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Venezia 66: White Material

di Claire Denis

Ritorno alle origini

La terra madre è un richiamo costante per quelli che l’hanno abbandonata o sono stati costretti a farlo. Claire Denis, a vent’anni dal suo esordio con Chocolat (id, 1988), è tornata a girare in Africa per affrontare la sua terra, le sue origini, e lo ha fatto scrivendo e girando un film crudo e fisico, White Material (2009) presentato in concorso alla 66a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. A un anno dal mondo racchiuso nei binari della metropolitana parigina del film 35 Rhums (2008), presentato sempre sul Lido ma Fuori Concorso, la regista francese ripercorre le orme e le ombre della sua infanzia e torna negli ampi spazi africani.

White Material racconta in due giorni la fine di una piantagione di caffè e della storia di una famiglia attraverso Maria Vial, donna francese che gestisce la piantagione di caffè di proprietà del padre del suo ex-marito. Maria abita nella piantagione con il suocero, suo figlio Manuel, l’ex-marito André che vive con la sua attuale compagna e il loro figlio piccolo José. Il paese viene sconvolto dagli attacchi dei soldati ribelli comandati dal boxer. Lo stato interviene e scoppia una guerra civile. Il paese è nel caos ma Maria non rinuncia al raccolto e cerca, nonostante la fuga degli operai, di non mandare perso il lavoro di un anno, mentre il marito cerca di organizzare la fuga. Entrambi sono convinti di essere protetti dal sindaco.

Il centro di White Material è Maria, interpretata da Isabelle Huppert che, con la sua carnagione quanto mai bianca, incarna materialmente l’oggetto che gli abitanti del paese considerano come intruso: gli oggetti bianchi, così vengono chiamati gli occidentali che possiedono le piantagioni e che spesso hanno capelli biondi, portatori di disgrazia, come predicano le credenze locali.
Maria è profondamente attaccata alla sua terra, è la sua vita, non ha problemi a sporcarsi le mani nella terra che ama, per la quale vive e che non abbandonerebbe mai, neppure quando, come nel momento storico raccontato nel film, persino i soldati francesi lasciano il paese e le dicono di fare lo stesso.

Maria con la sua tenacia, la sua forza, il suo attaccamento alla terra e all’Africa mostra due lati opposti tra loro: da una parte Maria comprende, o sembra comprendere, i sentimenti degli africani per la loro terra, dall’altro lei è e rimarrà comunque un’estranea, una straniera, colei che sfrutta una terra che non le spetta di diritto. Maria vive come Henri Vial, suo suocero, il conflitto di non essere africani ma di non riconoscere nessuna appartenenza se non nella terra in cui sono nati, cresciuti, vissuti. La piantagione, motivo di vita, diventa la prigione della famiglia Vial che non riesce a sfuggire alle ossessioni, alle manie, e ai sensi di colpa che li circondano come ombre angoscianti.

La Denis torna nella sua Africa per raccontare una storia violenta sia da un punto di vista fisico, materiale, che da quello psicologico. In White Material i dialoghi non sono molti, ma minimalisti ed efficaci, duri, diretti e non contrastano con le scene intense silenziose, dove solo il rumore del vento, della terra, degli animali, dei passi sono in grado d’interrompere gli intensi sguardi che si scambiano personaggi. Una regia fisica che sta addosso ai corpi di Maria e degli altri personaggi, li penetra da parte a parte per ricomporre un quadro d’insieme, proprio come fa con la sceneggiatura: il racconto è frammentato e alterna flashback che accompagnano lo spettatore verso la ricostruzione di una storia che merita di essere vista sul grande schermo.

Alice Casalini | 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsWhite Material
Regia:Claire Denis; sceneggiatura: Claire Denis, Marie N’diaye; fotografia: Yves Cape; suono: Jean Paul Mugel, Christophe Winding, Christophe Vingritrinier; montaggio: Guy Lecorne; scenografia: Saint Père Abiassi; costumi: Judy Shrewsbury; interpreti: Isabelle Huppert, Isaach De Bankolé, Christophe Lambert, Nicolas Duvauchelle, William Ndylam, Adèle Ado, Ali Barkai, Daniel Tchangang, Michel Subor; origine: Francia, 2009; formato: 35 mm, Scope, Dolby Srd; durata: 102’; produzione: France 3 Cinema, Wild Bunch, Les Films Terre Africaine; distribuzione internazionale: Wild Bunch

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