title_magazine

L'assedio

di Bernardo Bertolucci

Dall’8 aprile, arriva in DVD da Medusa L’assedio (1998), piccolo e controverso film di Bernardo Bertolucci. Fortemente voluto dalla moglie Claire Peploe, che da dieci anni cercava di montare un film da un racconto del londinese James Lasdun (The Siege), il progetto è stato ridefinito inizialmente come un tv-movie da un’ora per la Rai di Zaccaria, salvo slittare a tre giorni dalle riprese a Mediaset, a causa di un improvviso stop imposto dal DG Celli, con lo strascico di polemiche che era lecito attendersi. Presentato in prima mondiale a Toronto e in Europa a San Sebastian, il film è stato accolto in modo assai tiepido, con alcuni picchi di ferocia, come la recensione di Roger Ebert, che peraltro è ancora leggibile on line (vai all’articolo).

Il plot è assai esile, costruito com’è attorno a un’ambigua relazione a due, che si intreccia e consuma nell’arco di poche settimane. Lei è una giovane esule africana, Shandurai (Thandie Newton), studia a Roma medicina ed è fuggita da un regime dittatoriale che ha incarcerato il marito. Lui è un bizzarro pianista inglese, Mr. Kinsky (David Thewlis), ha ereditato un’affascinante casa-museo su più livelli, a due passi da piazza di Spagna e vive dando lezioni a bambini. Lui la ospita in casa in cambio delle pulizie ma finisce per innamorarsi e, respinto da lei, come estrema prova d’amore, decide a sua insaputa di vendere uno dopo l’altro gli oggetti d’arte che affollano la casa fino al pianoforte, così da riscattare la libertà per il marito detenuto. Il gioco riesce, ma il marito torna proprio quando le difese di Shandurai hanno ceduto davanti all’assedio di Mr. Kinsky.

Una stimolante e articolata rilettura de L’assedio da parte di Jonathan Rosembaum (vai all’articolo) può servire a riaprire almeno in parte la discussione intorno a questo film, ma non sposta di molto i termini della questione, per come li pone Ebert che, peraltro, non scrive su un foglio terzomondista di Dakar. Ad interrogare i modi di rappresentazione che investono l’Africa, l’approccio di Bertolucci appare assai discutibile, nelle modalità che riguardano l’evocazione del paese d’origine di Shandurai e negli snodi marcano l’evoluzione dei suoi rapporti con Mr. Kinsky. Non è un caso se l’anonimo editor del DVD Medusa ha denominato la prima traccia Inizio film (L’incubo africano): tanto la prima quanto la seconda sequenza dedicata all’Africa sono iscritte nella cornice narrativa e simbolica di un’esperienza onirica di segno esplicitamente disforico, da cui, almeno nel primo caso, Shandurai si risveglia urlando, dopo aver (ri)visto il marito – che irrideva al leader del paese anglofono in questione davanti ai suoi scolari – portato via da alcune camionette militari. Nella seconda sequenza, impaginata come la prima dalla presenza-feticcio di un griot (John C. Ojwang) che si accompagna con la kora, Shandurai immagina di strappare dai muri i poster che inneggiano al leader africano, per poi essere irrisa dallo stesso griot quando vede al posto del dittatore il faccione del diafano pianista bianco.

Posto che sottoconnotare sul piano informativo la descrizione del contesto ambientale è una precisa strategia della narrativa coloniale, qui l’operazione di Bertolucci e della Peploe vanno nella medesima direzione. Il paese d’origine di Shandurai è evocato, insomma, come una pars pro toto, senza ulteriori specificazioni: la cornice incubica, più che giustificarlo, sovradimensiona il carico negativo simbolico di attribuzioni evocate. Alcune scelte di messinscena, come il dettaglio di Shandurai che se la fa addosso vedendo avvicinarsi le camionette, gonfiano oltremisura l’impatto sensazionalistico della sequenza, aperta, come la seconda verrà chiusa – a rimarcare il carattere binario dei due episodi – dagli immancabili scorci paesaggistici ripresi dall’elicottero (ah, certo che l’Africa, se non ci fossero gli africani…). Quanto alla dinamica a due, colpisce la candida chiave oppositiva scelta per contrapporre Shandurai e Mr. Kinsky, che va ben oltre l’ovvia isotopia musicale (pianismo europeo vs. pop africano), ed evoca coppie antinomiche al centro dell’immaginario coloniale come servo vs. padrone e natura vs. cultura, che si vanno a sommare alle altre differenze dichiaratamente in gioco (genere, razza, classe) in un mix davvero esplosivo. La tensione erotica viene costruita infatti non solo a partire dalla disponibilità e costante vicinanza fisica dei due, ma dall’asimmetria dei rapporti di forza che sollecita il ricordo di antichi diritti acquisiti. D’altra parte, la cultura tecnico-scientifica di Shandurai – che nel suo paese faceva da infermiera in un istituto di bambini con disabilità motorie – è tutta costruita a Roma, e sembra saldarsi senza soluzione di continuità su un tratto, dominante, di istintività. L’unico canale fra i due mondi – il primo, dove l’europeo intellettuale è sempre pronto a sacrificare la propria cultura (dismettendo le anticaglie art nouveau o futuriste) o a dispensarla graziosamente (sui banchi dell’università), e il terzo, a cui appartiene l’africana, che si è lasciata alle spalle un’Africa da incubo e, segretamente, è sempre stata attratta dal fascino dell’uomo bianco – non può che essere Santa Romana Chiesa. Rimosso ogni riferimento agli strascichi neocoloniali della globalizzazione – la stretta autoritaria evocata nel prologo è, ovviamente, posta come una questione afro-africana, che nulla a che fare con il nord del mondo –, rimane campo libero ai missionari: è grazie a un prete nero che, infatti, Mr. Kinsky riesce a far recapitare il denaro ai carcerieri del marito di Shandurai.

