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Cargo

di Clive Gordon

Nel ventre molle dell'Occidente

Presentato all’interno della sezione “La fabbrica dei progetti” al Festival Internazionale del Film di Roma, Cargo (2005) è un’opera molto particolare che reca la firma di Clive Gordon, un regista di film realizzati appositamente per il piccolo schermo. Il film - scritto da Paul Laverty, consueto sceneggiatore degli ultimi film di Ken Loach - è incentrato sul giovane Chris (Daniel Brühl) che, vistosi confiscare sul suolo africano il passaporto dalla polizia locale, decide di imbarcarsi clandestinamente su Gull, un cargo diretto alla volta del porto di Marsiglia. Durante il viaggio, il passeggero non autorizzato viene individuato dal personale di bordo e costretto a lavorare al fine di pagarsi la traversata. Un mistero impenetrabile sembra aleggiare sul bastimento e, mano a mano che la verità verrà rivelata, Chris entrerà in conflitto diretto con i marinai, guidati dall’ambiguo capitano Brookes (Peter Mullan).

Cargo inquadra la triste realtà dell’immigrazione clandestina, in un intreccio sospeso tra riflessione sulla responsabilità e gli errori/orrori commessi da chi non riconosce più l’importanza degli esseri umani. Un viaggio nella follia e nella speranza, coltivando in fondo all’animo il miraggio di un futuro benevolo lontano dalla propria terra natia, una lusinghiera illusione da difendere con le unghie e con i denti, ostentando il coraggio di andare oltre. Per certi versi, l’irregolarità del personaggio principale è parallela alla condizione degli altri profughi africani nascosti in quella sorta di amniotico ventre femminile o vulva accogliente che è il cargo del titolo; eppure, almeno all’inizio, viene trattato dagli uomini di mare come un clandestino di serie A.

Una sorta di sperimentazione visiva è ritracciabile in Cargo, soprattutto laddove l’autore adotta brillantemente la scrittura della suspence. Girata interamente - ad eccezione del prologo ambientato in un anonimo paese africano (e girato in Sudafrica) - su una nave mercantile, la pellicola di Gordon non ha lo scopo di assicurare una fluidità narrativa: lo scorrimento del tempo è come raggelato dalla volontà di un’inalterabile densità dello spazio, una dimensione claustrofobica che permette alla nave da carico di esibire il suo volto, quello più vero. A ciò si aggiunga la presenza di personaggi poco numerosi e l’azione tutto sommato parca di avvenimenti.

Gordon attua una strategia paratestuale implicante, pressoché, un quasi totale abbandono del naturalismo: si tratta del cosiddetto “tema degli uccelli”, una figura metaforica-metonimica presente sin dall’inizio del film. Lo sguardo degli uccelli che sorvegliano Chris, infatti, sta implicitamente a simboleggiare le pulsioni omicide nutrite dall’intera ciurma, al completo. Per di più la stessa musica suggerisce, all’ascolto, il volo frenetico degli uccelli.

Riguardo al visionarismo religioso presente nel lungometraggio, il regista attinge alla realtà della simbologia cristiana, al punto che il protagonista assurge al ruolo di figura cristologica. Qui risiede la sua statura di eroe tragico. Simile allegoria è esplicitamente esibita nella sequenza finale dove, alla maniera della celebre Pietà michelangiolesca, un prostrato Peter Mullan tiene amorevolmente fra le braccia il corpo senza vita di quel giovane salvatore di fine millennio.

Il merito del regista è da rintracciarsi nel sensibile investimento attuato anzitutto nella dimensione artistica e nella scelta di un cast di tutto rispetto, su cui spicca un veterano del cinema come l’anglosassone Peter Mullan e il promettente Daniel Brühl, già visto nell’impegnato Salvador - 26 anni contro (Manuel Huerga, 2006) e, più recentemente, nel tarantiniano Bastardi senza gloria (2009).

Maria Cristina Caponi | 4. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsCargo
Regia: Clive Gordon; sceneggiatura: Paul Laverty; fotografia: Sean Bobbitt; montaggio: Fernando Franco; scenografia: Jordi Yrla; costumi: Sabine Daigeler; interpreti: Daniel Brühl, Peter Mullan, Luis Tosar, Gary Lewis, Nikki Amuka-Bird; origine: Spagna, Gran Bretagna, Svezia, 2005; formato: 35 mm, 1:2.35; durata: 95 minuti; produzione: Andrea Calderwood, Juan Gordon; distribuzione internazionale: Wild Bunch Pictures

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