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Sundance 2010, si parte da oggi

di Leonardo De Franceschi

Poca Africa, spazio alle storie di diaspora

Oggi apre i battenti il Sundance Film Festival a Park City, Utah. Come già lamentammo l’anno scorso, anche nell’edizione twentyten, i selezionatori del festival non sono riusciti a trovare – ammesso che li abbiano cercati – titoli africani in grado di non sfigurare nelle due sezioni competitive del World Cinema, quella per i film a soggetto e quella dei documentari. Dobbiamo così accontentarci delle poche finestre aperte qua e là sulla vita del continente, anche quando promettono di insistere su chiavi di lettura dei rapporti nord/sud sempre all’insegna del solidarismo volontaristico. Come A Small Act (U.S. Dramatic Competition) di Jennifer Arnold, laureata in cinema alla UCLA ma anche in storia d’Africa a Nairobi, che proprio in Kenia ha scovato la storia al centro del film. Protagonisti ne sono un’anziana signora svedese e un avvocato keniota impegnato nella causa del sostegno all’educazione, Chris Mburu, che da bambino fu a sua volta adottato a distanza dalla signora in questione in modo da poter studiare.

Meglio forse spostarsi sui corti: nella sezione Spotlight campeggia un programma ambiziosamente battezzato New African Cinema, dove troviamo tre titoli di un certo interesse. Un transport en commun (titolo internazionale: Saint Louis Blues) di Dyana Gaye, promettente cortista senegalese già fattasi notare con l’acclamato Deweneti: prendendo forse spunto da un vecchio medio del connazionale Moussa Sene Absa (Yalla Yaana), ci fa salire su un taxi collettivo da Dakar a Saint Louis e descrive con i toni del musical un’Africa vitale e in viaggio. Non meno resistente la protagonista arrabbiata del futuribile Pumzi (nella foto), una messia al femminile dal look alla Skin che libera il proprio popolo trent’anni dopo una Terza Guerra Mondiale combattuta per l’acqua: dietro la cinepresa, la nigeriana Wanuri Kahiu, che con From a Whisper fece razzia lo scorso anno di premi agli African Movie Academy Awards. E ancora un’eroina, sia pure in sedicesimo, è protagonista del terzo corto, il sudafricano The Tunnel, finanziato nel quadro del Focus Features Africa First Short Film Program e opera di una 23enne laureata dell’AFDA, Jenna Bass: ambientato nel 1980 in una regione dello Zimbabwe devastata dalla guerra, il film racconta le vicissitudini di una ragazzina che, con le armi della fantasia e dell’ingegno deve tenere viva la fiammella della speranza, pur essendo stata rapita e chiusa in un campo di guerriglieri.

Se allarghiamo la prospettiva alle storie che incrociano i destini di piccoli e grandi donne e uomini della diaspora, il quadro si anima maggiormente e così l’offerta di programmazione, che spazia in diverse sezioni. Tra i film di finzione in concorso (US Dramatic Competition), spicca Night Catches Us, scritto e diretto dall’esordiente black Tanya Hamilton, autrice del corto The Killers, molto apprezzato a Berlino e dalla critica americana. Il film, interpretato da due star nere di sicuro avvenire come Anthony Mackie (The Hurt Locker, Notorious B.I.G., Lei mi odia) e Kerry Washington (La terrazza sul lago, L’ultimo re di Scozia, Ray), ci riporta nell’America del COINTELPRO e della terribile lotta senza quartiere mossa al Black Panther Party: è un estate caldissima del 1976 quando Marcus torna a casa dopo anni di lotta armata, accolto con l’accusa di tradimento dai fratelli vicini al BPP; l’unica a capirlo sembra essere la vedova del migliore amico, Patricia.

Ancora più indietro guarda Freedom Riders (US Documentary Competition), scritto, diretto e prodotto dal veterano black Stanley Nelson, che ci reimmerge invece nella prima stagione della lotta per i diritti civili, in cui l’allora inquilino della Casa Bianca Kennedy era distratto dalla politica estera: il titolo allude alle migliaia di studenti bianchi e neri di college che, nel 1961, autoconvocandosi in spirito di solidarietà nei confronti dei neri in rivolta negli stati del sud, salirono insieme sugli autobus di linea, facendosi beffe delle leggi razziali ancora in vigore, e resistendo con coraggio agli assalti violenti dei militanti segregazionisti, spalleggiati dalla polizia. Non meno doloroso ma più personale e privato, il viaggio nel passato compiuto da Chico Colvard in Family Affair (US Documentary Competition): nella sua vita di bambino felice, tutto cambia quando un giorno, a dieci anni, per imitare un cowboy bianco visto in tv, spara alla sorellina; credendo di morire, la bimba rivela in ospedale alla madre che il padre la molesta da anni - scandalo, processo, dispersione dei figli. A distanza di quindici anni dall’evento che ha segnato tragicamente le sorti della sua famiglia, l’esordiente Colvard decide di fare i conti con il padre ed usa una videocamera per fare una sorta di esperienza di terapia di gruppo, i cui risultati sorprenderanno lui stesso per primo.

Nella nostra personale rassegna, merita una menzione particolare il doc Jean-Michel Basquiat: The Radiant Child di Tamra Davis, ex-regista di videoclip (ma anche di Crossroads, con Britney Spears e una giovanissima Zoe Saldana). Ma oltre al fantasma eternamente ritornante del geniale artista neoespressionista, a Park City sarà di scena in carne ed ossa anche un videoasta e performer graffiante come Kalup Linzy, in cartellone nella sezione New Frontier Performances and Installations con lo spettacolo Sweet, Sampled, and LeftOva.
Per chiudere, due new entries di sicuro interesse nella sezione NEXT, dedicata ai film più sperimentali e low budget. Bilal’s Stand, girato dal giovanissimo film maker Sultan Sharrief nell’ambito di un progetto dell’Università di Michigan – che lo ha visto lavorare con altri studenti di cinema e non professionisti – segue le vicende largamente autobiografiche di un ragazzo nero e musulmano di Detroit, combattuto fra la voglia di proseguire i propri studi e la necessità di mantenere i suoi, guidando il taxi di famiglia. Quanto a Homewrecker, dei fratelli Todd e Brad Barnes, viene presentata come una brillante fusione fra screwball e romantic comedy, con protagonista un tranquillo fabbro nero (Anslem Richardson) che vede la propria vita sconvolta dall’irruzione di una bionda piena di problemi. Domani vedremo quale di questi diventerà il nuovo Precious.

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