
Les Barons
di Nabil Ben Yadir
Ovvero come non crescere

Come trasformare l’inattività forzata in una filosofia di vita è l’ironica impresa nella quale riescono un gruppo di ragazzi, i barons, giovani disoccupati della banlieue di Bruxelles che si raccontano nel film d’esordio di Nabil Ben Yadir, regista di origine marocchina nato in Belgio. La seconda generazione continua a raccontarsi e a farsi rappresentare e Les Barons (2010) del giovane Ben Yadir alla sua prima prova dietro la macchina da presa, dopo diverse esperienze come attore e la direzione del cortometraggio Sortie de clown, è un esempio interessante di un filone del quale si possono citare Hexagone (1993) di Malik Chibane o più recentemente Wesh-wesh, qu’est qui se passe? (2000) di Rabah Ameur-Zaimeche.
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«Ogni passo ci avvicina sempre di più alla morte» questa teoria è alla base della filosofia che regola la vita dei Barons e in particolare dei tre protagonisti del film di Ben Yadir. Hassan, Aziz e Mounir si rifiutano di crescere, vogliono seguire i loro sogni e tirano a campare, riuscendo a ridere e scherzare, facendo dell’inattività un’arte. Tutto sembrerebbe andare per il meglio se solo non ci fossero le famiglie che la pensano in modo diverso. I barons resistono, ma ci sono due eccezioni: Malika, giovane e bella sorella che fa la giornalista, e Hassan che vorrebbe fare l’attore ma decide di andare incontro alle richieste della famiglia e inizia a lavorare per l’azienda di trasporto pubblico. Hassan è perdutamente innamorato di Malika che purtroppo è intoccabile, perché è la sorella di Mounir. La legge della banlieue.
Il modo di vita dei protagonisti è raccontato attraverso un gioco metalinguistico nel quale si mescolano realtà e finzione e del quale Hassan, aspirante attore comico, è l’artefice: la vita di Hassan è un continuo altalenarsi tra la vita reale e la rappresentazione teatrale che non risulta mai troppo artificiosa o forzata ma inserisce un elemento comico e surreale che diventa caratteristica principale del film. Ben Yadir manipola generi diversi creando una commistione interessante, con citazioni, stili che s’intrecciano uniti da una colonna sonora che è parte integrante del film senza mai ridurlo a un’unione poco fluida di videoclip musicali. Realtà e finzione si fondono senza mai contaminarsi e senza mai perdere la loro necessaria specificità all’interno dei vari momenti del film.
Ben Yadir, che è all’esordio, ha utilizzato attori spesso alle prime armi, o alla prima esperienza, riuscendo a evitare elementi forzati, artificiali, richiami a modelli noti.
Hassan protagonista e narratore della sua storia come di quella dei barons riesce nella folle commistione di spazio reale e spazio teatrale a restituire un’immagine chiara della realtà dei ragazzi, del loro mondo, delle regole, dei sogni e delle speranze. Il film, presentato al Festival di Namur a ottobre, è uscito in Belgio, da poco in Francia ed è passato anche a Rotterdam, dopo aver vinto ex-aequo il premio della giuria al festival di Marrakech. Les Barons, ambientato nella banlieue di Molenbeek a Bruxelles sembra avere le carte in regola per imporsi all’attenzione del grande pubblico e segnare l’avvio di una nuova carriera per Ben Yadir: da questo primo tour tra Francia e Belgio dipenderà forse anche un possibile futuro passaggio anche nelle sale italiane.
Alice Casalini


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