title_magazine

Martiri oltre le frontiere del tempo

di Leonardo De Franceschi

Yasmina e Anna, eroine beur del nuovo horror francese

Le riflessioni che leggerete nascono sulla scorta della visione ravvicinata di due horror francesi assai recenti, un doppio sguardo (flashback/flashforward) incompatibile con le logiche della distribuzione italiana e quindi con la temporalità ancillare della critica. Ma tant’è: scrivere per la rete provoca il sottile piacere di essere disancorati da un calendario nazionale. Frontiers – Ai confini dell’inferno (Frontière(s), 2007), opera terza di Xavier Gens (Hitman – L’assassino, 2007), è uscito a novembre dell’anno scorso ed è appena stato editato in DVD, mentre Martyrs (2008), opera seconda di Pascal Laugier (Saint Ange, 2004), presentato fuori concorso al Festival di Roma 2008, e appena uscito in Francia in homevideo, sarà distribuito prossimamente nelle sale dalla Videa-CDE. I due titoli fotografano l’attuale stato di ripresa dell’horror transalpino, risorto a nuova vita dopo il successo internazionale de Il patto dei lupi (Christhophe Gans, 2001) e sancito dalle trasferte hollywoodiane di diversi talenti del genere, dallo stesso Gans (Silent Hill, 2006) a Eric Valette (Chiamata senza risposta, 2008). Ma se affronto in questa sede Frontiers e Martyrs, è sulla base di un’evidenza testuale di un certo rilievo: il fatto cioè che entrambi hanno per protagonista una ragazza di origine araba, verosimilmente di seconda generazione. Sconsiglio da subito di proseguire nella lettura chi avesse intenzione di vederli, perché per ragioni di esposizione riferirò diversi dettagli dei plot.

La Yasmina (Karina Testa) di Frontiers è una giovane sui 25 anni, incinta di tre mesi. In piene elezioni presidenziali, con le periferie in fiamme per l’imminente ascesa di un candidato di estrema destra, una banda di cinque compagni di banlieue, tra cui il fratello e l’ex-ragazzo, rapinano una banca. Il fratello, ferito gravemente, viene scaricato in ospedale, mentre i quattro fuggono a coppie, a distanza di alcune ore, diretti verso il confine con il Belgio, in pieno medioevo. Siamo più o meno nella terra degli Chti’s in effetti, e c’è pure una miniera abbandonata, ma la famiglia che gestisce l’hotel sinistro e isolato in cui si imbattono non ha un gran senso dell’umorismo: il patriarca nazista che li comanda ha fondato una microcomunità fuori dal mondo, che attira giovani ospiti con l’appeal erotico di due ragazze e poi li massacra, non senza averli sottoposti ad atroci torture. Yasmina dovrà far ricorso a tutte le proprie doti, umane e preumane, per uscire viva da quel teatro infernale.

La Anna (Morjana Alaoui, nella foto) di Martyrs è più o meno coetanea di Yasmina. Alla metà degli anni Settanta, finita bambina in un orfanotrofio, si è subito legata d’affetto con Lucie, traumatizzata da un’orribile esperienza di sevizie. Dopo un salto temporale, le rivediamo libere, adulte e subito alle prese con gli incubi di Lucie (Mylène Jampanoï), che ritrova la famiglia di sequestratori e la stermina. Anna, che l’aveva accompagnata, ignorandone le intenzioni, si ritrova catturata a sua volta dalla banda di complici che aveva rapito Lucie, un gruppo di sadici-esteti, guidati da una orribile megera ossessionata dalla ricerca di un soggetto in grado di trascendere le frontiere del dolore, testimone (marturos) ideale del transito all’aldilà. La sua lotta per la sopravvivenza dovrà necessariamente percorrere la strada dell’ascesi.

In Frontiers, la chiave di lettura politica è dichiarata. L’esplosione delle banlieues viene presentata come il sintomo e la risposta insieme a un ritorno in forze di uno spirito reazionario che la Francia ha conosciuto più volte nella storia, ma non risulta, come sembrerebbe, consolatorio – il morbo è esogeno – accostarlo a un’enclave di neonazisti sanguinari, soprattutto perché Anna, sopravvissuta agli orrori del passato, si arrende nel finale agli orrori del presente, consegnandosi alla polizia. Non è affatto casuale quindi, che in questo caso le vittime facciano parte della feccia (racaille) stigmatizzata dall’ex-ministro dell’interno Sarkozy. Questi mostri, come quelli de La spina del diavolo e de Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro, sono generati dal sonno della democrazia, hanno per così dire nome e cognome e una storia tragicamente familiare, che ingloba gli orrori del colonialismo: il patriarca Von Geisler, prima di tranciare i due tendini di Achille all’ex di Yasmina, racconta che lo stesso facevano i guardiani delle miniere di diamanti in Africa per impedire agli operai-schiavi di scappare.

In Martyrs, occorre invece ricorrere a un’analisi sintomale per far emergere questo elemento. Intendiamoci, immediate evidenze iconologiche (il di-nero-vestito corpo armato che appoggia questo gruppo di vegliardi) bastano a evocare oscure memorie del Novecento. Ma, colpisce come di tutte le immagini che compongono l’orripilante martirologio fotografico esposto nel sottosuolo della tranquilla villetta borghese dove vivevano i torturatori di Lucie, non una rinvii alla Storia, alle tante pagine nere del secolo trascorso (anche se diversi volti orientali non possono non far pensare agli orrori di Hiroshima e del Vietnam). Non basta. A leggere l’intervista nel pressbook a Laugier, si apprende come la scelta della marocchina Alaoui, maliziosa protagonista di Marock (Laila Marrakchi, 2005) sia subentrata in una fase molto avanzata del casting, ma allora perché, ci si domanda, rendere evidente l’origine araba di Anna – dai tratti somatici genericamente mediterranei – facendo menzionare il patronimico Assaoui dall’assistente della megera nel prefinale?

