
Traitor
di Jeffrey Nachmanoff
La verità è complicata

Sudan 1978: un ragazzo gioca a scacchi con il padre che poco dopo verrà ucciso da un’auto-bomba in un attentato del quale il giovane figlio è testimone. Un flash-back di pochi minuti introduce la figura di Samir Horn, agente delle Forze Speciali dell’esercito degli Stati Uniti, interpretato da Don Cheadle, già protagonista di Hotel Rwanda (id. 2004) e Talk to Me (id., 2007). Horn è il protagonista del thriller politico – internazionale Traitor (2008) scritto e diretto da Jeffrey Nachmanoff, sceneggiatore di The Day After Tomorrow (id., 2004): il film è uscito negli Stati Uniti ad agosto 2008 e ha ottenuto diverse candidature ai Black Reel Awards.
Samir Horn ha doppia cittadinanza, sudanese e statunitense, parla arabo e inglese ed è un musulmano devoto. Horn si trova coinvolto in un’azione antiterroristica nello Yemen e viene arrestato, accusato di essere un terrorista e rinchiuso in una prigione nel deserto dello Yemen, dove conosce Omar con il quale stringe amicizia. Una fuga organizzata da Omar permette ad Horn di fuggire ed entrare in contatto con un gruppo di terroristi che sta organizzando un attentato negli Stati Uniti: 50 kamikaze su 50 diversi pullman durante il Giorno del Ringraziamento. Il processo per organizzare il molteplice attacco è lungo e nel frattempo la cellula agisce in Europa tra la Francia, Londra e Madrid.
Traitor si muove su due piani paralleli: quello sotterraneo, nascosto, veloce e furtivo dell’organizzazione terroristica e quello macchinoso, enorme e complicato dell’intelligence americana, dell’FBI e delle Forze Speciali. Attraverso Horn e il suo conflitto interiore, il suo vivere contemporaneamente due mondi in lotta e contrapposizione, Nachmanoff tenta una ricostruzione complessa di una realtà come quella del terrorismo e delle politiche per smascherare le organizzazioni terroristiche. La figura dell’eroe traditore di Horn è il centro di un puzzle dove i pezzi spesso si confondono, non sono chiari, dove nulla è esattamente quello che sembra. Se nella prima metà del film, fino a quando di Horn non si riesce a scoprire molto, il motivo d’interesse si trova proprio nel meccanismo di crisi delle certezze, di difficile definizione dell’ambiguità di storie e di personaggi, una volta svelate le carte il thriller rientra nei canoni del genere, ritorna ai topoi narrativi classici, a schemi già visti e a personaggi incastrati in ruoli.
Se Cheadle riesce e lavorare comunque sul personaggio di Horn interpretando in modo convincente il conflitto interiore che deve combattere la sua coscienza, il resto del cast rimane rigido nei ruoli pre-definiti. D’altra parte il vero elemento d’interesse di Traitor è proprio la figura dell’eroe incarnata da Horn. Samir è costretto a vivere in solitudine i suoi tormenti, a nascondersi dietro la maschera per salvare vite umane, deve rinunciare ad affetti e legami: come ogni eroe vive una doppia vita, ha due volti e molti conflitti che lo assillano. Horn è probabilmente il primo eroe nero e musulmano di un film di stampo hollywoodiano, altro primato che viene in buona parte vanificato da un finale scontato e politically correct.
Nachmanoff nel tentativo di ricostruire una realtà complicata, finisce comunque per rientrare in una struttura predefinita per ruoli, temi e scelte stilistiche. Certo la figura dell’eroe/traditore interpretato da Cheadle è motivo di riflessione e interesse. Non è ancora prevista l’uscita nelle sale italiane di Traitor, ma da dicembre 2008, per chi fosse curioso, è uscita l’edizione homevideo inglese.
Alice Casalini


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