
35 Rhums
di Claire Denis
Un altro giorno è andato…

Il crocevia dei binari della metro alla periferia parigina assume un fascino misterioso con la luce malinconica del tramonto: un mondo chiuso nel quale tutto si ripete giorno dopo giorno sempre uguale, sospeso in un tempo vago tra il passato e un futuro indefinibile.
Claire Denis con il suo ultimo film 35 Rhums (id., 2008) racconta una storia semplice nella quale affronta l’analisi del rapporto padre/figlia: due persone che si trovano a vivere uno stato di stasi forzata e continuativa dal quale sentono il bisogno di allontanarsi, per oltrepassare questa fase, evolversi e superare il peso del passato.
Presentato Fuori Concorso all’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, 35 Rhums non è ancora uscito nelle sale Italiane, né per ora è prevista alcuna distribuzione. Claire Denis prosegue il percorso di analisi dei rapporti familiari portando sullo schermo la storia di Lionel (Alex Descas) che guida i treni della RER e di sua figlia Joséphine, detta Jo (la giovane Mati Diop, nipote del regista Djibril Diop Mambety), che studia antropologia all’università.
35 Rhums si svolge per la maggior parte tra le mura domestiche, il bar dove Lionel si ritrova con i colleghi e gli interni della metro parigina: il rapporto esclusivo tra Lionel e Jo arriva ad un punto dal quale i due devono sbloccarsi. Jo non può più continuare a prendersi cura del padre senza pensare alla propria vita. I due sono fermi, sospesi in attesa di un passo decisivo: un loop del quale fanno ormai parte anche la vicina Gabrielle e il giovane che abita all’ultimo piano, innamorato di Jo.
Lionel è originario delle Antille e quasi tutti i personaggi del film sono di origini africane, a parte qualche eccezione come il giovane vicino di casa di Jo e Lionel. Questo è un particolare che potrebbe non assumere nessuna nota di particolare rilievo se non facessero parte del film anche le lezioni di Jo nelle quali la classe discute della sottomissione dei paesi africani e dei problematici rapporti tra nord e sud del mondo, citando Frantz Fanon e Joseph Stiglitz.
Un vortice continuo e sempre uguale nel quale il rapporto esclusivo tra Jo e Lionel entra in crisi e porta alla fuga, a un viaggio che nasce da una necessità e che porta a una risoluzione. Il vento del nord, del mare tedesco della costa vicino Lubecca mette fine a una stasi ormai insopportabile per sia per Jo che per suo padre.
La regista mette sapientemente in discussione questa situazione di stasi forzata in una sequenza di eccezionale efficacia, forza e naturalezza: una sera di pioggia, un temporale violento e un’automobile in panne creano una situazione ideale e surreale per l’esplosione di una situazione di calma apparente. Un semplice ballo permette ai personaggi di mettersi a nudo, li costringe a guardare la realtà per quella che realmente è, e di fronte alla quale non si possono più rimandare alcune scelte di vita.
Dopo il thriller L’Intrus (L’intruso, 2004), la Denis torna alle origini affrontando il tema dei rapporti familiari e quelli più complessi tra nord e sud del mondo come nel suo film d’esordio Chocolat (id., 1988) nel quale affrontava direttamente i ricordi della sua infanzia vissuta in Camerun.
Claire Denis riesce a mantenere una giusta distanza che non permette di avere nessuna forma di compassione: con uno stile documentario si avvicina ai personaggi che diventano forma tangibile dei loro desideri, ne cattura l’istante esatto durante il quale tutto diventa fragile e precario, irrompe nel momento di crisi.
35 Rhums segue il passaggio di Jo e Lionel dalla loro vita di sempre a una nuova esperienza umana, dalla simbiosi alla naturale quanto traumatica separazione cullati dalla colonna sonora dei Tindersticks: un’altra opera della regista francese che non vede la possibilità di una distribuzione in Italia nonostante la sua presenza in numerosi festival cinematografici internazionali.
Alice Casalini
In foto: Mati Diop e Alex Descas
© Carole Bellaïche


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