title_magazine

Venezia 66: Desert Flower | Fiore del deserto

di Sherry Hormann

Una favola per non dimenticare

In occasione dell’uscita in sala del film Fiore del deserto (Desert Flower), ripubblichiamo la recensione dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove il film era stato presentato in anteprima sei anni fa, nel 2009.

***
Un lunghissimo e commosso applauso ha avvolto Sherry Hormann e i protagonisti del suo ultimo film Desert Flower (2009), ma soprattutto Waris Dirie, autrice dell’omonimo romanzo che ha venduto 11 milioni di copie in tutto il mondo e nel quale la modella di origini somale racconta la sua storia e denuncia l’orrore delle mutilazioni genitali femminili.
La storia di Waris Dirie ora è anche un film interpretato dall’etiope Liya Kebede, anche lei top model, che nel film, presentato a Venezia nella sezione Venice Days, si cimenta nel suo primo ruolo da protagonista. L’incontro tra la Hormann e l’autrice del libro non è stato facile in un primo momento, come raccontato dalla regista, ma dopo una cena durante la quale Waris «ha fissato per 40 minuti il suo pesce come fosse carne morta» la modella, attrice e scrittrice ha chiesto «allora quando cominciamo»?.

Desert Flower racconta la storia di Waris Dirie, fuggita a 13 anni dalla sua famiglia di nomadi per evitare un matrimonio combinato. La piccola, aiutata dalla nonna che vive a Mogadiscio, riesce a raggiungere l’Inghilterra, dove lavora come domestica in un’ambasciata somala. Quando, a causa della guerra, l’ambasciata viene evacuata e tutti tornano in Somalia, Waris ormai donna affronta Londra dove sopravvive facendo lavori occasionali, aiutata da una giovane commessa, Marilyn, che diventa presto sua amica. Waris viene scoperta da Terry Donaldson, famoso fotografo, che la lancia nel mondo della moda. In breve Waris diventa una delle modelle più affermate, si trasferisce a New York finché durante un’intervista non racconta il suo segreto: la mutilazione genitale. La sua testimonianza contribuisce a riportare l’attenzione su questo tema scottante, tanto che Waris parla alla Nazioni Unite e viene nominata ambasciatrice.

La Dirie è stata la prima donna a parlare pubblicamente del rituale delle mutilazioni femminili portando l’argomento all’attenzione di tutto il mondo. La sua storia unisce effettivamente la favola con l’orrore e la violenza. La regista ha dunque mantenuto nel suo film questa doppia valenza: guardando Desert Flower si ride, si piange, si soffre. Quella di Waris è una favola stile Cenerentola che la Hormann mette in scena come Pretty Woman non a caso, ma allo stesso tempo ha dei tratti crudi che s’identificano con il passato. La meravigliosa avventura di Waris, nomade che diventa top model, alterna al racconto della sua vita da adulta quello della sua infanzia, che la giovane Waris ripercorre e rielabora con il tempo. La Hormann utilizza lunghi flashback per ripercorrere gli anni di Waris nel deserto africano e la sua fuga a Mogadiscio e poi a Londra: a mano a mano, in ordine sparso si ricompone il quadro della vita di Waris. Il pubblico prende coscienza insieme alla protagonista della violenza subita, dello shock della scoperta che quello che ha vissuto non è una cosa che accade in tutto il mondo, che non sono così tutte le donne.

Desert Flower segue le orme dell’omonimo romanzo, delle scelte fatte dalla stessa Waris Dirie nel raccontare la sua storia, che ha sicuramente tratti affascinanti e fiabeschi da un lato, ma che da un altro non nasconde, anzi evidenzia, denunciandoli, atti atroci e violenti.
Difficilmente il pubblico dimenticherà il pianto disperato della bambina mentre avviene l’escissione nel mezzo del deserto mentre la roccia si tinge lentamente del rosso del sangue della piccola e vedendo il film si pensa a come può sentirsi chi l’ha vissuto. In tal senso la Dirie, a chi le ha chiesto come si fosse sentita dopo la proiezione del film, è stata quanto mai esplicita: «Mi sento male, ho una sensazione di nausea ma il film fa passare benissimo un messaggio e questa è l’unica cosa che m’interessa».

Alice Casalini | 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsDesert Flower
Regia: Sherry Hormann; sceneggiatura: Sherry Hormann; fotografia: Ken Kalsch; suono: Stephan Colli; montaggio: Clara Fabry; scenografia: Jemie Leonard; costumi: Gabriele Binder; musica: Martin Todsharow; interpreti: Liya Kebede, Sally Hawkins, Thimothy Spall, Juliet Stevenson, Craig Parkinson, Anthony Mackie, Meera Syal, Soraya Omar-Scego; origine: Gran Bretagna/Germania/Austria, 2009; formato: 35 mm, 1.85, Dolby Digital 5.1; durata: 120’; produzione: Peter Herrman per Desert Flower Filmproductions; distribuzione internazionale: The Match Factory

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
lunedì 21 maggio 2018

Cannes 71: premiato Spike Lee

Spike Lee, lanciato nel 1986 proprio dal Festival di Cannes con Lola Darling, si è aggiudicato (...)

mercoledì 18 aprile 2018

Cannes 71: DuVernay e Nin in giuria

Annunciata anche la Giuria ufficiale del prossimo Festival di Cannes (8-19 maggio), presieduta (...)

martedì 17 aprile 2018

Cannes 71: Mohamed Ben Attia alla Quinzaine

Il film tunisino Weldi (Mon cher enfant) di Mohamed Ben Attia sarà presentato in prima mondiale (...)

venerdì 13 aprile 2018

Cannes 71: per i 100 anni di Nelson Mandela

Nelson Mandela avrebbe compiuto 100 anni nel 2018. Tra le anticipazioni del programma del (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha