavalli i soldi necessari a pagare il ricevimento e la ristrutturazione della lavanderia di Sonia, e dall’arresto per droga del 17enne figlio Victor (Ralph Amoussou), ma è solo l’inizio. Stimolata dalla vitalissima amica Marijo (Mata Gabin), che la invita a mettersi alle spalle i problemi riscoprendo i piaceri della carne, Sonia è costretta a barcamenarsi fra i problemi in famiglia, la gestione della lavanderia e la cura di una serie di anziani dei dintorni, grazie a cui riesce a mandare avanti la baracca.

Fra questi c’è Robert (Claude Rich), un bizzarro e infantile vicino di casa ultrasettantenne, che non si è mai sposato e vive barricato in casa: sempre pronto a darle una mano, suggerendo audaci rimedi per le innumerevoli tegole che piovono sulla testa di Sonia, a forza di frequentarla, comincia a ingelosirsi per le attenzioni che prodiga agli altri vecchi e ad approfittare della disponibilità, obbligata, della donna. Come il piccolo e taciturno Léo (Charles-Etienne N’Diaye), la vita di Sonia cammina su un filo, fra commedia e melodramma. Appena si rilassa gliene capita una nuova, come la gravidanza della figlia più piccola, Suze (Elisabeth Oppong), che le sforna una nuova bocca da sfamare. Figurarsi quando, con tutti i problemi che ha, l’ultima fiamma di Marijo, il prestante Ferdinand (Jacky Ido), che di mestiere fa l’infermiere e fa la spola da una cité all’altra in ambulanza per trasportare le salme dei vecchi schiantati dalla calura, s’invaghisce di lei e comincia a tentarla. C’è sempre una soluzione per tutto, continua a dirsi Sonia, che comincia ad aiutarsi, e ad aspettare che il cielo faccia la sua parte.

Vista dagli occhi di Dupeyron, la periferia di Parigi è un laboratorio di convivenza, problematico ma vitale, un cantiere del possibile aperto al dialogo. Quello fra Sonia e Robert, com’era già quello fra Monsieur Ibrahim e il piccolo Momo è un rapporto esclusivo, d’elezione, che mette a confronto prima che due generazioni e due culture, due individui, con i loro limiti e il loro bisogno d’amore. Nell’articolazione di questo rapporto a due, Dupeyron supera un certo schematismo edificante presente in Monsieur Ibrahim, chiamando in causa componenti più segrete, profonde, e non necessariamente nobili, della vecchiaia, per profilare la psicologia di Robert. Ma la chiave della tenuta complessiva della macchina narrativa sta in una padronanza estrema delle risorse della commedia cinematografica, che Dupeyron esibisce passando da un humour macabro di marca inglese, all’ethos corale e socialmente connotato della migliore commedia all’italiana, il tutto condito con un accurato equilibrio fra caratteri e situazioni, screwball e wit.

Se la sceneggiatura scorre senza giri a vuoto, il vero propulsore della macchina commedica è la direzione degli attori, che Dupeyron imposta sul set lasciando respirare i suoi attori e aspettando di registrare con pazienza ciò che la chimica dell’incontro arriva a produrre. Una disponibilità al confronto che dà modo di esprimersi al meglio a due mostri sacri della scena e del grande schermo come Claude Rich (A cena col diavolo, 1993) e Felicité Wouassi, con quasi venticinque anni di cinema alle spalle, sul set di autori del calibro di Peter Gothar (Idö Van, 1984), Alain Tanner (Le journal de Lady M, 1993), Idrissa Ouedraogo (Le cri du coeur, 1994), Mathieu Kassovitz (L’odio, 1995) e Cheik Oumar Sissoko (Battu, 2000). Ama i suoi attori Dupeyron, lo si vede dal piacere che ha di circondarsi di presenze forti del giovane cinema francese più coraggioso e meticcio, come l’irresistibilmente sensuale Mata Gabin (già diretta in Monsieur Ibrahim), la più delicata e sensibile Fatou N’Diaye (Nha fala, 2003), e l’ironicamente macho Jacky Ido (il guerriero di Masai bianca, 2005). Li accarezza con una cinepresa complice, che rifugge volutamente scorciatoie meccaniche da sitcom, o iperrealistici slalom in steadycam, optando piuttosto per vertiginose angolazioni dal basso, e li bagna di una luce che soprattutto negli esterni stempera i contrasti cromatici a favore di una tavolozza fané dai toni caldi.

L’unica nota poco felice viene a mio avviso dal personaggio del figlio Victor, pusher in erba manesco e sboccato ma dal cuore d’oro, incorniciato permanentemente da una compilation hip hop. Il rap che accompagna i titoli di coda segna un’impennata di didascalismo, tenuto accuratamente a freno per i primi 89 minuti.

Leonardo De Franceschi | 3. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsAide toi, le ciel t’aidera
Regia: François Dupeyron; sceneggiatura: François Dupeyron; fotografia: Yves Angelo; suono: Jérôme Thiault; montaggio: Dominique Faysse; scenografia: Patrick Durand; costumi: Catherine Bouchard; interpreti: Félicité Wouassi, Claude Rich, Elisabeth Oppong, Ralph Amoussou, Charles-Etienne N’Diaye, Jean-Jacques Ido, Mata Gabin, Mamadou Dioume, Fatou N’Diaye; origine: Francia, 2008; formato: 35 mm, Dolby SRD, 1:1.85; durata: 92’; produzione: Michèle e Laurent Pétin per ARP Selection, con la partecipazione di Canal+, Cinécinéma, e il supporto del Centre National de la Cinématographie\

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