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Vedere un film a Bamako

di Leonardo De Franceschi

Abderrahmane Sissako presenta "Des cinémas pour l'Afrique"

Domenica 17 maggio, in un’affollata conferenza stampa sulla terrazza del Grand Théâtre Lumière, Abderrahmane Sissako ha presentato al Festival di Cannes l’iniziativa Des cinémas pour l’Afrique, che prevede il progetto-pilota di riapertura di una sala a Bamako, la capitale del Mali.

Dopo aver inaugurato alcuni giorni fa al mercato di Cannes il padiglione dedicato a Les Cinémas du Monde, Juliette Binoche ed Abderrahmane Sissako ci hanno dato di nuovo appuntamento per domenica 17 maggio, stavolta per presentare l’ultima avventura verso cui si è lanciato il regista mauritano di La vie sur terre e Bamako. La scommessa di questa nuova associazione, denominata “Des cinémas pour l’Afrique” parte dalla constatazione tragica che in molte capitali africane non esistono ormai più sale funzionanti, e le poche in attività programmano esclusivamente film hollywoodiani. Il progetto-pilota lanciato da Sissako, con il sostegno di Culturesfrance, il Ministero degli Esteri francese e il circuito Europa Cinemas, prevede una raccolta di fondi finalizzata alla riapertura entro il dicembre 2010 del Soudan Ciné di Bamako, costruito in periodo coloniale e chiuso da quattordici anni ma preservato dai proprietari per tutto questo tempo come a conservare la memoria di una civiltà cinematografica popolare perduta.

«Il progetto nasce da un senso di frustrazione personale. Quando si è registi e non si ha la possibilità di mostrare il proprio film nel proprio paese, si ha come la sensazione che non sia finito. I film si fanno per essere visti e l’unico luogo in cui vederli è una sala di cinema. L’obiettivo di Des cinémas pour l’Afrique non è di costruire nuove sale in Africa ma di salvare quelle che esistono. Ve ne sono alcune che hanno anche una bellezza architetturale importante che sono chiuse. Da una ventina d’anni le sale chiudono, trasformate in supermercati o luoghi di culto. E’ da due anni che lavoro a quest’idea con Gilles Jacob, c’è voluto molto lavoro e la collaborazione di molte persone per farla decollare. La prima persona cui vorrei rendere omaggio però è l’imprenditore maliano che quindici anni fa ha acquistato dallo stato la sala; la condizione era di conservarne la destinazione d’uso ma, come sapete, molti in Africa hanno aggirato questa legge, mentre lui ha deciso di non vendere, perché da bambino anche lui era stato in questa sala e ha voluto che rimanesse un cinema».

Cinquemila euro per una poltrona: per riattivare il Soudan Ciné, Sissako e la Binoche hanno lanciato una campagna di sottoscrizione che prevede il versamento di una quota all’associazione con cui contribuire fattivamente ai lavori di restauro. Il progetto, elaborato gratuitamente da uno studio di architetti francesi specializzati nel cinema, prevede una sala polifunzionale di 420 posti, equipaggiata con le attrezzature più avanzate – comprese videoproiezioni digitali in 2K – un bar e uno spazio ristoro. Versare una quota dà diritto a personalizzare una poltrona della sala, inserendo un nome a propria scelta, contribuendo al restauro della sala e alla gestione del suo primo anno di attività, sotto la cura di un programmatore. Il primo a farsi avanti è stato il patron Gilles Jacob, subito seguito dalla Binoche, che ha firmato il proprio assegno davanti ai giornalisti presenti.

«Anch’io, che sono cresciuto in Mali, ho passato l’infanzia in questa sala, vedendo spaghetti western, un cinema che mi faceva sognare» – ha dicharato Sissako. «D’altra parte è questo il bello del cinema, non c’è spazio solo per il cinema d’autore, il cinema è come una scuola. Io non sono un gestore di sale né ho intenzione di diventarlo. Ho lanciato questo progetto perché poi altri possano subentrare e portarlo avanti. Il nuovo Soudan Ciné non proietterà solo film africani perché il nostro cinema non è così importante da garantire una programmazione costante. I film africani avranno la priorità, ma poi vorrei che gli spettatori maliani scoprissero anche altre cinematografie, organizzare per esempio una settimana di cinema giapponese, mostrando non solo film d’autore ma anche film di genere. Ma il primo lavoro da fare è con gli studenti delle scuole, mi capita spesso di incontrare ragazzi di venti anni che non hanno mai messo piede in una sala cinematografica e penso che questa sia una grande perdita. Ci tengo a sottolineare che una delle poltrone della sala Soudan Ciné, acquistate per sottoscrizione, sarà intestata simbolicamente al cittadino anonimo di Bamako, nel senso che raccoglieremo anche dalle persone comuni, dai cinefili della città, contributi simbolici per coprire il costo di una quota».

La prima pietra simbolica del nuovo Soudan Ciné è stata deposta. Chissà se anche in Italia qualcuno batterà un colpo per la sopravvivenza di un cinema in terra d’Africa. Per avere altre informazioni sul progetto e seguirne l’avanzamento, basta cliccare sul sito dell’associazione (www.descinemaspourlafrique.com).

62. Festival di Cannes | Leonardo De Franceschi

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