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My Neighbor, My Killer

di Anne Aghion

Gacaca, ricordare per ricostruire

Unico film ad essere presentato in due proiezioni ufficiali nella sezione Séances Spéciales di Cannes, My Neighbor, My Killer (2009) rappresenta una summa della ricerca decennale compiuta dalla regista franco-statunitense Anne Aghion in Rwanda e focalizzata in particolare sui gacaca, tribunali popolari istituiti per volontà del governo nel 2001, allo scopo di assicurare una forma di giustizia condivisa su base comunitaria, così da affrontare le centinaia di migliaia di omicidi compiuti dagli estremisti hutu nel terribile genocidio dell’aprile 1994, garantendone un reintegro ragionevolmente rapido nella forza lavoro. Nei dieci anni di lavoro in Rwanda, in parallelo alla realizzazione di My Neighbor, My Killer, la Aghion sta portando avanti una serie di documentari, presentati e premiati in diversi festival internazionali: a Gacaca, living together again in Rwanda? e In Rwanda we say... the family that does not speak dies seguirà fra breve The Notebooks of Memory, capitolo conclusivo di questo lungo progetto di documentazione dedicato al processo di ricostruzione in atto nel paese nelle mille colline.

Concentrandosi sulla comunità rurale di Gafumba, la Aghion si sofferma in particolare sui casi di due vedove hutu di mariti tutsi, che hanno visto uccidere i propri figli davanti ai loro occhi, abbattuti come foglie di banano, e si ritrovano a confrontarsi a distanza di anni davanti ai loro carnefici. Le testimonianze dei membri della comunità sono raccolte nell’arco di più anni, a partire dal 2001 e vedono i sopravvissuti inizialmente molto critici nei confronti della legge sui gacaca, che percepiscono come una forma di amnistia mascherata, a maggior ragione nel maggio 2003, quando, per effetto della legge, avendo confessato i propri crimini, ventimila detenuti vengono liberati e tornano a vivere nei villaggi dove hanno compiuto stragi. I gacaca istituiti a Gafumba, dal gennaio 2005, vedono in scena le nostre due sopravvissute, davanti alla comunità riunita in una radura sulla collina, che partecipa alla ricostruzione dei fatti quasi come un coro greco, con interventi diretti o anche solo con un’attenzione muta e solidale.

Se il primo sospettato ammette le proprie responsabilità e ottiene una sentenza mite, il secondo nega con pervicacia ogni colpa, e viene punito con una condanna a venticinque anni, ridotta a nove in appello. La cinepresa della Aghion osserva l’azione con una distanza responsabile, senza appoggiarsi a riferimenti storici o contestuali, e senza fare allusioni al ruolo giocato dalla nuova élite politica tutsi nella gestione dei gacaca. Lungi dal volere dimostrare tesi o avanzare certezze circa la stessa riuscita di questo esperimento di giustizia partecipata, la documentarista, che ammette paradossalmente di esser stata favorita dalla non conoscenza di una lingua complessa come il kinyarwanda e di aver costruito il film soprattutto al tavolo di montaggio, con la fedele montatrice Nadia Ben Rachid (già collaboratrice nei due documentari precedenti e che ha firmato l’edizione di La Vie sur terre e Bamako), ha realizzato con My Neighbor, My Killer uno straordinario documento socioantropologico, che ci interroga sulla possibilità della ricostruzione di una memoria collettiva e sul valore democratico che assume questo processo condiviso per una comunità isolata come quella di Gafumba.

Tra i molti momenti di intensità del processo, basti ricordare quello in cui un ex-bambino soldato ricorda un’incursione notturna nel villaggio e, nel farlo, mima le azioni orribili compiute, e una tempesta che esplode, improvvisa, al termine del processo, con lo sguardo della cinepresa che segue il condannato mentre vaga, solo e incustodito, nel bosco scosso dal vento. Frammenti di una retorica filmica per il resto piana, asciutta, e restia a mettersi in gioco sul piano del metalinguaggio, se non quando coglie, sorprese dalla notizia della liberazione degli assassini dei figli, le vedove hutu che reagiscono con dolore, e ammettono di considerare la presenza delle videocamere come un elemento di fastidio. Ma basta un attimo perché lo sguardo della regista torni a mettersi tra parentesi, in un’attenzione condivisa, orizzontale, necessaria a documentare un’esperienza che potrebbe essere utile per gestire numerose situazioni di conflitti, in terra d’Africa e non solo.

62. Festival di Cannes | Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsMy Neighbor, My Killer
Regia e sceneggiatura: Anne Aghion; fotografia: Claire Bailly Du Bois, Linette Frewin, James Kakwerere, Mathieu Hagnery; montaggio: Nadia Ben Rachid; suono: Roland Duboue, Nathalie Vidal, Pierre Camus, Richard Fleming, Yves Servagent; origine: Stati Uniti/Francia, 2009; produzione: Gacaca Productions (Stati Uniti); formato: 35 mm, col.; durata: 80’; sito ufficiale: www.myneighbormykiller.com

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