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Un Leone magro per l'Africa

di Maria Coletti

L'Egitto, Scheherazade e le altre alla 66. Mostra di Venezia

Nonostante la presenza di numerosi film africani o in qualche modo legati a storie e personaggi del continente africano alla 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, pressoché invisibile rimane l’Africa e il suo cinema, almeno a giudicare dal Palmarès. Tranne qualche piccola grande eccezione.

Al film egiziano Al Mosafer (The Traveller), opera prima di Ahmed Maher selezionata in concorso, è infatti stato attribuito il Premio Speciale Christopher D. Smithers Foundation: forse ci si sarebbe aspettato di più per un film che segna il ritorno dell’Egitto alla grande produzione con fondi pubblici e che ha come fiore all’occhiello l’interpretazione di un divo del calibro di Omar Sharif, al Lido per presentarlo. Al Mosafer (The Traveller) traccia la vita di un uomo in tre giorni che corrispondono a altrettanti momenti chiave della storia dell’Egitto, il 1948 a Suez, il 1973 ad Alessandria e il 2001 al Cairo: speriamo almeno di poter vedere il film in sala, vista la stretta collaborazione produttiva con l’Italia.

Sempre nel concorso ufficiale, la giuria della sezione cortometraggi ha assegnato con parere unanime il Leone Corto Cortissimo al regista sudafricano di origine greca Etienne Kallos per il suo film Eersgeborene (Firstborn) “per l’analisi attenta e acuta di relazioni familiari che turbano profondamente”. Il corto, che è il saggio finale del corso di cinema alla New York University, ruota attorno ad una famiglia di allevatori afrikaaners, razzisti e ferocemente religiosi, nella quale i due figli si troveranno a perpetuare – attraverso l’omicidio – gli stessi abusi e gli stessi arbitrii ai quali avevano tentato di ribellarsi.

Fra i premi collaterali, un altro film egiziano premiato, anche se presentato Fuori Concorso. L’Associazione Le Tre Ghinee/Nemesiache ha attribuito il primo premio del Premio Lina Mangiacapre, giunto alla sua 7. edizione al film Ehky ya Schahrazad (Scheherazade, Tell Me A Story) di Yousry Nasrallah, uno degli autori egiziani più intensi e visionari e un film che sta sbancando il box office egiziano per la lucidità e spregiudicatezza con cui affronta la condizione femminile, attraverso un puzzle di storie nello stile delle Mille e una notte, che ruota intorno a una brillante e battagliera conduttrice di real tv [nella foto, il dettaglio della locandina del film].
Scheherazade, Tell Me A Story è stato premiato con la seguente motivazione: “Per averci mostrato su un binario parallelo, tra il paradosso e il tragico, la condizione della donna egiziana oggi, con le contraddizioni, solo apparenti, che esistono in tutte le società, comprese quelle occidentali e cosiddette civilizzate. Apparenti perché il velo, portato o non portato, è sempre presente a rendere invisibile la donna. Quando si tenta di alzare ambedue i veli, reale e mentale, allora tutto esplode, svelando che è proprio il privato ad essere la dimensione più politica” .

La giuria del Premio Lina Mangiacapre ha inoltre attribuito una Menzione speciale alla regista americana di origine tedesca Sherry Hormann per il film Desert Flower nella sezione Venice Days, biopic sulla vita di Waris Dirie, top model somala impegnata nella campagna contro l’infibulazione, “per aver presentato un personaggio di donna reale che con la sola forza della sua coscienza e della sua volontà riesce a cambiare il suo inesorabile destino e con la sua lotta ed il suo impegno sociale quello di altre donne”.

Ricordiamo che il premio “Lina Mangiacapre” (ex Premio Elvira Notari), finalizzato a segnalare le opere filmiche che mostrano nel segno della differenza il cambiamento dell’immagine della donna, soggetto di storia e di cultura, è stato ideato da Lina Mangiacapre, in omaggio ad una pioniera del cinema, ed attribuito dal 1987 ad ogni edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sospeso nel 2002, anno della scomparsa di Lina Mangiacapre, il Premio è stato poi ripreso con il suo nome: omaggio ad una scrittrice, giornalista, regista, artista che ha saputo trasmettere l’amore per la bellezza, la verità, la libertà, creando lei stessa e impegnandosi a mostrare e diffondere un cinema da cui emerge una nuova sensibilità culturale verso un universo femminile protagonista e non vittima della storia, un cinema che propone nuove immagini di donne ricche della storia del passato e capaci di proiettarsi nel futuro.

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