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Tenir tête

di Julia Cordonnier

Cronache di banlieue

Presentato in anteprima nell’ambito della quarta edizione del Festival CinéBanlieue di Saint-Denis, poco fuori Parigi, Tenir tête (Tener testa), della giovane regista francese Julia Cordonnier, ci introduce con semplicità ed onestà intellettuale nel precario mondo dell’integrazione delle famiglie nordafricane in Francia. Di breve durata - appena 70 minuti - si tratta in realtà di un tv movie coprodotto da France Télévision, pensato per rilanciare il palinsesto della seconda serata. Andrà a inserirsi in una collezione di dodici film dal titolo Identités i cui progetti sono stati selezionati tramite concorso e coprodotti con altrettante case di produzione indipendenti e che saranno a breve trasmessi nella stagione invernale su France 2.

Nel plot, Karim e Samra sono fratello e sorella. La loro famiglia è di origine maghrebina. Abitano a Aubervilliers, nella periferia degradata a nord di Parigi. Lui boxer e operaio precario. Lei pallavolista e aiuto infermiera. Le loro vite scorrono in parallelo ed entrano in collisione in un panorama umano arido, dove i principi ispiratori di libertà, uguaglianza e fraternità sembrano disintegrarsi l’uno per assenza dell’altro.

La peculiarità produttiva ha influito chiaramente sull’estetica. Il film è girato in digitale, quasi interamente con una macchina a spalla che segue le peripezie dei protagonisti. Le scenografie sono essenziali. Sono i visi che trionfano nelle inquadrature. Il racconto per fortuna non soffre la povertà dei mezzi. I toni grigi e freddi della periferia industriale, gli ambienti di lavoro marcatamente asettici, quelli domestici più che modesti, tutto è strutturato per avvertire un senso di disagio e di estraneità ad una realtà aggressiva e antropofaga.

L’identità dei personaggi si delinea attorno allo sport: valvola di sfogo ma anche ambiente in cui resiste nonostante tutto un senso di lealtà e rispetto, sempre più raro nelle grandi concentrazioni urbane. Gli attori, tra cui molti non professionisti alla loro prima esperienza, sono tutti convincenti, grazie anche ad un casting particolarmente attento. Soprattutto i due giovani protagonisti Sabrina Ouazani e Salim Kéchiouche - la prima lanciata da Abdellatif Kechiche in La schivata (L’esquive, 2004), il secondo già visto in Les amants criminels (François Ozon, 1999) e due film di Gael Morel - portano letteralmente sui loro volti il buon esito dell’operazione.

Apprezzabile la discrezione con cui viene calata una musica originale in alcuni brevi momenti di raccordo, senza abusi né sentimentalismi gratuiti. Infine, un agile montaggio alternato dona un buon ritmo e rende il racconto più accessibile al grande pubblico (assopito) a cui è destinato. Nonostante alcune debolezze, la sceneggiatura regge la sfida della soglia di attenzione e regala dei momenti di insolita profondità se confrontati al panorama televisivo nostrano. Soprattutto il finale sospeso che apparirebbe avanguardistico sulle nostre polverose fiction. In definitiva niente male per un film girato in soli venti giorni con evidente coraggio e voglia di raccontare la realtà senza nasconderne a volte la deriva, altre la miseria.

Riccardo Centola | 4. Festival CinéBanlieue

Cast & CreditsTenir tête
Regia: Julia Cordonnier; sceneggiatura: Aurélie Cardin, Julia Cordonnier; musiche: Thierry Boulanger; interpreti: Salim Kechiouche, Sabrina Ouazani, Zohra Benali, Olivia Barreau, Rodolphe Saulnier, Nina Seul, Alaa Oumouzoune, Kader Boukhanef; origine: Francia, 2009; formato: digitale, colore; durata: 70’; produzione: Arturo Mio per France 2 (Collections "Identités"); blog del film: tenir-tete.blogspot.com

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