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Giù al nord

di Dany Boon

Vacca puzza, mica male gli ch’tis!

C’era una volta un monello, un piccolo rosso malpelo, nato nel nord della Francia, figlio di un ex-pugile algerino di origini cabile, e di una casalinga. Adora la serie televisiva western Daniel Boone, e comincia ben presto a frequentare una scuola di arti grafiche in Belgio. A 17 anni, l’astruso accento ch’timi della regione gli torna utile, ispirandogli la prima commedia. Dopo alcuni anni di gavetta nei teatri di provincia, sbarca 23enne a Parigi e comincia a darsi da fare, recitando in piccoli cabaret, mentre si guadagna da vivere come disegnatore. Nel 1993 arrivano i primi festival e riconoscimenti per un giovane comico che si fa chiamare ormai Dany Boon. L’anno seguente arriva il primo ruolo in un film, africano per giunta, Le grand blanc de Lambaréné (Bassek Ba Kobhio, 1995), biopic di Albert Schweitzer.


Fornito da Filmtrailer.com

A teatro nel 2003 miete successi con la sua pièce La vie de chantier, messa in scena da quella che diventerà sua moglie. Dopo diversi ruoli da comprimario di lusso – in Joyeux Noël (Christian Carion, 2005), Una top model nel mio letto (Francis Veber, 2005) e soprattutto Il mio migliore amico (Patrice Leconte, 2005), dove ruba la scena a Daniel Auteil – fa il grande passo, esordendo dietro la macchina da presa con l’inedito La maison du bonheur, tratto dalla sua commedia del 2003. Ancora non sa che il suo secondo film, Giù al nord (in originale Bienvenue chez les Ch’tis), che esce a febbraio di quest’anno nelle sale, è destinato a battere tutti i record d’incassi, finendo per esser visto da un francese su tre. Il tutto, grazie anche allo straordinario talento di Kaddour (Kad) Merad, un altro figlio, ma stavolta di prima generazione, dell’Algeria, che, ex-batterista, ex-dj radiofonico ed ex-divo del piccolo schermo in duo con Olivier Baroux, si era fatto notare nel blockbuster transalpino Les choristes (Christophe Barratier, 2004) e aveva vinto un César con l’inedito Je vais bien, ne t’en fais pas (Philippe Lioret, 2006). Una bella favola, n’est-ce pas?

Giù al nord nasce dal desiderio di Boon di rendere giustizia alla regione dov’è nato e cresciuto, il Nord-Pas-de-Calais, che per l’immaginario del francese medio significa clima polare, minatori con la faccia nerofumo, formaggi maleodoranti e soprattutto un accento dai suoni improponibili, comprensibile solo, appunto, agli autoctoni ch’tis. Chi poteva calarsi meglio nei panni di Philippe Abrams, direttore delle poste, di stanza in una cittadina dell’entroterra provenzale, punito con un trasferimento nella remota Bergues per essersi fatto passare da disabile, pur di essere destinato a un paese sulla Costa Azzurra, così da compiacere la moglie depressa Julie (Zoe Felix)? Chi, se non Merad, algerino di nascita e marsigliese d’adozione, che, come confessa nelle interviste, non si era mai spinto più a nord di Lille? Stressata dall’ennesimo fallimento del marito, Julie lascia partire da solo il povero Philippe, bardato come Totò e Peppino a Milano, e compianto dalla Stradale che lo ferma per eccesso di lentezza. L’arrivo a Bergues, di notte e sotto una pioggia torrenziale, è traumatico per Philippe: costretto ad alloggiare a casa del bizzarro postino quarantenne Antoine (Boon), che vive ancora con la bizzosa e iperprotettiva madre (Line Renaud), deve familiarizzare in fretta con l’incomprensibile argot locale e, più banalmente, abituarsi all’idea di stare in quell’inferno per almeno due anni.

