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L'ospite inatteso

di Thomas McCarthy

L'integrazione possibile, in un cambio di ritmo

Dal 5 dicembre, grazie alla neonata Bolero Film di Mario Fiorito, esce anche in Italia L’ospite inatteso (The Visitor, 2007), toccante operetta morale firmata dall’attore/regista Thomas McCarthy, qui all’opera seconda, dopo Station Agent (The Station Agent, 2003), letteralmente ricoperto di premi, dal Sundance a San Sebastian, dai Bafta agli Indipendent Spirits Awards. Apprezzato non meno del precedente dalla stampa americana, ma anche a Deauville (dove ha vinto il Gran Premio Speciale) e a Mosca (premio per il miglior attore, a Richard Jenkins), e uscito in diversi mercati europei e internazionali, il film ha incassato finora più di 12 milioni di dollari, superando di gran lunga l’opera prima. Merito di una struttura narrativa asciutta, di una scrittura filmica efficace e di una direzione d’attori di ammirevole misura, ma indubbiamente anche di un tema di scottante attualità come la condizione degli immigrati clandestini negli States.

In un anonimo ateneo del Connecticut, il sessantenne professore d’economia Walter Vale (Jenkins) viene costretto dalle circostanze a sostituire una collega nella presentazione a New York di un saggio firmato a quattro mani. Rientrato controvoglia nel suo appartamento di NYC, dove non mette piede da due mesi, lo trova occupato da una coppia di giovani clandestini, siriano lui e senegalese lei. Se ne andrebbero senza far storie, ma Walter li invita a restare per la notte. La presenza in casa dei due risveglia lo stanco accademico, spingendolo a rinunciare agli annosi e vani studi di pianoforte – strumento suonato dalla madre e dalla moglie scomparsa –, e a prendere, appunto, lezioni di djembe da Khalil (Haaz Sleiman), venuto a New York dal Michigan per esibirsi in locali jazz, mentre Zainab (Danai Gurira) si guadagna da vivere vendendo gioielli di sua creazione.

Pochi giorni dopo l’arrivo di Walter, per un banale incidente in metropolitana, Khalil viene arrestato e finisce in un centro di permanenza amministrato dal temibile ICE (Immigration and Customs Enforcement), in attesa di essere rimpatriato in Siria. Spaventata dalla situazione, Zainab si rifugia da un cugino, mentre Walter, pur atteso dai suoi impegni accademici, si vede costretto a prendere in mano la situazione, rivolgendosi a un avvocato specializzato in materia di immigrazione. L’arrivo di Mouna, la madre palestinese di Khalil - interpretata dalla grande Hiam Abbass di Satin rouge, Free Zone e Il giardino dei limoni -, spinge Walter ad abbassare le ultime difese, votandosi anima e corpo a risolvere il caso del ragazzo, in balia di una macchina burocratica che ignora il vissuto e le storie degli individui, trattando i clandestini, a maggior ragione quelli di origine araba, come presenze indesiderabili, da liquidare prima possibile.

La sindrome post-11 settembre è richiamata da piccoli e discreti tocchi – dalla gita sulla baia con vista sullo skyline ormai privo delle torri gemelle (che Zeinab non ha mai visto, a differenza di Khalil, negli States da più tempo), alla panoramica finale che scivola sulla bandiera a stelle e strisce – ma a McCarthy interessa più in generale la condizione di precarietà delle migliaia di richiedenti asilo che, pur di rimanere nella patria delle libertà, una volta che viene loro negato lo status, gettano il foglio di via e si trovano a dover vivere nella precarietà più assoluta, con l’incubo di essere rispediti in paesi che magari non vedono da anni, e nei quali, come è successo al padre di Khalil, si può finire in prigione e morire per aver difeso la propria libertà d’opinione.

Uno dei canali in cui questo piccolo film riesce a comunicare con più calore il proprio messaggio di umanità e invito alla conoscenza reciproca è la musica. Più che la musica classica, che Walter ostinatamente si impegna a padroneggiare, seguendo da anni inutili lezioni di piano con sempre nuove insegnanti, sarà il funky fiammeggiante di Fela Kuti a scuotere l’astenico professore, costringendolo a prendere atto della propria condizione di inerzia morale e intellettuale, e risvegliandolo al mestiere di uomo e cittadino. L’ospite inatteso ci ricorda che per imparare le regole più basiche di convivenza, basta magari rinunciare al familiare 4/4 e lasciarsi andare a un più dinamico, e imprevedibile ritmo ternario, fidandoci delle nostre mani.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsL’ospite inatteso - The Visitor (The Visitor)
Regia: Thomas McCarthy; sceneggiatura: Thomas McCarthy; fotografia: Oliver Bokelberg; montaggio: Tom McArdle; suono: Paul Hsu; musiche: Jan A.P. Kaczmarek; scenografia: John Paino; costumi: Melissa Toth; interpreti: Richard Jenkins, Haaz Sleiman, Danai Jekesai Gurira, Hiam Abbass, Marian Seldes, Maggie Moore, Michael Cumpsty, Bill McHenry; origine: USA, 2007; formato: 35 mm, 1:1.85; produzione: Michael London e Mary Jane Skalski per Next Wednesday Productions; distribuzione: Bolero Film; sito ufficiale: thevisitorfilm.com

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