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Venezia 66: Ehky ya Schahrazad

di Yousry Nasrallah

Voci di donne

Sono passati poco più di due anni dalla presentazione alla Berlinale di Genenet al asmak (L’Aquarium) di Yoursy Nasrallah e il regista egiziano torna sul grande schermo con il suo ultimo lungometraggio Ehky ya Sharhrazad (Sheherazad Tell Me a Story), presentato Fuori Concorso alla 66. edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un film al femminile nel quale s’intrecciano molte storie e moltissimi personaggi pensati e costruiti con cura e attenzione per restituire le realtà variegate del mondo descritto da Sheherazad Tell Me a Story: non è dunque un caso che la sceneggiatura porti la firma di Wahid Hamid, sceneggiatore di Omaret Yakobean (Yacoubian Building) (Marwan Hamed, 2006).

Sheherazad Tell Me a Story racconta la vita di Hebba, affascinante e famosa giornalista di TeleSun, che conduce il noto programma televisivo “Dalla sera al mattino”. Hebba è sposata con Karim, un giornalista del giornale statale la cui massima aspirazione è quella di diventare direttore, ma per riuscire ad ottenere l’incarico deve fare in modo che Hebba non parli più di politica nel suo programma. Hebba prova ad aiutare il marito cercando di raccontare storie di donne ma questo apre una serie concentrica di questioni e problemi, mettendo di volta in volta la moglie di fronte all’analisi senza veli della propria vita. Storie nelle storie che le donne raccontano, come la Sheherazad de Le mille a una notte. Hebba mette in moto un meccanismo che mescola in continuazione le vicende personali e la vita sociale e politica di un paese che rimane fermo a guardare i cambiamenti che lo attraversano.

La questione del ruolo della donna, il tema controverso del velo e quello ancor più complesso della sessualità diventano quanto mai politici in un contesto come quello egiziano. Ancora una volta, come ne L’Aquarium, i protagonisti lavorano nel mondo dei media, non è più la radio che racconta le storie ma la televisione mezzo che esalta e porta all’eccesso la perversione della necessità di apparire e mostrare e mostrarsi. Ma la televisione è evidentemente molto più popolare del giornale di stato dove la corruzione stagna in un sistema burocratico bloccato.
Sheherazad Tell Me a Story riprende la tradizione del racconto orale per trasportarla in una megalopoli dove le persone vivono nei loro rispettivi mondi che Hebba fa incontrare nel suo programma scatenando una tempesta politica: i personaggi si muovono nell’incertezza di una società nella quale faticano a trovare un equilibrio, vagano e arrivano a comprendere la realtà solo dopo aver attraverso esperienze dolorose, psicologicamente e fisicamente. Nasrallah e Hamid riescono a mettere in scena con determinazione e delicatezza l’universo femminile che si scontra con la tradizione, la religione, la società ma che non si arrende: le donne di Sheherazad Tell Me a Story sono tutti personaggi che hanno trovato modo di reagire, pagando a volte per le loro reazioni; storie diverse di donne con percorsi di vita differenti, interpretate da un gruppo di valide attrici a partire dalla protagonista.

Con la diffusione dei partiti conservatori le donne in Egitto hanno subito forti condizionamenti, vengono discriminate, ridotte a ruolo di oggetto del desiderio. Una repressione che contrasta con il ruolo delle donne che lavorano e che in molti casi mantengono le famiglie. Ma le donne belle e affascinanti sono state per anni veicolo per far arrivare al pubblico i film e la bellezza elegante di Mona Zakki ricorda le affascinanti attrici dei melodrammi che per anni hanno fatto sognare il pubblico egiziano.
Nasrallah con Sheherazad Tell Me a Story abbandona dunque la visione notturna e sospesa de L’Aquarium per entrare in un mondo in preda al caos nel quale però le donne diventano il motore per una possibile reazione che rimetta in modo le menti e le coscienze.

Alice Casalini | 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsEhky ya Sharhrazad (Sheherazad Tell Me a Story)
Regia: Yousry Nasrallah: sceneggiatura: Waheed Hamid; fotografia: Samir Bahsan; suono: Ahmed Gaber; montaggio: Mona Rabi; scenografia: Mohamed Atteya; costumi: Deena Naden; interpreti: Mona Zakki, Mahmoud Hemeda, Hassan El Radda, Sawsan Badr, Rehab El Gamal, Mohamed Ramadan, Hussein El Imam, Sanaa Akroud, Nesrine Amin, Nahed El Sebai; origine: Egitto, 2009; formato: 35 mm, 1.85, Dolby Srd; durata: 135’; produzione: Abou Ali Kamel per Misr Cinema; distribuzione internazionale: Pyramide International

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