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Afriche reali e non, in mostra a Parigi

di Simone Moraldi

Finestre postcoloniali dal 32. Cinéma du Réel

Un principio di primavera molto accogliente, che stringe Parigi in un abbraccio meteorologico tiepido e mite, accoglie l’inizio del Cinema du Réel di quest’anno, giunto alla sua trentaduesima edizione, e in programma dal 18 al 30 marzo. Un’edizione come ogni anno ricchissima di film, di appuntamenti, di retrospettive che ruotano intorno al cinema documentario con una serie di interessanti variazioni, con uno spirito aperto all’eterogeneità che da sempre contraddistingue la kermesse parigina. Un Centre Pompidou sempre stracolmo di persone in un viavai continuo tra workshop, mostre e ateliers di varia natura battezza le prime giornate del festival che, in apertura, offre già una perla di raro pregio: l’anteprima mondiale di Nénette, l’ultimo film di Nicolas Philibert, che tiene a battesimo l’edizione di quest’anno. Il regista stesso accompagnerà il suo film e risponderà alle domande del pubblico. Con lui, purtroppo, non ci sarà la dolce e insolita protagonista del suo ultimo film: Nénette è, per chi non lo sapesse, la quarantenne decana degli orangutan del Jardin des Plantes di Parigi.

Ora accenniamo al festival, ponendo l’accento sulla presenza africana. Anzi, prima ancora, ci felicitiamo per la presenza, nella competizione internazionale, de La bocca del lupo, trionfatore del concorso del Festival di Torino di quest’anno, che approda nella capitale francesi accompagnata da una delegazione di lusso: il film infatti, oltre ad essere nella Compétition Intérnationale del prestigioso festival parigino, sarà uno dei più di venti film che, tra marzo e giugno, approderanno all’Istituto Italiano di Cultura nell’ambito di Histoire d’It., una grossa rassegna che vedrà approdare a Rue de Grenelle alcuni tra i doc più visti e apprezzati dell’annata italiana, da Fratelli d’Italia di Claudio Giovannesi a Ragazze, la vita trema di Paola Sangiovanni a L’amore e basta di Stefano Consiglio, solo per citarne pochi.

Tornando all’Africa, nella sezione Premier Film segnaliamo il cortometraggio Atlantiques, debutto alla regia per Mati Diop, nipote di Djibril Diop Mambety che, dopo l’esperienza davanti alla macchina da presa con 35 Rhums di Claire Denis, decide di passare dietro alla macchina. Le collier et la perle (nella foto), film del poco più che quarantenne cineasta ghanese di lungo corso Mamadou Sellou Diallo, ci racconta il miracolo della nascita – sulle tracce del Robert Kramer di Milestones – che attraverso il suo occhio viene trasfigurato nel mito. Concludiamo con il congolese Dames en attente, firmato dalla coppia Dieudo Hamadi, proveniente dall’INSAS di Bruxelles e alla sua seconda regia, e da Divita Wa Lusala, operatore di lungo corso della tv congolese.

Il Cinéma du Réel offre anche, nella sezione News from… (in cui è stato presentato Nénette), l’anteprima dell’ultimo film del cineasta tedesco Peter Nestler Tod und Teufel, un ritratto della figura controversa dell’esploratore Eric Von Rosen, nonno del regista, all’epoca sostenitore del fascismo e della contro-rivoluzione finlandese, che in Africa ha condotto alcune delle sue esplorazioni. Ricchissimo il carnet di appuntamenti collaterali: gli hommages sono dedicati quest’anno a Marcel Hanoun (al quale la Cinémathèque Française dedicherà, a partire dal 24 marzo, una retrospettiva completa), al cineasta mediorientale Michel Khleifi, ai fratelli Maysles, esponenti di spicco del panorama documentario statunitense a partire dai primi anni ’60, e alla cineasta cinese Xialou Guo. I registi, presenti al festival, animeranno dei workshop intensivi a partire dal loro cinema.

L’Africa è presente, dal canto suo, nella sezione Exploring Documentary, dedicata alla costruzione di un itinerario storico nell’ambito della storia del documentario, che quest’anno consta del progetto Histoire pratique du pamphlet visuel, a cura di Nicole Brenez, una delle studiose francesi più autorevoli di cinema sperimentale. Nell’ambito di questa sezione, nella séance denominata Intérnationalisme, vedremo Le glas, un poema visivo di cinque minuti dedicato da René Vautier alla Regina d’Inghilterra sul tema dell’Apartheid, al quale ha collaborato anche Mambety. Nella sezione Impérialisme, invece, vedremo A luta continua, realizzato da Bruno Muel, uno degli artisti più ricorrenti nella rassegna che animerà la séance in questione, insieme a Antoine Bonfanti e Asdrubal Rebeleo, un pamphlet visivo sulla Resistenza Popolare in Angola, datato 1977.

Dominique Avron e Jean-Bernard Brunet sono invece gli autori di Yaa Bôé, “saggio di de-colonizzazione visuale” del 1975, proiettato nell’ambito della séance denominata Radicalités formelles et Acinéma. Nella sezione Nos Deux, una serie di incontri e proiezioni dedicata alle coppie di registi. Si va da Jean-Luc Godard e Anne-Marie Mélville a Jean-Marie Straub e Danièle Huillet passando per Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian per arrivare a Raymonde Carasco e Régis Hébraud. Nell’ambito di quest’ultimo incontro, particolarmente sentito a causa della scomparsa decisamente recente di Carasco, sono proiettati due tra i film “etno/sperimentali” della cineasta francese, dedicati alle pratiche rituali dell’America Centrale, estratti dalla lunghissima serie dei Tarahumaras, che dalla metà degli anni ’70 fino, più o meno, alla sua scomparsa, ha tenuto impegnata la regista, una serie di film sperimentali di durata varia, realizzati sulla scorta dello scritto del 1936 di Antonin Artaud.

Ci avviamo alla conclusione di questo breve focus, che non è che un assaggio di ciò che il 32. Cinéma du Réel offre quest’anno al pubblico, con le ultime tre segnalazioni africane: nell’ambito del progetto “Décoloniser les images”, due le séances interessanti: “De L’Algerie aux Black Panthers”, con i due film Algérie, année zéro del 1962, di Marceline Loridan Ivens e Jean-Pierre Sergent, che documenta i primissimi anni della nascita di uno dei gruppi più famosi della storia della rivoluzione algerina, e Eldridge Cleaver, Black Panther, di William Klein del 1975, un ritratto dell’omonimo esponente del movimento di liberazione; “Le Panafricain” nell’ambito della quale sarà proiettato Le Festival Panafricain d’Algier, lungometraggio di 110’ di William Klein del 1969, girato durante l’omonimo festival, che documenta, attraverso filmati d’archivio, incontri, interviste, il lungo e faticoso percorso dell’Algeria verso la liberazione.
Per chiudere, segnaliamo l’omaggio a Samba Félix N’Diaye, nell’ambito della sezione La mémoire du réel, con tre film: Les Malles del 1989, Aqua, sempre del 1989, e Geti Tey (La pêche aujourd’hui) del 1978.

Simone Moraldi | 32. Cinéma du Réel - Festival International de Films Documentaires

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