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Skin

di Anthony Fabian

La pelle e la legge

A volte è la biologia stessa a resistere al legislatore, rivelandone l’ottusità e il razzismo, e consegnandoci la storia di un caso umano esemplare che, nella sua unicità paradossale, mette alla berlina ogni infausto dialogo fra scientismo e ideologia. Quella raccontata in Skin (Anthony Fabian, 2008) è la storia (vera) di una ragazza che, nel Sudafrica sotto apartheid degli anni Sessanta, sperimenta sulla sua pelle, che cosa significhi avere una carnagione ambrata e capelli crespi pur essendo nati da genitori afrikaner, bianchi e razzisti convinti. Presentato in anteprima mondiale a Toronto la scorsa estate, e premiato dal Los Angeles Pan African Film Festival e di recente a Giffoni, il film, pur essendo un’opera prima, è una coproduzione fra Gran Bretagna e Sudafrica, con un cast di livello internazionale, che fa perno sulla quarantenne anglo-nigeriana Sophie Okonedo, candidata all’oscar per Hotel Rwanda (Terry George, 2004) e rivista di recente nella commedia La vita segreta delle api (Gina Prince-Bythewood, 2008), e sulla star Sam Neill (Jurassic Park, Lezioni di piano). Uscito il 24 luglio in Gran Bretagna, Skin ha buone chance di trovare spazio anche in altri mercati europei, grazie alla classica solidità d’impianto ma soprattutto alla forza della vicenda umana che ci fa scoprire.


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Il plot si apre e chiude con una cornice narrativa, rappresentata dall’avvento delle prime elezioni libere nel 1994. Tra gli elettori di una township di Johannesburg c’è anche la quarantenne Sandra Laing (Sophie Okonedo), accompagnata dai due figli. Di ritorno nella fabbrica di cosmetici dove lavora, viene intervistata da un giornalista, che la spinge a tornare con la memoria alla sua storia incredibile di dolore e coraggio. Il primo momento rivelatore della sua vita arriva nel 1965, quando, nata e cresciuta in una concessione isolata nella regione del Transvaal Orientale insieme ai genitori, che gestiscono un grande emporio, viene accompagnata al suo primo giorno di scuola secondaria in città, in un istituto frequentato dalle famiglie possidenti della zona. Il confronto con l’istituzione scolastica si rivela quasi subito traumatico per la piccola Sandra (Ella Ramangwane), a causa dell’ostilità dei compagni ma ancor più degli altri genitori e dei dirigenti: il fatto è che in Sudafrica, il Population Registration Act del 1950 divide la popolazione in bianchi, neri e coloured, e nessuno vuole accettare in un istituto per soli bianchi una ragazzina che, pur essendo figlia di genitori bianchi e abbienti, si presenta esteriormente più simile agli odiati bloody kaffir confinati nelle township.

L’infanzia di Sandra è costellata di prove dovute alla caparbietà con cui il padre (Sam Neill), pur di vedere riconosciuta (e classificata) la pura whiteness della figlia così da permetterne l’accesso agli istituti per soli bianchi, presenta il suo caso davanti a vari tribunali fino ad arrivare alla corte suprema, che gli dà ragione, varando un emendamento alla normativa. Guardata con sospetto dai compagni, Sandra si trova più a suo agio con la sua tata nera e con gli inservienti che lavorano alla concessione ma il padre la sorveglia con severità, imponendole di non superare la linea del colore. Arrivata in età da marito, tenta di piazzarla con qualche ragazzotto bianco della zona, ma Sandra non vuole saperne, protetta dalla madre (Alice Krige). Quando però il padre scopre che Sandra frequenta in segreto il garzone nero dell’emporio Petrus (Tony Kgoroge), il razzismo culturale e la gelosia esplodono e lo portano a mettere in fuga il ragazzo a colpi di revolver. Vedendosi alle strette, Sandra fugge con Petrus in Swaziland da una zia del giovane. La polizia li blocca e la condanna per immigrazione clandestina ma lei non accetta di rientrare a casa e rimane con lui, anche perché aspetta un bambino.

