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Festival di Roma: Parlez-moi de la pluie

di Agnès Jaoui

Tre destini in balia della pioggia

Tra le proiezioni speciali della terza edizione del Festival di Roma da poco concluso, è passato, ingiustamente senza molto clamore, fuori concorso, anche Parlez-moi de la pluie della francese Agnès Jaoui, attrice, sceneggiatrice e regista arrivata alla sua terza opera dietro la macchina da presa, anche questa come le prime due – Il gusto degli altri (2000), Così fan tutti (2004) – sceneggiata e interpretata insieme al marito Jean-Pierre Bacri.


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Peccato che il film non abbia avuto tutta l’attenzione che meritava, dal momento che si presenta come una conferma del talento della Jaoui, capace di firmare una commedia corale dal gusto agrodolce, in cui tutti i personaggi – ed in particolare i tre protagonisti – ci fanno riflettere sulle quotidiane e molto attuali umiliazioni della vita, sui dolori e le cicatrici che lasciano col tempo, ma anche sulle aspirazioni e sulla voglia di ricominciare. Una commedia che sa mescolare sapientemente leggerezza e profondità, con una sceneggiatura e un intreccio dei caratteri precisi e dal tempismo perfetto, ma insieme sconvolti dal caso (o dal destino), come la pioggia che interviene alla maniera di un deus ex machina a scuotere i personaggi.

Siamo nel Sud della Francia, dove Agathe Villanova (Agnès Jaoui), una femminista e scrittrice di successo, è appena giunta per partecipare a una riunione politica e per presentarsi pubblicamente con un comizio, dal momento che è stata scelta – per via delle quote riservate alle donne – come candidata della regione. Il ritorno nella sua città natale è anche l’occasione per un confronto con la sorella Florence, con cui dovrà fare i conti con l’eredità affettiva della madre, scomparsa appena un anno prima. Nella vecchia casa di famiglia, dove ancora vive Florence, abita anche Mimouna, la domestica di famiglia algerina. Suo figlio Karim (Jamel Debbouze), che per mantenersi lavora come receptionist in un hotel, approfitta della presenza di Agathe, che pure non ama, per proporre alla donna di accettare di partecipare a un documentario su di lei, per una serie tv dedicata alle donne di successo, diretto dal suo amico Michel (Jean-Pierre Bacri), che in realtà è un free-lance piuttosto sfigato, in crisi per via della separazione e della lontananza dal figlio.

Senza scendere troppo in dettaglio nell’intreccio, è chiaro che, alla resa dei conti, nessuno dei personaggi corrisponde all’immagine che vuole dare di sé e, nel corso della settimana, dovrà confrontarsi con i propri fantasmi e le proprie debolezze. Agathe con la propria immagine pubblica di donna forte, sempre in guardia contro ogni tipo di sessismo ma pericolosamente indifferente nei confronti della sorella e del proprio compagno. Karim con il razzismo e le umiliazioni subite nella sua infanzia, costretto ad accettare un lavoro umile che non ama ed a vedere la madre continuare con rassegnazione una vita sacrificata. Michel, che ha una storia d’amore clandestina con Florence, con la mancanza d’affetto da parte del figlio, affidato alla madre, ma soprattutto con una carriera televisiva che non esiste e che finge di avere. Sarà il documentario da girare e soprattutto la pioggia che li sorprende in montagna a costringerli a poco poco a venire allo scoperto, a rivelarsi agli altri e dunque anche a se stessi. Per accettare alla fine le proprie debolezze e forse per poter finalmente pensare di ricominciare.

Il film conquista a poco a poco proprio grazie alla sottigliezza ed alla complessità dei personaggi, cui ci si affeziona come a dei vecchi amici ritrovati, e grazie all’intensità ed alla giustezza dell’interpretazione. Assolutamente perfetta la coppia Bacri-Debbouze: una sintonia epidermica e di carattere che sa prendere toni comici durante le scene delle riprese del documentario ma anche di grande impatto drammatico, come nella scena memorabile all’interno di una chiesa, quando Karim scopre per caso che Michel lavora di nascosto come fotografo di matrimoni e non ha il coraggio di ammettere la sua disastrata situazione professionale. La presenza di Jamel Debbouze è del resto valorizzata proprio dall’inserimento, in maniera molto delicata e intima, del tema del razzismo subito dai francesi di origine maghrebina e di una diversità sofferta anche quando l’intolleranza è mascherata da paternalismo. Una cicatrice anche questa, che lo spettatore finisce per percepire al meglio forse proprio perché non urlata ma sussurrata, come il delicato rapporto fra Karim e sua madre Mimouna, interpretata tra l’altro da un’attrice non professionista, una vera algerina di prima generazione immigrata in Francia negli anni sessanta.

Al primo ruolo drammatico da protagonista, dopo un grande successo comico e la rivelazione nel film Indigènes di Rachid Bouchareb, il franco-marocchino Jamel Debbouze conferma a pieno il suo talento, che speriamo gli apra una nuova strada nel cinema francese e internazionale.

Maria Coletti

Cast & CreditsParlez-moi de la pluie
Regia: Agnès Jaoui; sceneggiatura: Agnès Jaoui, Jean-Pierre Bacri; fotografia: David Quesemand; montaggio: François Gédigier; suono: Jean-Pierre Duret; scenografia: Christian Marti; costumi: Eve-Marie Arnault; interpreti: Agnès Jaoui, Jean-Pierre Bacri, Jamel Debbouze, Pascale Arbillot, Mimouna Hadji, Florence Loiret-Caille; origine: Francia, 2008; formato: 35 mm; produzione: Les Films A4; distribuzione: StudioCanal; sito ufficiale: www.parlezmoidelapluie-lefilm.com

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