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Torino Film Festival: l'importanza di essere tunisino

di Maria Coletti

Due occasioni per scoprire l’attore Ahmed Hafiene

Arrivato alla 27. edizione, il Torino Film Festival (13-21 novembre 2009, http://www.torinofilmfest.org) cambia il direttore ma non lo spirito “giovane”, con un taglio fortemente orientato alle opere prime, seconde e terze e ad una selezione variegata, capace di spaziare fra autori, generi e sperimentazione. Il passaggio di consegne da Nanni Moretti a Gianni Amelio si è forse caratterizzato per un’attenzione maggiore alla produzione italiana, per la suggestione letteraria dei titoli delle sezioni che accompagnano il concorso ufficiale e per due nuovi premi (Gran Premio Torino e Torino Cult).

Ma veniamo al programma. Volendo segnalare, come facciamo per ogni festival, le proiezioni di film africani e delle diaspore o di film di interesse panafricano, dobbiamo purtroppo constatare la totale assenza in cartellone di registi africani o di seconda generazione.
Una piacevole sorpresa è però la presenza nella sezione “Festa mobile” di due film interpretati dall’attore tunisino Ahmed Hafiene ed aventi in qualche modo al centro il tema dell’immigrazione, della società interculturale in Italia e le mille ed ambigue sfaccettature di una convivenza non sempre facile: La cosa giusta di Marco Campogiani e La straniera di Marco Turco.
Ispirata ad uno degli incipit più famosi della storia della letteratura, quello di Festa mobile di Ernest Hemingway, memorie della Parigi degli anni ’30 pubblicate postume nel 1964, questa sezione del festival è uno spazio in movimento, con le anteprime più attese e i film più stimolanti visti all’estero, gli esemplari più bizzarri e i più rigorosi sguardi sulla realtà, da combinare insieme seguendo i gusti personali. Con una piccola indicazione di percorso tra due filoni: “Figure nel paesaggio”, per i film costruiti secondo uno schema narrativo di finzione, e “Paesaggio con figure”, per i film che, invece, si concentrano sulla presa diretta della realtà.

Opera prima di Marco Campogiani, La cosa giusta [nella foto i tre interpreti del film] è girato fra Torino e Tunisi e indaga sul clima di razzismo, intolleranza e sospetto post 11 settembre. Due poliziotti dal carattere molto diverso (Ennio Fantastichini e Paolo Briguglia) si trovano a indagare su un arabo sospettato di terrorismo e in attesa di giudizio (Ahmed Hafiene). Tra i due, dopo conflitti anche aspri, sembra nascere una certa intesa. Nel frattempo cominciano a conoscere anche l’indagato, che si rivela una persona sensibile e umana. Come spiega il regista nel pressbook del film: «C’è - credo - una lacerazione, una rinnovata “opacità” del mondo, una difficoltà a conoscere e confrontarsi, una diffidenza crescente verso l’estraneo. E credo che abbia un senso rappresentarla, senza ricomporre lo strappo nel racconto, per quanto ciò possa apparire, alla fine, gradevole e rassicurante. Queste erano le intenzioni. So che tutti quelli che hanno fatto il film - dall’attrezzista che arrivava per primo sul set all’alba ai protagonisti che riempiono lo schermo - hanno lavorato con passione e convinzione. E spero che queste cose passino, un po’, attraverso i fotogrammi».
La cosa giusta - interpretato anche da Samya Abbary, Camilla Filippi, Anis Gharbi, dallo scrittore Younis Tawfik, dall’attore e regista italo-tunisino Hedy Krissane e dal filosofo Gianni Vattimo - è distribuito da Cinecittà Luce e sarà in sala dal prossimo 20 novembre, quasi in contemporanea con il Torino Film Festival, dove sarà presentato martedì 17 novembre alle ore 20.15 presso il Cinema Ambrosio. Mentre il trailer del film è visibile su You Tube: http://www.youtube.com/watch?v=aACkotvk80c

Un sottile filo rosso lega La cosa giusta all’altro film interpretato da Ahmed Hafiene e presentato nella sezione “Festa mobile” del Torino Film Festival: La straniera di Marco Turco è infatti tratto dall’omonimo romanzo (Bompiani, 2001) dello scrittore iracheno, naturalizzato italiano, Younis Tawfik, con il quale ha ottenuto, fra gli altri numerosi premi, anche il Grinzane Cavour.
Con La straniera, Marco Turco – dopo alcune regie di film (La sveglia, 1996; Vite in sospeso, 1999) e documentari (In un altro paese, 2005) – racconta dall’interno una storia di immigrazione molto particolare, interpretata da Ahmed Hafiene e Kaltoum Boufangacha. Naghib e Amina, i due protagonisti, sono marocchini immigrati in Italia. Lui è un architetto affermato che ha una relazione con un’italiana. Lei, clandestina in cerca del marito, finisce col prostituirsi. Una drammatica storia d’amore mancato e di integrazione impossibile, girata tra Torino e il Marocco, che speriamo di poter vedere presto in sala.

Due film che certamente permetteranno al pubblico italiano di apprezzare la bravura e la duttilità di un attore come Ahmed Hafiene, già dimostrata al Festival Internazionale del Film di Roma con il film La giusta distanza di Carlo Mazzacurati. Un attore particolarmente vicino all’Italia, dove ha lavorato anche per il prossimo film di Daniele Luchetti (La vita non si ferma mai) e per l’opera prima di Isotta Toso Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, ma che ha interpretato alcuni tra i più importanti film tunisini degli ultimi anni, come Poupées d’argile (2002) di Nouri Bouzid e El kotbia (2003) di Nawfel Saheb Ettaba .

Per finire, un titolo sperimentale da tenere d’occhio, sempre nella sezione “Festa mobile” del TFF, ma fra i documentari di “Paesaggio con figure”, è Les Racines du brouillard (Betacam, 53’) della belga Dounia Bovet-Wolteche, ovvero un racconto a tre voci: Ali, combattente indipendentista algerino condannato a morte dalle autorità francesi, morto lontano dalla sua patria; la sua amica Axelle, che torna in Algeria sulle tracce che Ali e i suoi ideali hanno lasciato nella storia algerina; Dounia, autrice del film, che con il suo Super8 in bianco e nero disegna le impossibili “radici della nebbia”, per non cedere alla rassegnazione dell’oblio.

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