In mancanza di risposte, non resta che abbozzare tendenziose considerazioni a margine, rinunciando ad articolare una compiuta analisi comparativa dei due film, di cui l’altro, Martyrs, inizia dove l’uno finiva, cioè con la fuga della sopravvissuta. Pur con strategie retoriche dissimili – il primo contiene richiami indiretti, il secondo semplici indizi – entrambi i film rievocano, beninteso per chi vuole e sa ricordare, un’irrisolta sindrome algerina, più precisamente il fantasma della tortura, inflitta dai parà francesi sui mujaheddin del Fronte di Liberazione Nazionale, e denunciata dal giornalista Henri Alleg nel 1958 in un lucido e terribile pamphlet dal titolo La Question. Da una parte, Frontiers, che con una certa efficacia mette a frutto una dialettica riconoscibile (spazio urbano vs. spazio rurale, violenza sociale vs. violenza privata, orrore simbolico vs. orrore fenomenologico), al termine di un tour de force emotivo notevole, regala allo spettatore un convenzionale anticlimax, pur dirottando con una cupa ma icastica evidenza l’orrore dai fantasmi della storia a quelli ben più minacciosi (ed extradiegetici) del presente. Dall’altra, Martyrs, spostando il piano del discorso fuori dall’orizzonte d’attese del survival movie, abbandona lo spettatore in una perturbante terra di nessuno, al di qua della storia e del presente (non a caso il film è girato in Canada e ambientato grosso modo a metà degli anni Ottanta), a leccarsi le ferite dell’immaginario davanti al filmato stile super-8 delle due bimbe (Anna e Lucie) riprese ai tempi dell’orfanotrofio.

Ma se il didascalismo dell’uno non ne compromette la forza simbolica del discorso, l’arrotolarsi alogico dell’altro – il suicidio finale della megera risponde esclusivamente ad una ratio al più patemica, rivelandosi poco più di un McGuffin narrativo – ci porta ad interrogarci sul senso politico di questo accostamento, sulla scelta di un’araba di seconda generazione come martire/testimone ideale dei confini della percezione, come viaggiatrice estatica dell’ultrasofferenza. Questa deriva dell’horror nei territori dello spiritualismo religioso lascia in ultima analisi perplessi, risveglia fantasmi di un dolore storico mai sopito per rileggerli alla luce di una mitopoiesi metastorica agghiacciante: il martirio della suppliziata ripaga simbolicamente dal dolore, Anna vede e riferisce quanto vede alla suppliziante. Lo srotolarsi amniotico del filmino amatoriale, più che farci interrogare, come forse dovrebbe, sull’inutilità del dolore, rafforza l’inquietante sensazione di regressione che accompagna un rituale simbolicamente feroce di estetizzazione dell’agonia.

Cast & Credits

Frontieres - Ai confini dell’inferno (Frontières)
Regia: Xavier Gens; sceneggiatura: Xavier Gens; fotografia: Laurent Barès; montaggio: Carlo Rizzo; scenografia: Jérémie Streliski; arredamento: Alessandro Marvelli; interpreti: Karina Testa, Aurélien Wiik, Estelle Lefébure, Samuel Le Bihan, Chems Dahmani, Maud Forget, Amélie Daure; origine: Francia/Svizzera, 2007; formato: 35 mm; durata: 103’; produzione: Laurent Tolleron per Cartel Productions, BR Films, Europa Corp., Pacific Films, Chemin Vert; distribuzione: Moviemax; sito ufficiale: frontieres-lefilm.com; edizione italiana homevideo: mondohe.com.

Martyrs (id.)
Regia: Pascal Laugier; sceneggiatura: Pascal Laugier; fotografia: Stéphane Martin, Nathalie Moliavko-Visotzky; montaggio: Sébastien Prangère; scenografia: Jean-André Carrière; effetti speciali: Benoit Lestang; interpreti: Karina Testa, Aurélien Wiik, Estelle Lefébure, Samuel Le Bihan, Chems Dahmani, Maud Forget, Amélie Daure; origine: Francia/Svizzera, 2007; formato: 35 mm; durata: 103’; produzione: Richard Grandpierre per Canal Horizons, Canal+, CinéCinéma, Eskwad, TCB Film, Wild Bunch; distribuzione: Videa-CDE; sito ufficiale: martyrs-lefilm.com; sito italiano: videa-cde.it.


Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
mercoledì 19 settembre 2018

On line il sito Missing at the Borders

E’ on line il sito https://missingattheborders.org/ che intende dare voce e dignità alla famiglie (...)

mercoledì 19 settembre 2018

In sala La libertà non deve morire in mare

Esce nelle sale giovedì 27 settembre con Distribuzione Indipendente il documentario La libertà (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: alle GdA due premi per Joy

Alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia ben due premi sono andati a Joy della (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: premiato 1938 Diversi

Presentato fuori concorso a Venezia 75 - in sala dall’11 ottobre e il 23 ottobre su Sky Arte - (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha