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Il 62. Festival di Cannes

di Maria Coletti

Film africani sulla Croisette

Quasi del tutto assente è l’Africa nella selezione ufficiale della 62. edizione del Festival di Cannes (13-24 maggio 2009), anche se l’unico titolo africano presente in cartellone, seppure tra gli eventi speciali, rende da solo degno di nota tutto il festival. Stiamo parlando di Min yé del regista maliano Souleymane Cissé, che segna il ritorno di uno dei padri del cinema africano sul grande schermo dopo ben quattordici anni: era infatti il 1995 quando Cissé presentò proprio in concorso a Cannes la sua ultima opera, Waati, sul Sudafrica all’epoca dell’apartheid.

Primo cineasta a vincere il massimo premio nei due principali festival del continente africano, le Journées Cinématographiques de Carthage (nel 1982 con Finyé) e il Fespaco (nel 1979 con Baara e nel 1983 sempre con Finyé), Cissé è stato inoltre il primo regista a portare un film dell’Africa subsahariana in concorso a Cannes nel 1987: Yeelen (Premio della Giuria), primo film africano distribuito commercialmente in numerosi mercati internazionali, ha fatto scoprire il cinema africano a migliaia di spettatori in tutto il mondo. L’assenza dal grande schermo ha significato però per il regista una notevole attività con i formati più leggeri (televisione e digitale) ed un instancabile impegno pubblico, tanto che, nel 2006, Martin Scorsese lo ha voluto nel consiglio direttivo della sua World Cinema Foundation.
Min yé (Ce qui est), progetto pensato inizialmente come una miniserie tv di 130’ (in dieci episodi da 13 minuti ciascuno), è stato invece affidato alle mani sapienti della montatrice francese Andrée Davanture (da sempre a fianco di Cissé), per essere trasformato in un lungometraggio. Ambientato nella capitale del Mali ai giorni nostri, Min yé racconta le vicende di Issa, un noto uomo di cultura e regista (interpretato da Assane Kouyaté, autore di Kabala) sposato con Mi (Sokona Gakou, conduttrice televisiva notissima in Mali), impiegata in una ONG, che lo tradisce con Abba (Salif Samaké), un assicuratore che la vizia ricoprendola di regali. Un giorno il marito rientra prima del previsto e sorprende Abba in casa con Mi. Furioso, domanda il divorzio, ma le cose non andranno come aveva previsto.

Un’altra proiezione fuori concorso da non perdere, sulla carta alquanto interessante, è il film Agora dello spagnolo Alejandro Amenábar, che torna alla regia dopo il successo di Mar adentro e che, dopo la sua fortunata esperienza con Nicole Kidman in Los Otros, torna a girare in inglese con una star come Rachel Weisz.
Agora è ambientato nell’Egitto del IV secolo dopo Cristo, quando è parte dell’Impero Romano e le dispute religiose irrompono fino nella biblioteca d’Alessandria, dove si trovano la scienziata Hipatia e il suo schiavo, innamorato di lei. Ispirato alla storia vera di Hipatia, il film ne ricostruisce il carattere eccezionale di donna scienziata, astronoma, filosofa in un mondo tradizionalmente dominato dagli uomini e vittima dell’integralismo cristiano. Nel film, un mix di melodramma, peplum, film d’azione e dramma storico, viene ricostruita la mitica città di Alessandria d’Egitto, con la Biblioteca ed il Faro andati purtroppo distrutti: le riprese si sono svolte a Malta.

Se i titoli africani o di interesse panafricano non sono molti, alcuni ospiti sono però degni di nota. Innanzitutto il regista e storico tunisino Ferid Boughedir, membro della giuria della Cinefondation e dei cortometraggi in competizione ufficiale. Inoltre l’attore francese di origini marocchine Roschdy Zem sarà Presidente della giuria per la Caméra d’Or, il premio alla migliore opera prima in competizione. Mentre Martin Scorsese, Presidente onorario della sezione Cannes Classics 2009, presenterà anche quest’anno alcuni titoli restaurati dalla sua World Cinema Foundation, fra cui una pietra miliare del cinema d’autore egiziano, Al-Momia (La mummia) di Shadi Abdel Salam (1969).
Il film, che fu prodotto da Roberto Rossellini, è basato sugli eventi che coinvolsero una spedizione archeologica francese, che conduceva scavi nella Valle dei Re presso Tebe nel 1881, e la gente del posto obbligata per sopravvivere a vendere al mercato nero preziosi manufatti antichi. Illustrando le relazioni complesse tra ladri di tombe ed egiziani, il film sfida il concetto europeo che la rimozione degli antichi reperti egizi significhi “salvataggio” o “progresso scientifico”. Più che una semplice condanna degli individui o delle istituzioni che hanno creato e sostenuto l’Egittologia, il punto centrale del film è l’esplorazione della complessa identità culturale egiziana, una sintesi di passato faraonico, lingua araba ed Islam, attraverso un linguaggio cinematografico altamente visionario e personale.

Passando alle sezioni parallele del Festival di Cannes, una buona notizia è alla Semaine de la Critique: tra i film in concorso è anche l’opera prima del regista francese di origine algerina Nassim Amaouche, Adieu Gary. Apprezzato nei festival internazionali per i suoi due cortometraggi – uno di finzione, De l’autre côté (premio Rivelazione della Critica francese nel 2004 e presentato a Cannes), e l’altro documentario, Quelques miettes pour les oiseaux – il giovane regista ha scritto lui stesso la sceneggiatura di Adieu Gary. Il film racconta degli ultimi abitanti di una città operaia, attaccati ai luoghi dove sono nati: uno dei protagonisti, che non ha mai conosciuto il padre, è convinto di essere il figlio di Gary Cooper. Tra gli interpreti Jean-Pierre Bacri, Dominique Reymond, Yasmine Belmadi, Mhamed Arezki, Sabrina Ouazani.

Un ultimo titolo da segnalare, in concorso alla Quinzaine des Réalisateurs, è il film Les Beaux gosses, opera prima del regista francese di origini maghrebine Riad Sattouf, disegnatore di fumetti che ha vissuto la propria infanzia tra Algeria, Libia e Siria.
Infine, nell’Atelier 2009, saranno presenti i progetti di due registi africani: il sudafricano John Baker, con la sceneggiatura The Umbrella Men, e il marocchino Faouzi Bensaidi, con la sceneggiatura Death for Sale.

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