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Presa diretta - Respinti

di Leonardo De Franceschi

La prima puntata dedicata al tema dei migranti

Domenica 6 settembre è ripreso su Raitre in prima serata “Presa diretta”, magazine settimanale curato da Riccardo Iacona. Verrebbe da dire: almeno per ora e nonostante le nubi fosche che si addensano sulle voci più libere della rete, la sopravvivenza dei cui programmi è appesa, più che ai dati d’ascolto – la puntata ha preso il 9,5 di share, più di Rete 4 e poco meno di NCIS e X-Men conflitto finale, non male – all’esito dell’offensiva liberticida messa in atto dal Premier. Con questa prima puntata, Iacona ha dimostrato anche alle anime belle della fu-sinistra italica che la libertà di stampa si può utilizzare non solo per interrogarsi sulle abitudini sessuali di Berlusconi ma anche, per esempio, del razzismo istituzionale e di stato promosso dal governo e dalle violazioni di diritti umani che sta compiendo da mesi, nell’attuazione delle nuove leggi in materia di immigrazione.

Respinti era infatti il titolo scelto da Iacono per la prima puntata, che già lo scorso anno aveva aperto sui Migranti e che ha fatto tesoro di inchieste e documentari realizzati negli ultimi mesi su questo tema spinoso. Si parte con le immagini sgranate di alcuni sequestri di barconi compiute da motovedette libiche, filmate e diffuse in rete dalle stesso apparato propagandistico del regime di Gheddafi. Chissà perché, si chiede il conduttore, in Italia non esiste ancora una documentazione fotografica o video ufficiale sulle eroiche gesta delle motovedette di Guardia di Finanza che, in ottemperanza alle nuove norme anticlandestini, respingono sulle coste libiche i barconi di migranti. Qualcuno però, Enrico Dagnino, ha realizzato e pubblicato su «Nigrizia» un reportage realizzato alcune settimane fa, il giorno dell’entrata in vigore delle norme, a bordo di una nave della GdF che ha effettuato un respingimento verso Tripoli: 74 migranti stremati, ma che cantavano felici per essere stati intercettati, sono stati ricondotti ignari e risbarcati a forza, nonostante diverse decine di loro fossero originari dei paesi del Corno d’Africa e quindi verosimilmente in possesso dei requisiti per ottenere asilo politico.

Un avvocato ha ottenuto la procura di 24 fra loro, eritrei e somali e ha fatto ricorso alla Corte Europea contro le nuove norme che violano l’articolo 4 della Convenzione di Strasburgo, il quale vieta a chiare lettere i respingimenti collettivi, eseguiti senza la possibilità di identificare l’identità e il paese di provenienza dei migranti – e si fanno beffe dell’articolo 10 della nostra Costituzione, che sancisce appunto il diritto d’asilo. Secondo Berlusconi, i migranti in Libia «possono facilmente adire all’agenzia delle Nazioni Unite e chiedere asilo per l’Italia». Peccato che, nella stessa conferenza stampa della recente visita in Italia, il colonnello ribadisca con un sorriso ironico che gli africani non hanno diritto all’asilo politico perché non ci sono dittature in Africa, e che è ridicolo pensare che l’Europa possa accogliere milioni di immigrati. Intanto, come ci raccontano Dag e gli altri profughi perlopiù dal Corno d’Africa che partecipano ai corsi di italiano dell’Associazione Asinitas – alcuni già intervistati in Come un uomo sulla terra – con i soldi dei contribuenti italiani, i poliziotti libici continuano a garantire dietro lauto compenso un accesso alle loro frontiere meridionali agli aspiranti disperati delle carrette del mare, per poi farli arrivare a Tripoli e Bengasi, ricatturarli e rispedirli in camion in deserto, dove vengono chiusi in campi di concentramento come Kufra, Zliten, Seba e Mistrata, torturati vessati e umiliati in attesa che le famiglie dei migranti possano pagare per liberarli ed essi possano ritentare la sorte in questo osceno gioco dell’oca di cui tutti sono a conoscenza, come ci ricorda Gabriele Del Grande.

Lo conosce la Commissione Europea, attraverso la sua agenzia Frontex, i cui rappresentanti hanno visitato e scritto rapporti sullo stato del lager di Kufra. E lo conoscono le anime belle di cui sopra, come Giuliano Amato, intervistato per l’occasione, che, da ministro degli esteri del secondo governo Prodi, ha promosso nel dicembre 2007 degli accordi di cooperazione con la Libia in materia di immigrazione, ben ammettendo di sapere che le autorità libiche non avrebbero offerto alcuna garanzia in fatto di rispetto dei diritti umani. Come sanno, naturalmente, che i migranti che arrivano via mare da Lampedusa, anche i 37.000 censiti nel 2008, rappresentano solo il 5 per cento degli irregolari, e che la stragrande maggioranza dei sans papiers italiani sono entrati con un visto regolare.

Evidentemente, si vuole impedire con ogni mezzo l’accesso proprio ai migranti che avrebbero più probabilità di ottenere asilo, da paesi africani o dell’ex-Unione Sovietica in guerra. Come Mamadou Diouf, un dissidente ivoriano incarcerato e torturato per reati d’opinione. Come Titi, una delle cinque sopravvissute su settantotto all’immane tragedia del mare di agosto, che da un letto d’ospedale ringrazia con un filo di voce di essere stata salvata. Evidentemente, quando si usano gli slogan da osteria per ispirare provvedimenti legislativi, l’elettorato mostra di gradire. Anche nella ex-rossa Reggio Emilia. Eppure, un reportage in provincia, nella cittadina di Novellara, dove la Lega è passata dal 5 al 15 per cento, dimostra come i migranti – alcuni ormai in Italia da trent’anni, con figli che italiani non sono solo sulla carta – abbiano favorito la nascita e lo sviluppo e tengano in piedi interi distretti industriali.
Speriamo che l’esempio di “Presa diretta” sia raccolto da altri programmi del servizio pubblico e che, soprattutto, serva a risvegliare un po’ di coscienze sopite da tempo.

Cast & CreditsPer chi avesse perso la puntata di "Presa diretta", è possibile vederla su Fortress Europe:
http://fortresseurope.blogspot.com/2009/08/presa-diretta-il-6-settembre-speciale.html

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