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Hijab El-Hobb (Amours voilées)

di Aziz Salmy

Tutto quello che il velo non può celare

Fra i film in concorso alla 15. edizione del MedFilm Festival è da segnalare Hijab El-Hobb (Amours voilées), l’opera prima del regista marocchino Aziz Salmy, incentrata su una storia tutta al femminile. La dottoressa marocchina Batoul incontra in un locale l’affascinante Hamza. Fra i due scatta subito la scintilla. Amour fou contrastato all’interno di una società che non vede di buon occhio l’atteggiamento emancipato della giovane protagonista.

La giovane dottoressa Batoul è stanca della sua infelice condizione di amante clandestina e sente la sua sessualità come se fosse un peccato. La donna desidererebbe un rapporto legalizzato unicamente per soddisfare le aspettative della famiglia e i dettami della religione musulmana. Per quanto riguarda l’atteggiamento ironico del suo compagno Hamza verso la rispettabilità, si potrebbe ipotizzare che dietro il suo rifiuto di convolare a giuste nozze si celi in realtà una fantasia libidinosa: quella di aumentare l’intensità erotica della coppia, attraverso appuntamenti sessuali illeciti. Sin dall’inizio, lo spettatore percepisce come tale rapporto amoroso non poggi su solide basi ma abbia, al contrario, una valenza puramente occasionale. È lecito inquadrare la passione smodata del personaggio femminile all’interno degli schemi del melodramma classico; infatti, pur essendo espressa sessualmente, non verrà mai realizzata in termini di contenimento sociale. Allo stesso tempo, la morte del fratello in un incidente automobilistico riveste il significato simbolico del prezzo da pagare per le sue colpe.

C’è tutto un circuito che salta attraverso questa atipica figura femminile. Dalla marginalità sociale alla visibilità della donna il passaggio è tutt’altro che agevole e indolore, soprattutto nella società marocchina dove il principio d’eguaglianza non è legittimo per il sesso debole, posto all’interno di rigide griglie. È possibile definire la protagonista come una figura muliebre che cerca di combattere l’ideologia di una passatista società patriarcale: del resto, Batoul – interpretata sullo schermo dall’affascinante attrice franco-algerina Hayat Belhalloufi – non è il riflesso di quel vagheggiato ruolo che da sempre la società patriarcale ha ritagliato sulla donna, come si evince perfettamente dal finale. Perciò, laddove la parte iniziale dell’opera mette in scena il regresso di Batoul alla fase attiva di stampo pre-edipico, la fase conclusiva non sembra minimamente ripristinare le condizioni di una sessualità passiva in quanto adulta. Anzi.

Elementi visivi di una data alterità esotica vengono volontariamente lasciati esistere ai margini di un sistema capitalistico, messi in scena unicamente nella colonna sonora che accompagna ossessivamente le immagini, oltre a essere relegati nell’inalterabile densità di alcuni spazi caratteristici come il locale notturno dove Batoul e Hamza fanno conoscenza. Il tentativo di un accesso più intimo al film passerà poi attraverso l’enunciazione di un leitmotiv ricorrente: l’immagine del velo obbligatorio per le donne, lo hijab del titolo per l’appunto.

Al pari dei prodotti audiovisivi pensati per il mercato occidentale, lo sviluppo del personaggio e l’effettivo realismo insito nella pellicola sono elementi tali da non lasciare insensibile il pubblico marocchino, che ha molto apprezzato l’opera del regista Aziz Salmy. Quest’ultimo si è dimostrato in grado di rappresentare il proprio popolo, sia comportandosi come un vero e proprio portavoce delle rivendicazioni femminili sia rispondendo colpo su colpo alla dura battaglia requisitoria contro la sua opera, campagna portata avanti dal leader politico Abdelbari Zemzmi e dall’imam della moschea Hamra di Casablanca. Non si esclude la possibilità di un probabile sequel di Hijab El-Hobb, come lo stesso Salmy ha recentemente annunciato.

Maria Cristina Caponi | 15. MedFilm Festival

Cast & CreditsHijab El-Hobb (Amours voilées)
Regia: Aziz Salmy; sceneggiatura: Aziz Salmy; fotografia: Denis Gravouil; montaggio: Pierre Goupillon; musica originale: Léon Rousseau; scenografia: Tayeb El Alaoui; suono: Patrice Mendez, Mathieu Tiger; interpreti: Hayet Belhalloufi, Younes Megri, Saadia Ladib, Mansour Badri, Khalid Bekkouri, Malika El-Omari, Aziz Hattab, Najat Kheir Allah, Amina Rachid, Nora Skali; origine: Marocco, 2008; formato: 35 mm; durata: 105’; produzione: Aziz Salmy, Hakim Sarahoui per Arts Films, Les Films de Cléopatre, Soread-2M; sito ufficiale: www.amoursvoilees.info

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