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Maher racconta la fuga in Egitto di Gesù

di Leonardo De Franceschi

Diverse prestigiose testate egiziane in inglese, da Al-Ahram Weekly a Al-Masry Al-Youm, hanno dedicato nei giorni scorsi alla notizia un certo spazio, ma sorprendentemente fuori dall’Egitto non è ancora rimbalzata. Ahmed Maher, emergente regista egiziano, in concorso a Venezia con il costoso e ambizioso Al musafir (Il viaggiatore) dopo diversi anni di studio trascorsi a Roma, ha annunciato l’intenzione di realizzare prossimamente un film ispirato ai Vangeli, concentrandosi sull’infanzia di Gesù e in particolare sull’episodio della fuga in Egitto. Al massih (Il messia), questo è il titolo provvisorio del film, dovrebbe essere pronto per il 2011, e se ne parla come di una grande produzione da 50 milioni di lire egiziane (oltre 6 milioni e 300 mila euro), per la quale esiste già una sceneggiatura, firmata da Fayez Ghali, nei mesi scorsi annunciato come regista del progetto.

Lo script, per il quale lo sceneggiatore ha fatto riferimento soprattutto ad antiche fonti della tradizione copta, è diviso in tre parti, narrando la nascita di Gesù a Betlemme, il viaggio in Egitto della Sacra Famiglia e infine il ritorno in Terra Santa. Maher vorrebbe poter girare in Israele, ma è naturalmente pronto a spostare le riprese in Libano o il Siria, in caso diventasse impossibile lavorare sui luoghi originali, sottolineando la necessità di includere nelle riprese immagini del templi faraonici, tolemaici ed ebraici per restituire la verità storica dell’Egitto.
Il regista ha confermato di puntare a un film di coproduzione angloegiziana, con un cast internazionale di primo livello, pensando ad attori del calibro di Morgan Freeman, Samuel Jackson o Ben Kingsley per il ruolo di Giuseppe e Monica Bellucci per il ruolo di Salomè.

Circa gli spinosi risvolti religiosi legati al divieto assoluto da parte della tradizione islamica di rappresentare i profeti (e quindi anche Gesù, considerato profeta dal Corano), o ai rapporti con la chiesa ortodossa copta (cui appartiene lo sceneggiatore, mentre Maher è di confessione islamica), il regista ha riconosciuto che il film non mancherà di suscitare dibattiti e polemiche. Non è escluso infatti che venga chiamata in causa anche l’università di Al Azhar (che già nel 1994 portò in tribunale Youssef Chahine perché nel suo Al mohager/L’emigré aveva raccontato una storia ispirata alle vicende bibliche di Giuseppe), anche perché, oltre alla questione del divieto della rappresentazione, fra il Gesù biblico e l’Isa ibn Maryam coranico ci sono differenze sostanziali sul piano teologico, quanto alla natura divina e alla morte in croce. Se, come ci auguriamo, andrà in porto, Al massih sarà il primo film ad argomento religioso realizzato da diversi decenni in Egitto e il primo in assoluto sulla vita di Gesù.

«Io non voglio provocare problemi con questo film» ha dichiarato Maher. «Voglio solo esprimere le mie opinioni – non come musulmano o cristiano, ma come regista. Spero che questo film serva a liberarci del fondamentalismo religioso in Egitto – che sia islamico o cristiano. Ho incontrato critiche per questo film su dei forum in internet e altrove, anche se non abbiamo ancora cominciato a girare. Mi aspetto che i fondamentalisti cristiani e musulmani obiettino a questo film. Mi aspetto una controversia, e spero sia un dissenso civile. In ogni caso, spero che questo film superi i sentimenti di settarismo».
Ha aggiunto inoltre: «Sul piano internazionale, sembra che l’estremismo religioso si sia diffuso e diventato più forte nove anni dopo l’11 settembre, indipendentemente dal credo in cui si manifesta. Questo estremismo esercita una forte influenza in molte parti del mondo, ed è importante per l’Occidente capire che l’Egitto, che ha dato i natali ad Ayman El-Zawahiri e a Mohamed Atta, è anche il paese che ha abbracciato il bambino Gesù quando nessun altro lo voleva. Questo è il soggetto principale del film».

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