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Venezia 66: Il colore delle parole

di Marco Simon Puccioni

Migrare non è un reato!

Avevamo lasciato Marco Simon Puccioni a gennaio 2008 pochi giorni prima dell’uscita nelle sale del suo secondo lungometraggio Riparo (2007), presentato alla Berlinale del 2007. Il regista, per far uscire il film in Italia, ha fondato una casa di distribuzione, la Movimento Film, che a poco più di un anno di distanza distribuirà anche Il colore delle parole (2009), un documentario sul poeta, artista, narratore e mediatore culturale camerunense Teodoro Ndjock Ngana.
Ci aveva già parlato di questo progetto nel 2008, ma all’epoca i lavori erano bloccati a causa della mancanza di finanziamenti per le riprese in Italia. In questo periodo sono intervenute diverse co-produzioni che hanno permesso a Puccioni di presentare Il colore delle parole nella sezione Orizzonti dell’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Teodoro è una figura ormai storica della meno recente ondata migratoria in Italia e fa parte dei primi gruppi d’immigrati che negli anni Settanta sono arrivati in Italia per lo più con borse di studio. Teodoro si definisce un africano integro, vive in Italia da 30 anni, è difensore civico, studioso e scrittore, narratore di miti e patriarca. Martin è un musicista, anche lui arrivato negli anni Settanta a Roma, mentre Steve è avvocato e mediatore culturale. Tutti sono stati protagonisti dei primi anni d’immigrazione in Italia, tutti hanno studiato a Roma, hanno vissuto insieme, hanno messo su un gruppo musicale, Congo Tropical, e nel 1989, con l’assassinio di Jerry Maslo, rifugiato politico sudafricano, capirono insieme come stavano andando le cose in Italia.
Nel 1990 arriva la legge Martelli, poi la Turco Napoletano, nel 2002 la Bossi Fini, metre il 2009 è stato l’anno del pacchetto sicurezza: dopo anni di battaglie per il riconoscimento dei diritti, per la cittadinanza, la situazione precipita, peggiora e arriva a negare diritti minimi essenziali. In questo clima di sconcerto, abbandono e degrado la figura di Teodoro e quelle dei suoi amici appaiono quanto mai importanti per comprendere un fenomeno sconosciuto alla maggior parte del paese per quello che è stato ed è nella realtà.

Dalle lezioni di letteratura tenute negli anni Novanta nei licei da Teodoro e da altri rappresentanti della cultura dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, fino alla figlia di Teodoro, nata in Italia, che fa parte della G2, una seconda generazione che non si riconosce affatto in questa definizione. Una riflessione sul tema dell’integrazione e sull’interculturalità che Puccioni affronta in un interessante intreccio generazionale, tra padre e figlia, attraverso la mutazione della situazione politico-sociale in Italia dovuta al modificarsi delle leggi sul tema dell’immigrazione.

Il colore delle parole alterna interviste ad immagini di repertorio, all’esperienza in Africa con Teodoro, una formula stilistica classica per un documentario che ha la sua parte più interessante nella scoperta di questa prima generazione d’immigrati dei quali non si è parlato molto e che nel tempo è stata dimenticata mentre ci si è concentrati sulla G2 e sui nuovi flussi migratori.
Sono invece particolarmente interessanti le prime interviste ai protagonisti nelle quali raccontano il loro arrivo e i primi anni in Italia, la convivenza e le feste aperte a tutti gli africani. Puccioni mostra immagini che forse aiutano a costruire un’immagine diversa da quella che normalmente passa attraverso i media, presentando volti, personaggi e situazioni in un modo diretto, onesto, senza manipolazioni finalizzate a suscitare un preciso e stabilito stato d’animo.

Il colore della parole è un intenso e originale viaggio nel mondo dell’immigrazione in Italia in un momento in cui vogliono farci credere che questo sia un male che logora il nostro paese.

Alice Casalini | 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsIl colore delle parole
Regia: Marco Simon Puccioni; sceneggiatura: Marco Simon Puccioni; fotografia: Alessandro Bonifazi; suono: Vanessa Lorena Tate; montaggio: Erika Mannoni; musica: Rudy Gnutti; interpreti: Teodoro Ndjock Ngana, Angela Plateroti, Justin Mvondo, Kongo Martin, Steve Emejuru, Angelica Ngo Ndjock Ngana, Armando Gnisci, Franco Pittau; origine: Italia, 2009; formato: DPC Colore; durata: 70’; produzione: Intel Film, Blue Film; in collaborazione con Aamod, Associazione KEL’LAM; distribuzione: Movimento Film

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