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RIFF 2009: Another Planet è il miglior documentario

di Renata Orlando

Si è conclusa lo scorso 26 marzo l’8. edizione del RIFF che, come sempre, ha presentato una vasta selezione di opere cinematografiche suddivise in sezioni di lungometraggi e cortometraggi internazionali ed italiani, documentari, cortometraggi realizzati dalle scuole di cinema, cortometraggi di animazione e, infine, cortometraggi italiani fuori concorso.
Another Planet (2008), diretto da Ferenc Moldoványi, si è aggiudicato il premio per il miglior documentario ma è pur vero che, se ci fossero stati altri premi a disposizione dei registi indipendenti partecipanti al RIFF 2009, sarebbero di certo finiti a documentari come Tapologo (2008), Live Mauritania! (2008) e The Damned of the Sea (2008).

Gabriela e Sally Gutiérrez Dewar, registi e sceneggiatori di Tapologo, raccontano come un gruppo di sudafricani sieropositivi, a Freedom Park, abbia dato vita a Tapologo dove, gli ex lavoratori del sesso imparano a esercitare il mestiere di assistenti sociali con la propria comunità.
Tapologo ha fatto sì che il problema della sessualità virale in Sudafrica venisse messo in evidenza, che si sapesse che lì, per qualche soldo in più, una donna sana è disposta a fare a meno del condom, e a rischiare il contagio di HIV. Grazie a questa rete di persone, il degrado diventa solidarietà e la tristezza speranza.

La donna è protagonista anche di Live Mauritania!, diretto dall’ italiano Cristiano Barbarossa, il quale mostra il grande equilibrio vigente tra uomo e donna nella società mauritana, società in cui vi è una perfetta separazione tra le competenze appartenenti ai maschi e quelle appartenenti alle donne, senza per questo collocare in una posizione di sottomissione la donna. Inoltre, il fatto che la bellezza femminile sia ancora associata alla prosperità fisica dimostra quanto ancora questa regione africana sia lontana da qualsiasi processo di globalizzazione.

E, invece, riusciremmo mai a immaginare un mare privo di pesci? Un problema che, molto probabilmente, noi non ci porremmo mai, ma Safi e Agadir, pescatori marocchini che vivono proprio di questo, se lo sono chiesti e ce lo raccontano in The Damned of the Sea (nella foto), diretto da Jawad Rhalib. Essaouira è stato il primo porto per la pesca delle sardine nel mondo, ma oggi il pesce ha abbandonato le sue acque e la maggior parte dei pescatori, come Safi e Agadir, sono obbligati a spostarsi verso Dakhla, nel Sahara Occidentale, dove i pescatori diventano dei veri e propri guerrieri, visto che il pesce viene conteso da imbarcazioni provenienti da altri paesi, come per esempio i motopescherecci ultratecnologici svedesi, che setacciano il mare con le loro reti mortali, distruggendo un intero ecosistema.

Ma anche in questo caso, la condizione della donna non viene messa in secondo piano, perché qui le donne chiedono di poter lavorare come gli uomini, avere almeno la possibilità di dimostrare che potrebbero essere capaci di farlo, ma il permesso alle donne non è concesso, perché è impensabile fare la pescatrice. La sequenza finale dell’opera di Rhalib regala tuttavia allo spettatore un granello di speranza. «Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi», è ciò che si legge in arabo sul muro fuori dalla casa di alcune donne-pescatrici, mettendo in evidenza un’indubbia determinazione.

Inoltre, come è già noto, il RIFF ha presentato cortometraggi stranieri e italiani fuori concorso, come quello del palermitano Francesco Sperandeo, Bab Al Samah (The Door of Forgiveness, 2008). Ed è proprio un’antica porta dai tratti arabeggianti la protagonista del corto, una porta del perdono che Mehdi, un uomo con un passato costellato da umiliazioni, trascina nella solitudine del deserto, e che distrugge utilizzando i poteri purificatori del fuoco.
Ha fatto parte invece della sezione “International Shorts Film in Competition" Sektou (Ils se sont tus…, 2008), diretto dal giovane algerino Khaled Benaissa, già vincitore della Caméra d’Or e del premio come miglior cortometraggio algerino alla 19. edizione del Festival International du Court Métrage de Taghit, in Algeria, e fresco del Poulain d’Or per il miglior cortometraggio (10 milioni FCFA più trofeo) al 21. Fespaco.
Un conduttore radiofonico, come ogni giorno all’alba, torna a casa dopo una notte di lavoro, con la speranza di poter dormire. Mentre le sue palpebre cercano di chiudersi, la strada si sveglia. Le grida e i rumori del quartiere rendono il sonno un incubo, ma il vero incubo è il suo risveglio.
Un corto nato in un quartiere di Algeri in cui il regista ha realmente vissuto, e che ha voluto raccontarci: «I personaggi del mio corto esistono realmente e sono rappresentativi di una realtà che non appartiene solo ad Algeri, ma a tutta l’Algeria», ha spiegato Benaissa agli spettatori del Nuovo Cinema Aquila. Un cortometraggio in cui suono e silenzio diventano protagonisti, e che rendono l’idea del passaggio dei personaggi da interni ad esterni, da sogno a realtà e viceversa, stimolando la sensorialità dello spettatore.

Arrivederci all’anno prossimo, dunque, per i nove anni del Roma Independent Film Festival.

Renata Orlando | 8. Roma International Film Festival

Cast & Credits

Tapologo
Regia: Gabriela e Sally Gutiérrez Dewar; origine: Spagna/Sudafrica, 2008; formato: mini DV & HD; durata: 88’; produzione: Estación Central de Contenidos, S.L. (Spagna), Uhuru Productions (Sudafrica); sito ufficiale: tapologofilm.com

Live Mauritania!
Regia: Cristiano Barbarossa; origine: Italia, 2008; formato: Beta SP; durata: 24’; produzione: Lady Dreams s.r.l. .

Bab Al Samah
Regia: Francesco Sperandeo; origine: Italia/Tunisia, 2008; formato: 35 mm; durata: 15’; produzione: Francesco Sperandeo.

Sektou (Ils Se Sont Tus…)
Regia: Khaled Benaissa; origine: Algeria, 2008; formato: 35 mm; durata: 17’; produzione: Patio prod.

The Damned of The Sea
Regia: Jawad Rhalib; origine: Svezia/ Israele/ Palestina, 2008; formato: HDV; durata: 55’; produzione: Latcho Drom, Irène Production, Clap d’Ort Film; sito ufficiale: thedamnedofthesea.blogspot.com


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