
Never Back Down - Mai arrendersi
di Jeff Wadlow
Un Fight Club per Karate Kids

Jake Tyler è uno studente americano come tanti: belloccio, fisico intrigante e giocatore di football. Durante un incontro viene duramente provocato da un avversario che lo insulta riguardo la morte di suo padre e lo spinge ad una lite furibonda. L’accaduto costringe Jake a cambiare scuola, inseguito dalla sua fama di picchiatore, grazie al video della rissa che ormai gira su internet. Nella nuova classe conosce Baja, una bella e maliziosa biondina che lo invita ad una festa. Qui si imbatte col ricco e strafottente Ryan McCarthy, fidanzato di Baja, che lo stuzzica e riesce a sfidarlo ad un combattimento, fino a lasciarlo al tappeto sanguinante e con il morale a pezzi. Ma Jake non intende sottostare alla violenza e si iscrive alla palestra di Jean Roqua, spinto dal nuovo amico, il cicciottello Max, che lo instrada verso la MMA, Mixed Martial Arts, una pratica di lotta senza l’uso di armi dove possono accedere atleti di qualunque disciplina di combattimento. Dunque abbiamo tutti gli ingredienti necessari per il classico film da college americano: il bello, la bella, il cattivo, l’indifeso e l’istruttore severo, che spinti da una robusta colonna sonora ci traghettano verso lo scontro finale tra i due nemici… c’è bisogno di dire come andrà a finire?
Fornito da Filmtrailer.com
Tra gli spunti interessanti spicca senz’altro la figura di Jean Roqua, l’allenatore di colore interpretato dal poliedrico Djimon Gaston Hounsou, già apprezzato nel 1997 come lo schiavo Cinque in Amistad (id., Steven Spielberg: nomination al Golden Globe come miglior attore drammatico), nel 2000 nei panni del gladiatore Juba ne Il Gladiatore (The Gladiator, Ridley Scott), e nel 2002 come Mateo, coprotagonista di In America (id., Jim Sheridan: nomination all’oscar come miglior attore non protagonista). L’attore beninese ha interpretato molti ruoli nella sua carriera, cominciata con i videoclip e proseguita con pellicole sempre più impegnative e rappresentative. Oltre ai film citati lo abbiamo visto in Le quattro piume (The Four Feathers, Shekhar Kapur, 2002), Tomb Raider: La culla della vita (Lara Croft Tomb Raider: The Cradle of Life, Jan de Bont, 2003), Constantine (id., Francis Lawrence, 2005) e Blood Diamond- Diamanti di sangue (Blood Diamond, Edward Zwick), con il quale nel 2006 ha sfiorato nuovamente l’Oscar.
Roqua è una figura introversa, che per vecchi problemi legati proprio ai combattimenti non ha più contatti con il padre. Dorme dietro un paravento sul luogo di lavoro e vuole gestire la crescita dei suoi allievi non solo sul piano fisico, ma anche e soprattutto sul piano interiore, imponendo le sue regole: non sono ammessi scontri e regolamenti di conti al di fuori della palestra. Jake, ancora turbato dalla scomparsa del padre, ricerca la figura paterna proprio in questo rude insegnante, che ha ora il compito di insegnarli le lezioni più importanti della vita. Ma è chiaro che alla fine non potrà dargli completamente ascolto: negli Stati Uniti si balla e si gioca a basket in bellissime scuole, ma dietro un’apparente normalità, gli studenti poi si imbattono in situazioni sempre più violente che sfociano in violenza. Dopo la mezzanotte nella discoteca il dj urla «It’s Time for the Beatdown» («è l’ora della vittoria veloce»), ed inizia un campionato di lotta clandestino che alla fine dovrà eleggere un solo vincitore.
Un racconto per adolescenti, forse ispirato alla serie di “Karate Kid”, con una cura molto più accurata per le plastiche coreografie e le coinvolgenti riprese degli incontri, continuamente ripresi da telecamere e telefonini, che li rendono crudi spettacoli per gli ammiratori: un messaggio, forse un allarme ed una dura critica sull’uso sconsiderato ed ormai incontrollabile di strumenti come Internet.
Giorgio Sgarbi


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