Già l’indomani, nonostante la colazione a base di caffè alla cicoria e formaggio puzzone, promette meglio. In ufficio, l’accoglienza della graziosa ex di Antoine, Annabelle (Anne Marivin), e degli altri impiegati è calorosa e ognuno si fa in quattro per riarredargli casa e fare in modo che le due settimane che lo separano dal primo rientro in famiglia passino in fretta. Peccato che, alla prima telefonata da Julie, Philippe si renda conto di non aver altra scelta che assecondarla nelle sue aspettative, descrivendole il soggiorno con toni drammatici, in linea con la cattiva fama della regione. Il gioco funziona: la distanza e la veste dell’agnello sacrificale rialzano sensibilmente le azioni di Philippe presso l’apprensiva moglie. Quando però il senso di colpa la spinge imprevedibilmente a decidere di raggiungere Philippe, i suoi dipendenti-amici si vedono obbligati, per solidarietà verso il capo, a improvvisarsi come un chiassoso e invadente comitato d’accoglienza, dimostrandosi all’altezza delle terrificanti descrizioni che Julie ha ricevuto. Non funzionerà comunque, ma siamo in una commedia, e alla fine, Antoine avrà buon gioco nel dimostrare, come recita il proverbio locale, che quando uno straniero arriva qui piange due volte. Quando arriva e quando riparte.

Costruito con una scansione di tempi narrativi e scenici di sapiente efficacia, Giù al nord è una macchina da guerra comica implacabile. Come richiama la tagline, si ride davvero fino alle lacrime, anche se, per una volta, non si usano le armi, sempre più spuntate, della parodia o del politicamente scorretto e, dato ancora più sorprendente, non ci si sente per questo un po’ più imbecilli, quando si riaccendono le luci in sala. Il fatto è che Boon, pur giocando in casa, dimostra non solo di saper dominare con sicurezza il livello del comico visivo e di parola, grazie a una performance davvero prodigiosa di Merad – insuperabile in scene a due come la visita dell’ispettore, e la consegna della posta, quanto in scene corali come la cena a Lille, in cui mette alla prova per la prima volta il suo ch’timi col cameriere –, ma dà prova di un’apprezzabile maturità complessiva nel tratteggio dei caratteri, anche minori – ottenuti grazie a un casting perfetto –, e nella direzione degli attori. Chissà che il successo oceanico in Francia di Giù al nord non ricordi ai De Laurentiis nostrani che per riempire le sale e rialzare la quota di mercato interna non c’è bisogno di mettere il cervello all’ammasso e partire per Miami o in crociera sul Nilo. Ma per favore no, il remake italiano no.

Basta e avanza il lavoro di italianizzazione che Francesco Vairano e il suo staff hanno compiuto rispetto alla versione originale francese. Davvero un piccolo, inatteso (eh sì, anche qui una storia di preconcetti superati…) miracolo italiano di trasposizione, da un dialetto locale come lo ch’timi a un idioletto completamente inventato, che ne riprende alcune caratteristiche fonetiche, dalla conversione sistematica delle “s” in “sch” (e da “sc” a “sk”) agli intercalari (milout diventa titino o pisciottino), fino a generare un fiorire virtuosistico di neologismi, da scrotaiolo a membrata, da patatiniera a marrona.

Altro che film leghista. Giù al nord (titolo scelto forse scelto per assimilazione fisica fra Merad e il nostro Antonio Albanese) è un film che nuoce gravemente alla salute del vidiota italiano, sollecitato nei suoi istinti più bassi dai nostri ministri della paura. Forse per questo, il camerata Maurizio Cabona ha sentenziato che, cito, «per evitare le stroncature che in Francia subissarono Il favoloso mondo di Amélie Poulain per esiguità di immigrati tra i personaggi, Dany Boon ha scelto un interprete arabo, gli ha dato un personaggio dal cognome ebraico e l’ha fatto comportare come i personaggi iperfrancesi di Louis De Funès». Non è la rubrica cinema de «La difesa della razza». Non ne hanno ancora riaperto le pubblicazioni – questione di tempo –: sono le colonne di «Ciak».

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsGiù al nord (Bienvenue chez les Ch’tis)
Regia: Dany Boon; soggetto: Dany Boon; sceneggiatura e dialoghi: Dany Boon, Alexandre Charlot, Franck Magnier;fotografia: Pierre Aïm; montaggio: Luc Barnier, Julie Delord; suono: Lucien Balibar, Franck Desmoulins, Roman Dymny, François Groult; scenografia: Alain Veissier; costumi: Florence Sadaune; interpreti: Kad Merad, Dany Boon, Zoe Felix, Anne Marivin, Philippe Duquesne, Guy Lecluyse, Patrick Bosso, Zinedine Soualem, Jerome Commandeur, Line Renaud, Michel Galabru, Stephane Freiss; origine: Francia, 2008; formato: 35 mm, 1:2.35; produzione: Claude Berri e Jérôme Seydoux per Hirsch, Pathé, TF1 Films Productions, Les Productions du Ch’timi, CRRAV Nord-Pas de Calais; distribuzione: Medusa Film; sito ufficiale: chtinn.com

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