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Sons of Cuba

di Andrew Lang

Piccoli uomini sul ring della vita

Presentato nella sezione L’Altro Cinema - Extra del Festival Internazionale del Film di Roma, dove ha vinto il premio Marc’Aurelio d’Argento per il Miglior Documentario, il film Sons of Cuba di Andrew Lang ci permette l’ingresso all’interno di un’accademia molto speciale, dove piccoli uomini combattono tra ideali già radicati e una dura realtà quotidiana.

Siamo a Cuba, ed è l’anno 2006. Dopo una breve carrellata notturna tra le strade di una città, l’Havana, quasi irriconoscibile, ecco che sin da subito ci troviamo all’interno dell’Accademia della Boxe de l’Havana Under 12, dove piccoli baby pugili si allenano duramente e senza sosta per riuscire a superare le selezioni e partecipare al Campionato Nazionale.
Seguiamo il loro lavoro, che comincia alle 4 di notte e finisce alle 21.30 di sera, quando i piccoli pugili tornano nei loro letti, nelle grandi camerate dell’Accademia.

L’Accademia è una struttura quasi vuota e povera di attrezzi specializzati, ma piena di passione e disciplina, caratteristiche che si incarnano nella figura del coach dei ragazzi, un uomo attento e presente che finisce per essere più di un amico, forse anche un padre, ma comunque una guida che li accompagna nella crescita personale e sportiva. Vigila sui ragazzi e con modi dolci ma sicuri li invoglia, li stimola e insegna loro le dure leggi della boxe, senza mai smettere di accarezzarli e coccolarli.
Tra i tanti ragazzi facciamo subito amicizia con Cristian, soprannominato “il nonno”, figlio di un pugile ai suoi tempi molto famoso, che si allena senza sosta e con tanta caparbietà per raggiungere il suo sogno: essere qualcuno nella vita, diventare un grande pugile e aiutare la sua famiglia.

Come lui, ce ne sono tanti altri all’interno dell’Accademia, piccoli uomini che hanno grandi ambizioni, ma sempre mosse dalla volontà di essere utili alla famiglia, alla società e alla patria, come il grande Fidel, «nostro comandante», gli ha insegnato.
Perché anche di questo tratta questo film riuscito molto bene, che ci mostra attraverso gli occhi di piccoli pugili, ma sempre bambini, come a Cuba l’insegnamento dei grandi ideali cominci molto presto, attraversando tutte le espressioni della comunità, investendo infine anche lo sport, strumento e insieme espressione di un potere presente ovunque. Come appare chiaro dalla scena in cui i piccoli assistono attenti e seri davanti alla televisione ad un telegiornale in cui viene trasmesso il discorso di Castro in cui lascia temporaneamente i suoi poteri al fratello Raul, «per motivi di salute».

Preoccupati e perplessi, i piccoli non smettono mai di lottare e ora, ancora di più, combattono per Cuba, perché Fidel sia sempre fiero di loro, ma anche e sempre per dare soddisfazioni e gioie ai loro genitori. Anche se non tutti riescono nello scopo. Otto mesi di allenamento severo e faticoso, otto mesi di rinunce ai cibi più gustosi: sacrificio troppo grande per Santos, piccolo pugile “sovrappeso” che non riesce a passare le selezioni finali a causa dei suoi 4 chili di troppo.

Gravano sui piccoli pugili grandi responsabilità e attese, come quella di mandare avanti la famiglia e assicurare un futuro sereno ai vecchi genitori che hanno riposto tutte le loro speranze nei loro figli. Anche Junior è, come Cristian, un atleta promettente e anche lui, come tutti i baby pugili, ha una situazione complessa a casa e lotta per diventare un grande uomo. Sono proprio loro due, insieme ad altri atleti, ad essere scelti dall’allenatore per la formazione della squadra che parteciperà al Campionato Nazionale per sfidare i campioni in carica, i grandi e “lunghi” Matanzas. Dopo combattimenti duri e pericolosi per ragazzi così piccoli e fragili, Cristian vince l’Oro, supportato dal tifo di tutta la squadra e soprattutto dei suoi genitori.
Grandi emozioni, tante lacrime versate per commozione e gioia, primo fra tutti dall’allenatore che, in disparte, confessa alle videocamere sempre presenti nei momenti più complessi, di essere molto fiero del suo piccolo atleta.

Una regia attenta e decisa nei movimenti che non stanca mai, ma che anzi con primi piani descrittivi e analitici, ci avvicina, mai bruscamente, ai personaggi del film, bambini e non, e che con le musiche giuste ci fa entrare ancor di più nel ritmo di un paese che non si riposa mai.
A volte i piccoli pugili giocano addirittura con la videocamera, come se fosse quasi parte dell’Accademia, e forse alla fine del film ci sentiamo un po’ tutti parte di quest’avventura che ha finito per accarezzarci dentro, facendoci conoscere dei piccoli uomini che ci hanno insegnato a riflettere su temi che forse a Cuba sono troppo presenti, ma qui quasi assenti.

Un finale sereno che, nei titoli di coda, riprende il suo carattere più fortemente documentaristico quando alcune scritte ci fanno sapere che nel 2008 Fidel Castro ha lasciato Cuba in mano a Raul e che il vincitore del Campionato Nazionale si allena ora con gli over 12, continuando a lottare per le olimpiadi...
Noi ci auguriamo di rivederlo lì!

Laura Campanile | 4. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsSons of Cuba
Regia: Andrew Lang; fotografia: Andrew Lang, Domingo Triana Machin; montaggio: Simon Rose; musica: Jack Ketch; interpreti: Yosvani Bonachea (allenatore); Cristian Martinez detto The Old Man, Santos Urguelles detto The singer, Junior Menendez detto The Dalmation (baby pugili); produzione: Andrew Lang, Francine Heywood, Laura Giles, Mandy Chang per Windfall Films; sito ufficiale: http://www.sonsofcuba.com/; distribuzione italiana: Fandango; origine: Gran Bretagna, 2009; durata: 88’.

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