L’impressione di chi scrive è, per concludere, che il partito preso di lavorare per sottrazione, esplicitamente dichiarato in diverse interviste, abbia giocato un brutto scherzo a Bertolucci e alla Peploe. A forza di togliere – eludere informazioni, evitare spiegazioni, omettere raccordi – questa «sorta di variazione postmoderna sul tema di Ultimo tango» ha portato allo scoperto strati profondi di un immaginario coloniale, sotto forma di motivi simbolici che appaiono essere stati rimessi in circolo con un imbarazzante candore.

Diversamente dall’edizione zona 1 della New Line, che comprende, senza annunciarli sulla copertina, diversi extra di rilievo, come il commento audio di Bertolucci e della Peploe, il racconto di Lasdun e un corto inedito di Giuseppe Bertolucci, l’edizione Medusa, benché tardiva, mantiene le promesse: di extra neanche l’ombra. La possibilità di seguire il film nella versione originale inglese ci restituisce la buona performance dell’allora 24enne Thandie Newton, nata a Londra da madre zimbabwese e padre inglese, qui in uno dei suoi primi ruoli di rilievo dopo Beloved (id., Jonathan Demme, 1998). L’audio digital 2.0 dà tuttavia una risposta mediocre sui toni più bassi e corposi delle esecuzioni pianistiche.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsL’assedio (Besieged)
Regia: Bernardo Bertolucci; sceneggiatura: Mark Peploe e Bernardo Bertolucci, dal racconto The Siege di James Lasdun; fotografia: Fabio Cianchetti; montaggio: Jacopo Quadri; scenografia: Gianni Silvestri; costumi: Metka Kosak; musiche: Alessio Vlad; interpreti: Thandie Newton, David Thewlis, Claudio Santamaria, John C. Ojwang, Massimo De Rossi, Cyril Nri, Paul Osul, Veronica Lazar; origine: Italia/Gran Bretagna, 1998; formato: 35 mm (1,66:1); durata: 93’; produzione: Massimo Cortesi per Fiction, Navert Films, in coproduzione con Mediaset, in collaborazione con BBC; distribuzione homevideo: Medusa Home Entertainment; data di uscita: 8 aprile 2009.
DVD nella confezione: 1; supporto: DVD9 – doppio strato; regione: 2; formato video: 16/9, 1.85:1; formato audio: Dolby Digital 2.0; tracce audio: inglese (originale), italiano; lingue sottotitoli: italiano per non udenti.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
martedì 9 aprile 2019

Minervini in sala a maggio

CHE FARE QUANDO IL MONDO È IN FIAMME? (What You Gonna Do When the World’s on Fire?) il film (...)

lunedì 1 aprile 2019

Il Rwanda alla Casa delle Donne

RWANDA, IL PAESE DELLE DONNE è il documentario di Sabrina Varani che sarà proiettato lunedì 8 (...)

venerdì 29 marzo 2019

FESCAAAL 2019: Tezeta Abraham madrina

Il prossimo sabato 30 marzo alle ore 10.00 presso l’Auditorium San Fedele di Milano si terrà la (...)

mercoledì 27 marzo 2019

Fescaaal 2019: il premio Mutti-AMM2019

Viene presentato oggi al FESCAAAL di Milano - mercoledì 27 marzo, ore 19.00 - il Premio (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha