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Casanegra

di Nour Eddine Lakhmari

Casablanca by night

«Io voglio poter fare tutto ciò che voglio e uso la mia camera come un’arma politica per dire al mondo che tu sei quello che sei e nessuno ti può dire come vivere». Con questa forte affermazione il regista marocchino Nour Eddine Lakhmari ha esordito all’anteprima di Casanegra (2008) al 6. International Film Festival di Dubai nello scorso dicembre, dove ha vinto i premi per l’interpretazione maschile (ex-aequo ai due protagonisti) e per la fotografia dell’italiano Luca Coassin (già DoP per L’estate di mio fratello e Occhi di cristallo), per poi ben figurare anche a Taormina, dove è stato premiato per la regia, e al 9. Arab Film Festival di Rotterdam (migliore opera prima o seconda). Nelle sue intenzioni, peraltro ben riuscite, c’è la voglia di mostrare la faccia sporca di Casablanca, che si discosta molto dalla bellissima cittadina velata e intrisa di mistero resa famosa dall’omonimo film del 1942 con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman. Ormai è una vera e propria metropoli che oggi conta più di quattro milioni di abitanti ed in questa pellicola viene giustamente ribattezzata Casanegra, rivelando una veste noir ed un clima zeppo di violenza.

Due giovani, Adil e Karim, vagano per le strade di Casablanca. Uno sogna di emigrare in Svezia, l’altro è ossessionato dall’elegante proprietaria di un negozio di mobili d’arte. Per tirare avanti si affidano a mezzi per così dire poco leciti, passando con disinvoltura dal traffico di sigarette di contrabbando al riciclo di carte di credito, non disdegnando in una notte affamata di rubare persino il motorino al ragazzo della pizza-express e fare le consegne al suo posto, intascando così i soldi dei conti. Karim in verità prova anche a lavorare seriamente, seguendo le orme dell’anziano padre in un magazzino adibito alla pulizia del pesce, ma si scontra con un’atmosfera che rasenta la schiavitù (otto ore in piedi a raschiare squame) con un profitto economico veramente misero. Il suo più giovane amico deve combattere con un patrigno violento che sottomette la madre. Si vendica dell’uomo dando fuoco all’auto ed in seguito cerca di ingraziarsi Zrirek, uno strozzino che con un piccolo cane in grembo va in giro a riscuotere i debiti usando un trapano come arma di persuasione…

I due protagonisti, Anas Elbaz e Omar Lotfi, sono due attori non professionisti che riescono però ad essere assolutamente credibili e ci immergono bene nella vita quotidiana dei giovani del Marocco. Anche i dialoghi sono molto forti ed espliciti, con un linguaggio che sfida la censura, ma d’altronde non è assolutamente un film per bambini. Nour-Eddine Lakhmari fa capire che il cinema marocchino non affronta malinconiche vicende popolari con ambientazioni fitte di palme e oasi del deserto, realizzando una storia moderna e ricercata. Il risultato è un eccellente prodotto, una regia oltremodo elegante, un montaggio forte e deciso, accompagnato da musiche incisive. Anche la fotografia è veramente curata, per un film che non ha nulla da invidiare alle mega produzioni europee o d’oltre oceano. Tanto è vero che il pubblico marocchino si è riversato in massa nelle sale, con presenze da record: circa 250.000 spettatori in un Paese che, come molti altri nel continente africano, si confronta con una preoccupante crisi di spettatori e con la conseguente chiusura di sale.
Peccato che ancora da noi non abbia trovato una distribuzione, ma i forti contenuti ed il linguaggio diretto non sono forse una buona promozione.

Giorgio Sgarbi

Cast & CreditsCasanegra Regia: Nour Eddine Lakhmari; sceneggiatura: Nour Eddine Lakhmari; fotografia: Luca Coassin; suono: Piergiorgio De Luca; montaggio: Sarah Mouta; musiche: Richard Horowitz; interpreti: Anas Elbaz, Omar Lotfi, Mohamed Benbrahim, Ghita Tazi, Driss Roukhe, Hassan Essakali; origine: Marocco, 2008; formato: 35 mm, 1:2.35, Dolby Srd; durata: 110’ ; produzione: Ali Kettani per Sigma Technologies; blog del regista: lakhmari.over-blog.net

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