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Io, loro e Lara

di Carlo Verdone

Un missionario in Italia

Torna immancabile il film di Carlo Verdone che esce a due settimane di distanza dal gruppo ormai sempre più affollato di cinepanettoni: Io, loro e Lara (2010) è l’ultima fatica del regista romano che firma il suo ventunesimo film e torna a uno stile più personale e una cura maggiore nella costruzione della storia, che lascia spazio a numerosi momenti corali nei quali s’incrociano le storie dei personaggi. Verdone abbandona isterismi vari e crisi d’identità patologiche incentrate sul singolo individuo e allarga lo sguardo alla società italiana mostrandone turbamenti, follie e contraddizioni attraverso la figura di un prete missionario che torna a casa dopo molti anni: don Carlo Mascolo.


Trailer fornito da Filmtrailer.com

Verdone interpreta ovviamente il ruolo di don Carlo che, in un momento di crisi profonda, torna a casa sperando di riuscire a risolvere i propri problemi e a trovare risposte alle proprie domande. Arrivato a Roma però, trova tutto cambiato: il padre con parrucchino, ringiovanito e ballerino che ha sposato Olga, la badante ucraina, la sorella Beatrice psicologa isterica e il fratello Luigi, cocainomane, uniti nella lotta contro Olga che sta usurpando la loro eredità. Le vite dei tre fratelli s’intrecciano con Lara, sottocontrollo di due psicologhe in seguito a una forte depressione. Da questo incontro sorprendente nascerà il vero scompiglio nella famiglia Mascolo.

Verdone riesce a dipingere un affresco amaro e desolante della nostra società: attaccati a beni materiali per nascondere altro, ragazzi in balia di mode assurde alla ricerca di una necessaria e disperata identificazione con qualcuno o qualcosa. La figura del prete missionario è dunque la chiave per leggere questa realtà malata ma se la lettura dell’Italia di oggi è degna dei miglior Verdone non si può dire lo stesso per un certo modo datato d’interpretare l’Africa e gli immigrati africani: l’Africa come paese dove nonostante tutto, guerre, fame, malattie, si riesce a ancora ad apprezzare la vita oppure, come dice don Carlo, si balla. Una contrapposizione troppo facile e una visione troppo esotica che è ancor più esplicita nella breve scena della festa alla quale Don Carlo è invitato da una ragazza del villaggio dove lavora in Africa e che ora vive a Roma. Dall’incontro fortuito su un autobus strapieno, come sempre nella capitale, don Carlo riesce a trovare un angolo della sua amata Africa, solo che, anche in questo caso, ci si ripropone una situazione stereotipata: un salotto di una casa dove tutti, tranne don Carlo, sono in abito tradizionale a ballare musica africana, salvo poi non indossarlo per la vita quotidiana nella quale vivono ben altre situazioni.

Io, loro e Lara mette in scena in modo organico ed equilibrato una serie di personaggi che portano avanti il film insieme. Le storie si sviluppano in modo corale fatta eccezione per il padre di don Carlo, presente e ben tratteggiato nella prima parte per poi essere totalmente abbandonato nella seconda. Al contrario Verdone lascia il giusto spazio ad Angela Finocchiaro e Anna Bonaiuto, due attrici che diventano spalle perfette per un film che riesce a far sorridere senza troppe volgarità ma con molte parolacce che d’altra parte sono ormai il segno tangibile del decadimento della nostra piccola Italia. Meno convincente dal punto di vista dell’interpretazione Laura Chiatti, che comunque centra il personaggio di Lara.

Il film lascia l’amaro in bocca, Don Carlo scappa dall’Italia dove non è riuscito a risolvere nessun problema perché nessuno si è neppure degnato di chiedergli come mai è tornato: un paese chiuso nel nulla che non sembra aver speranze e forse, il finale buonista ma forzato serve a provare a lasciare uno spiraglio per non uscire tristi e senza speranza.

Alice Casalini

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