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Death Race

di Paul W.S. Anderson

Death InterRace 2008

Dal 28 novembre, esce anche in Italia Death Race (id., 2008), cupo e adrenalinico action movie, scritto, prodotto e diretto dall’inglese Paul W. S. Anderson, noto ai più soprattutto per Mortal Kombat (id., 1995), e per aver legato il suo nome alla serie di film ispirati al videogame Resident Evil, di cui ha girato il primo e sceneggiato gli altri due. Remake di Anno 2000 la corsa della morte (Death Race 2000), dimenticato e resistibile apologo grottesco diretto da Paul Bartel e prodotto a basso costo dalla factory di Roger Corman, in parallelo al gemello targato MGM Rollerball (id., 1975, Norman Jewison), il film di Anderson ha, tra i pochi meriti, quello di aver ispessito l’esile linea narrativa in chiave blaxploitation del film di Jewison (centrata sulla presenza di Moses Gunn, indimenticato cattivo della serie Shaft), caricandola sulle spalle possenti di Tyrese Darnell Gibson, a suo agio nella sci-fi d’azione (lo abbiamo visto di recente in Transformers nel ruolo del sergente Epps), ma anche attore feticcio di John Singleton (Baby Boy, 2001; 2fast 2furious, 2003; Four Brothers, 2005).


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Aggiornato il calendario, a 33 anni dall’originale cormaniano, il 2000 diventa 2012. La società concentrazionaria prefigurata da Anderson fa non meno paura del teatrino camp e neonazi immaginato da Bartel. Si profila un futuro in cui l’economia è collassata e, per distrarre i cittadini-spettatori dai problemi reali, mentre le fabbriche chiudono una dopo l’altra senza preavviso, network privati organizzano in sinergia con gli istituti di pena reality show basati sulla morte in diretta e interpretati dagli stessi detenuti. Death Race, realizzato nel carcere di Terminal Island, è il più visto, ma il ferimento grave della star senza volto Frankenstein, messa a malpartito dal rivale storico Machin Gun (Gibson) ha fatto calare gli indici d’ascolto. Licenziato dalla fabbrica, il rude ex-pilota Jansen Ames (Jason Statham) subisce una misteriosa aggressione in casa, risvegliatosi dalla quale si ritrova con la moglie riversa a fianco, un coltello insanguinato, e una condanna per uxoricidio.

Sei mesi dopo lo trasferiscono guarda caso a Terminal Island, dove uno dei piloti di Death Race, Pachenko (Max Ryan) ne saggia subito le capacità di resistenza a suon di mazzate. Incattivito dalla condizione, Ames si dimostra subito all’altezza del comitato d’accoglienza, meritandosi le attenzioni della temuta Mrs. Hennessey (Joan Allen), direttrice del carcere: senza troppe parafrasi, gli viene proposto di indossare la maschera di Frankenstein, rimpiazzando il pilota morto nell’incidente con Machin Gun, e di competere nell’imminente nuova gara di Death Race: visto che Frankestein aveva già vinto quattro volte, basta che tagli un’ultima volta il traguardo per conquistarsi la libertà. Sulla sua strada, altri otto piloti, pluriomicidi con a carico una mezza dozzina in media di ergastoli, ché Machin Gun, l’unico con un navigatore uomo – gli altri tutti si accompagnano a detenute da calendario –, nonostante l’abitudine graziosa di farsi un sfregio per ogni concorrente ucciso in gara, sembra in confronto un principino.

Pur fiutando puzza di bruciato, Ames accetta di resuscitare Frankestein e la sua equipe, capeggiata dal liberto Coach (un esperto meccanico che, come il Totò rosselliniano di Dov’è la libertà, ha preferito il carcere alla vita civile), si mette subito a sua disposizione, attrezzandogli un veicolo munito di ogni sorta di accessori e armi, convenzionali e non. Al termine di due manches massacranti, dopo aver scoperto l’assassino e vendicato l’omicidio della moglie, sempre più convinto che dietro l’aggressione ci sia la mano dell’algida direttrice, in vista della terza e decisiva gara, Ames si gioca l’ultima carta possibile, dando fiducia al rivale storico di Frankestein, il nero Joe Mason, alias Machin Gun. Riuscirà il nostro alter-eroe nero a fumarsi i suoi sospirati cohibas a Miami, lasciandosi alle spalle l’orrido inferno di Terminal Island?

Girato in larga parte all’interno di un’immaginata isola-carcere, ricostruita a Montreal, Death Race parte subito con l’acceleratore a tavoletta, pompando l’attenzione dello spettatore grazie a robuste iniezioni di rock metallico e scansioni di montaggio iperveloci. Se la sequenza della chiusura della fabbrica, con gli operai massacrati senza pietà dalla celere, mentre stanno per ritirare l’ultima paga, ancora il racconto a una dimensione assai poco fantascientifica, l’apparato del carcere/studio televisivo immaginato dallo scenografo Paul D. Austenberry mette in forma i peggiori incubi di Michel Foucault, amplificati dalla presenza di una regista televisiva che, come il langhiano Mabuse jr. del film del 1960 (Il diabolico dottor Mabuse), tutto vede e tutto opera perché l’audience non abbia cali di tensione, propinandogli la giusta dose di adrenalina, polvere da sparo e omicidi live. Adottando la stessa strategia comunicativa multicultural oriented della serie Fast and Furious, Anderson apre il casting ammiccando al pubblico black, ma anche ispanico e sino-americano, così da garantire un messaggio inattaccabile in termini di political correctness, ma il fatto che il film si indirizzi a un audience da action movie dà all’operazione una valenza tutt’altro che scontata né vincente in partenza. Lascia invece perplessi, in chiave gender, il fumus di omofilia che la sceneggiatura costruisce sul personaggio di Machin Gun, rievocato indirettamente dall’epilogo: asimmetria, recupero etero del protagonista, o ménage à trois?

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsDeath Race (id.)
Regia: Paul W.S. Anderson; soggetto: Paul W.S. Anderson, dalla sceneggiatura del film Anno 2000 la corsa della morte (Death Race 2000), scritta da Ib Melchior, Robert Thom e Charles B. Griffith; sceneggiatura: Paul W.S. Anderson; fotografia: Scott Kevan; montaggio: Niven Howie; suono: Stephen Barden; musiche: Paul Haslinger; scenografia: Paul D. Austerberry; costumi: Gregory Mah; interpreti: Jason Statham, Joan Allen, Ian McShane, Tyrese Gibson, Natalie Martinez, Max Ryan, Jacob Vargas, Jason Clarke, Frederick Koehler; origine: USA, 2008; formato: 35 mm, 1:2.35; produzione: Paul W.S. Anderson, Jeremy Bolt, Roger Corman per Cruise/Wagner Productions, H2S2 Filmproduktionsgesellschaft, Impact Pictures, in collaborazione con Relativity Media; distribuzione: Universal Pictures Italia; sito ufficiale: deathracemovie.net; sito italiano: deathrace-ilfilm.it

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