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Torino Film Festival: Hunger

di Steve McQueen

I ragazzi di Belfast

Bobby Sands era un ragazzo di Belfast («Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una sovrana, indipendente, repubblica socialista») ma sarà ricordato come il simbolo dell’estenuante lotta dell’IRA contro il governo inglese, volto immortale delle rivendicazioni irlandesi, esempio estremo di coerenza politica e di irripetibile coraggio. Un giovane uomo pronto al sacrificio pur di rispettare i propri ideali e non rinunciare mai alla dignità. E la dignità era probabilmente la parola chiave, il vero oggetto di scontro nel terribile carcere di Long Kesh, in cui Sands venne imprigionato, umiliato, torturato. E in cui morì dopo sessantasei giorni di sciopero della fame: un atto che non smetterà mai di generare accese discussioni, ma che merita assoluto rispetto. Una scelta tragica e irreversibile, ma indubbiamente un atto d’amore nei confronti della sua terra, degli ideali e, appunto, della propria irrinunciabile dignità. Bobby Sands, ragazzo irlandese e simbolo politico, proletario e poeta, leader rivoluzionario e martire, resterà per molti un eroe, per altri un testardo terrorista, uno straccione da piegare a manganellate e pugni in faccia.


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Steve McQueen, coloured londinese (nella foto con il protagonista Michael Fassbender), sceglie di confrontarsi, per il suo esordio al lungometraggio, con un tema davvero ostico e, senza dubbio, assai delicato per la perfida Albione; videoartista di fama internazionale (dopo aver frequentato la Chelsea School of Art, il Goldsmith’s College e la Tisch School of the Arts di New York, ha esposto i suoi lavori nei musei più importanti del mondo come il Guggenheim, la Tate e il Centre Pompidou), McQueen non ha anteposto il proprio talento visivo al contenuto, ma si è messo a servizio del racconto, del forte messaggio politico. Una posizione onesta, assai matura e pienamente condivisibile. McQueen, anche sceneggiatore con Enda Walsh, struttura Hunger (2008) in tre corposi blocchi narrativi: la vita carceraria, il confronto con il prete, il lungo sciopero della fame. Una scelta che mette in primo piano, enfatizzando la portata drammatica, le ragioni di Bobby Sands, indagando le motivazioni umane e politiche del suo gesto.

Se la messa in scena della disumana vita carceraria riserva più di un pugno nello stomaco (le celle microscopiche, colme di escrementi, cibo avariato e vermi, le violente punizioni corporali, l’interminabile braccio di ferro tra i carcerati e le autorità con tutte le intuibili conseguenze e via discorrendo), a rimanere impresse a fuoco nella memoria sono il confronto dialettico tra Bobby Sands (il bravissimo Fassbender, giovane attore pronto per fare il grande salto: lo vedremo presto in Inglourious Bastards di Quentin Tarantino) e Padre Moran (solido caratterista irlandese che al 26. Torino Film Festival era presente anche con l’interessante The Escapist di Rupert Wyatt) e la macrosequenza dello sciopero della fame. Alla fiumana di parole del lungo dialogo Sands/Moran (in Campo Medio, con i due seduti intorno a un tavolino, vicini ma spesso inevitabilmente distanti) si contrappone lo straziante silenzio che accompagna il disfacimento fisico di Bobby, sempre più debole e magro.

Sessantasei giorni di sciopero per riuscire a scalfire le certezze del governo inglese e di Margaret Thatcher, sempiterno idolo dei conservatori; nove morti per smuovere l’opinione pubblica; sedici guardie uccise dai sicari dell’IRA. Hunger riesce a raccontare il lato umano e il lato politico di questo sanguinoso periodo storico, optando per una messa in scena spesso trattenuta: si veda il personaggio del poliziotto-picchiatore Ray Lohan (Stuart Graham), le sue nocche spesso insanguinate, il lavandino, le pause nel cortile tra fiocchi di neve e sigarette. Steve McQueen, dopo aver conquistato i musei di mezzo mondo, si è imposto in grande stile anche sul grande schermo, portandosi a casa con Hunger la Caméra d’Or e il Discovery Award di Toronto. Difficile imbattersi in esordi così significativi.

Enrico Azzano | 26. Torino Film Festival

Cast & CreditsHunger
Regia: Steve McQueen; sceneggiatura: Steve McQueen, Enda Walsh; fotografia: Sean Bobbitt; montaggio: Joe Walker; suono: Paul Davies; musiche: Leo Abrahams, David Holmes; scenografia: Tom McCullagh; costumi: Anushia Nieradzik; interpreti: Michael Fassbender, Stuart Graham, Liam Cunningham, Helena Bereen, Larry Cowan, Dennis McCambridge, Liam McMahon, Laine Megaw; origine: Irlanda/Gran Bretagna, 2008; formato: 35 mm, 1:2.35; produzione: Blast! Films, Broadcasting Commission of Ireland, Channel Four Films, Film4, Northern Ireland Screen, Wales Creative IP Fund; sito ufficiale: hungerthemovie.co.uk

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