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Haiti: la speranza dal cinema

di Leonardo De Franceschi

In questi giorni nei quali i telegiornali di tutto il mondo vanno a caccia di storie spesso sensazionalistiche su quello che sta succedendo nella martoriata Port-au-Prince, vogliamo girarvi un reportage da Haiti pubblicato dal blog Shadow and Act, che getta una luce diversa, e più positiva, sulla voglia di resistere e ricostruire, del popolo haitiano. Al centro del reportage, una scuola di cinema che si trova nella cittadina di Jacmel, a una quarantina di chilometri dalla capitale, un tempo capitale della manifattura del caffè e del tabacco ed ora nota per la vibrante vita culturale, riattivata proprio dall’annuale Festival Film Jakmèl, promosso dalla scuola Ciné Institute a partire dal 2004.

Ciné Institute: Haiti’s Only Film School from Ciné Institute on Vimeo.

Il festival ha mostrato finora centinaia di film, a ingresso gratuito, coinvolgendo migliaia di spettatori. Ma la mission del Ciné Institute va oltre: «usare il potere del cinema, attraverso una programmazione educativa integrata, una formazione tecnica e un sostegno nella produzione», l’istituto «forma e sostiene la gioventù haitiana che hanno bisogno delle competenze creative, tecniche e manageriali necessarie per far crescere l’industria audiovisiva locale che può fornire il lavoro e lo sviluppo economico necessaria a migliorare le loro vite e le vite degli altri.» Ecco perché, l’istituto offre ai giovani haitiani diverse iniziative: Ciné Lékol - una scuola di cinema che forma alla realizzazione di documentari e spot pubblicitari; Ciné Services - un centro di produzione per studenti e laureati della scuola; Ciné Klas - una serie di proiezioni a scopo educativo in collaborazione con le scuole locali; e Ciné Klub - un programma settimanale di proiezioni culturali di film dal mondo.

Fin dal terribile sisma di martedi, l’istituto sta realizzando riprese del dopoterremoto, da pubblicare anzitutto sulla pagina Youtube dell’istituto (vedi), e sul sito ufficiale (vedi). Il blog da cui abbiamo ripreso il reportage segnala che alcuni studenti di cinema haitiani dell’istituto, che sono sul posto a fare riprese e caricarle in rete, sono alla ricerca di montatori volontari interessati a dare una mano, preferibilmente a New York. Il contatto telefonico in questione è quello di Alana (212-334-6260).

Vogliamo chiudere con questa dichiarazione pubblicata sul sito dell’istituto dal regista e cofondatore David Belle:

Ci è stato detto che molte fonti giornalistiche americane dipingono Haiti come una pentola pronta ad esplodere. Mi è stato detto che gli episodi principali nei media maggiori sono su saccheggi, violenza e caos. Non ci può essere nulla di più lontano dalla verità. Ho percorso l’intera città (Port-au-Prince) dal mio arrivo. L’estensione dei danni è assolutamente sconvolgente. Ad ogni passo, ad ogni angolo si assiste a una nuova orribile tragedia; case, uffici, scuole rase al suolo. Dietro ogni montagna di detriti ci sono persone, perlopiù morte a questo punto. Il cattivo odore è soffocante. In ogni strada ci sono persone - sopravvissute - che hanno perduto tutto ciò che avevano: case, genitori, figli, amici.

Non una volta siamo stati testimoni di un solo atto di aggressione o violenza. Al contrario, abbiamo visto vicini aiutare vicini ed amici aiutare amici e sconosciuti. Abbiamo visto vicini scavare fra le macerie a mani nude per trovare sopravvissuti. Abbiamo visto medici tradizionali curare i malati; abbiamo visto cerimonie funebri per funerali di massa e residenti ad aspettare pazientemente sotto il sole cocente con nulla se non le poche cose rimaste. Una città in ginocchio di due milioni di persone aspetta aiuto, medicine, cibo e acqua. Molti non hanno ricevuto niente di tutto questo. Haiti può essere fiera dei suoi sopravvissuti. La loro dignità e integrità davanti a questa tragedia è in se stessa straordinaria.

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