Ma la sua odissea non è finita. Sandra tenta inutilmente di essere riclassificata coloured in modo da poter sposare legalmente Petrus. Non fanno in tempo a stabilirsi in una township e ad aprire uno spaccio che la polizia dichiara la zona «per soli bianchi» e abbatte loro casa e bottega, insieme a tutte le altre abitazioni del campo. Costretti a un nuovo esodo, i due devono ricominciare tutto daccapo insieme alla zia, ma qualcosa si è rotto soprattutto per Petrus, che comincia ad annegare nell’alcool la sua frustrazione e ad attribuire colpe e responsabilità sulle spalle di Sandra. Quando scopre che Sandra ha cercato di mettersi in contatto con la madre, la massacra di botte. Nella notte, la donna fa fagotto e se ne va con i due bambini in cerca di fortuna in una baraccopoli fuori Johannesburg, il cuore pulsante del Sudafrica. La cornice si richiude con l’intervista, grazie alla quale Sandra ritrova la forza per cercare la madre, chiusa in un ospizio di lusso, e il coraggio necessario a una nuova impresa, l’apertura di un emporio come quello del padre, nel 2003.

Nel sito dell’Elysian Films, la società produttrice fondata dallo statunitense Fabian, il regista ripercorre la lunga genesi del progetto, nato nel 2000 da una trasmissione radiofonica BBC in cui aveva scoperto la storia di Sandra. Ci sono voluti ben sette anni, una volta assicuratisi dalla Laing l’autorizzazione a ricavare un biopic dalla sua vicenda, per montare il progetto finanziario, grazie anche all’intervento della giornalista americana Judith Stone, che ha ricavato una biografia dalla storia di Sandra (When She Was White, Miramax Books, 2007) e dell’UK Film Council, che ha finanziato nel 2006 un promo di tre scene girate in Sudafrica. Nel frattempo, Fabian ha realizzato diversi cortometraggi e documentari, uno dei quali (Township Opera, 2002) dedicato alla compagnia teatrale resa nota dal film Orso d’Oro U-Carmen e-Khayelitsha (Mark Dornford-May, 2005), ed è riuscito ad assicurarsi il coinvolgimento della Okonedo e di Neill. La lavorazione, svoltasi fra settembre e novembre 2007 nei dintorni di Johannesburg, è stata resa complessa dalla presenza di alcune scene con diverse centinaia di figuranti, in una regione devastata da temporali.

Il risultato di tutti questi sforzi è un film robusto, lineare, efficace nella scansione del racconto ma non esente da concessioni didascaliche, come il ricorrere di uno stesso personaggio in tre momenti-chiave, nei quali riclassifica coloured Sandra, guida una commissione in tribunale e infine, ad apartheid caduto, la aiuta a ritrovare la madre. Impeccabile la confezione tecnica, mentre piuttosto anonima rimane la scrittura filmica. Alla sua prima prova da protagonista, la Okonedo conferma doti da interprete sensibile e sottile, accompagnata da un cast all’altezza, ricco di comprimari sudafricani, tra cui spicca Toni Kgoroge (nella foto con la Okonedo), protagonista in patria di due piccole perle come Hijack Stories (Oliver Schmitz, 2000) e Conversations on a Sunday Afternoon (Khalo Matabane, 2005) ma apparso anche in coproduzioni di lusso come Lord of War (Andrew Niccol, 2005) e Blood Diamond (Edward Zwick, 2006). Sullo sfondo, l’ombra di una piccola grande donna che, grazie al film, è riuscita a coronare il proprio sogno – aprire un emporio e mettersi in proprio –, garantendo un minimo di stabilità economica a sé e alla sua famiglia nera. Quella bianca non l’hai mai più riconosciuta: i fratelli, dopo la morte dei genitori, non hanno più voluto sapere niente di lei.
Questa storia di classificazioni, registri e tragedie umane che il legislatore riserva agli irregolari avrebbe molto da insegnare anche a noi italiani, che assistiamo in silenzio alla decomposizione del nostro stato di diritto. Parafrasando Brecht, prima di tutto vennero a prendere i migranti…

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsSkin
Regia: Anthony Fabian; soggetto: Anthony Fabian; sceneggiatura: Helen Crawley, Jessie Keyt, Helena Kriel; fotografia: Dewald Aukema, Jonathan Partridge; musiche: Helene Muddiman; montaggio: St. John O’Rorke; scenografia: Billy Keam; costumi: Fotini Dimou; interpreti: Sophie Okonedo, Sam Neill, Alice Krige, Tony Kgoroge, Ella Ramangwane; origine: Gran Bretagna/Sudafrica, 2008; formato: 35 mm, 1:2.35, Dolby Digital; durata: 107’; produzione: Anthony Fabian, Genevieve Hofmeyr, Margaret Matheson per Elysian Films, in coproduzione con Bard Entertainments, Moonlighting Films, Lipsync Productions; sito ufficiale: skinthemovie.net

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