
La vita segreta delle api
di Gina Prince-Bythewood
Lily e la sua nuova famiglia (giallo)nera

In sala dal 17 aprile la trasposizione cinematografica de La vita segreta delle api (The Secret Life of Bees), adattamento dell’omonimo romanzo della scrittrice Sue Monk Kidd, che conta quasi cinque milioni di copie vendute in tutto il mondo e in Italia è edito da Mondadori. Dietro la macchina da presa Gina Prince-Bythewood, regista quarantenne e afroamericana, di cui si ricorda la commedia L’amore prima di tutto (Love and Basketball), con Sanaa Lathan e Omar Epps, uscita in Italia direttamente in homevideo.
Fornito da Filmtrailer.com
Siamo nella Carolina del Sud, durante l’estate del 1964. Mentre il presidente Lyndon Johnson annuncia in televisione la promulgazione di nuove leggi antirazziali (Civil Rights Act), in verità nel paese a stelle e strisce continua la furibonda lotta, condita di irragionevole odio, del popolo bianco contro i coloured. In questo clima violento, Lily Owens, una ragazzina quattordicenne, si appresta ad affrontare la sua adolescenza con la coscienza appesantita da un enorme rimorso. In tenera età è protagonista di un episodio agghiacciante che la segna per il resto della vita: infatti, durante un litigio tra i genitori, inavvertitamente parte un colpo dalla pistola che aveva raccolto sul pavimento dopo essere sfuggita dalle mani della mamma e la uccide. La vita per la piccola continua nella piantagione di pesche del padre, il tirannico T. Ray, incapace di volerle bene e che invece la tiene in disparte e non trascura di umiliarla e maltrattarla ogni giorno.
Dopo l’ennesima lite, proprio durante il giorno del suo compleanno, decide di scappare insieme a Rosaleen, la sua governante di colore (Jennifer Hudson, acclamata protagonista del musical Dreamgirls, 2006), che nel frattempo si trova in ospedale reduce di maltrattamenti da parte di un gruppo di razzisti facinorosi. Il viaggio comincia senza meta, ma la fortuna vuole che le due si imbattano nella coloratissima casa delle tre sorelle Boatwright, dedite all’allevamento delle api ed alla vendita di miele. Qui comincia il suo apprendimento e la critica riguardo l’innocente vita di questi insetti operosi, che hanno regole ferree e precise gerarchie e vengono assunti come metafora del senso della vita stessa. Lily viene accolta amorevolmente dalle tre donne di colore dai nomi legati alle stagioni (August, la più grande e generosa; June, fredda e riservata, e la depressa May, ben interpretata da Sophie Okonedo, attrice di origini nigeriane). Le tre, insieme alla sua tata officiale – ribattezzata September – prendono il ruolo di guida e diventano a pieno diritto la sua famiglia, andando a colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa prematura della madre.
Tra i produttori fa spicco il nome di Will Smith, mentre il cast è curato da Aisha Coley, già responsabile nella preparazione di Soul Men (2008), e quindi non è troppo curiosa la scelta di interpreti che hanno anche un’importante carriera canora. Infatti troviamo rispettivamente Queen Latifah (August), Alicia Keys (June) e Jennifer Hudson (Rosaleen/September). Nulla da eccepire sull’interpretazione delle tre, ma perché prendere delle ottime cantanti se poi non le si fa cantare? A parte un piccolissimo frammento di un brano “a cappella” tra Latifah e Alicia Keys, infatti le musiche fanno solo di sottofondo ai tristi pensieri della piccola Lily (Dakota Fanning, già diretta da Steven Spielberg ne La guerra dei mondi, 2005). .
Una storia forse un po’ scontata con un finale moralista ed alcune sequenze smielate (particolare non trascurabile in un film incentrato proprio sulle api…), vedi i foglietti lasciati da May e da Lily sul muro del pianto, o l’adorazione della statua lignea della Madonna nera, simbolo delle confezioni di miele. Tutto sommato uno spaccato riuscito sull’atmosfera dell’America degli anni Sessanta, tra moralismo, vero amore e finta generosità, dove la piccola protagonista bianca si muove completamente a suo agio tra tutti i suoi colleghi di colore. Negli Stati Uniti ha già fruttato al botteghino ben 37 milioni di dollari, a fronte di una spesa di circa 11 milioni e si è portato a casa diversi premi, dai Black Reel per miglior regia, sceneggiatura e attrice (Queen Latifah), agli Image Awards per miglior film e regia.
Giorgio Sgarbi


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