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Retorno a Hansala

di Chus Gutiérrez

Con Retorno a Hansala (2008), Chus Guitérrez si è voluta ispirare ad una storia realmente accaduta per far rivivere, attraverso personaggi veri, uno dei numerosi casi di naufragi di migranti, terminato nel 2001, lungo le spiagge di Rota nella provincia di Cadice ― nel film Algeciras―, con la morte di tredici marocchini provenienti dallo stesso villaggio di Hansala. Il film è stato presentato domenica 11 aprile al 9. Roma Indipendent Film Festival, nella sezione speciale Cine en ruta, tutta Made in Spain. Presentato nel 2008 a Toronto, Siviglia e Dubai, il film ha ricevuto la candidatura nel 2009 per tre Premi Goya come Miglior Sceneggiatura Originale (Chus Gutiérrez e Juan Carlos Rubio), Miglior Attrice Rivelazione (Farah Hamed) e Miglior Colonna Sonora (Tao Gutiérrez).


Pelicula de cine por Filmtrailer.com

Retorno a Hansala ha inizio con il ritrovamento di alcuni cadaveri, uno dei quali tiene stretto nel pugno un numero di telefono. Tramite questo indizio Martìn (José Luis Garcìa Peréz), un impresario funebre, riesce a mettersi in contatto con la sorella Leila (la debuttante Farah Hamed) e informarla della disgrazia. Dopo aver riconosciuto il corpo, la ragazza decide di riportare la salma del fratello dai genitori in Marocco, ma la somma di 3.000 euro richiestale da Martìn per effettuare il trasporto risulta essere eccessiva per una che per vivere «mette i pesci nelle casse» al posto degli uomini. Consapevole di non aver altra scelta, Martìn si mostra disposto ad accettarne la metà in un primo momento e il resto alla fine del lavoro.

I due lasciano dunque la spiaggia per affrontare questa volta il viaggio di ritorno e andare incontro, attraverso Said, ai sogni e alle speranze di Rachid di cui ignoravamo l’esistenza, che quindi è come se non fosse mai nato. Ora invece, grazie alla convinzioni e la determinazione di Said, è lo spettatore stesso che si libera dall’indifferenza e si unisce ai timori del protagonista nella speranza che l’imbarcazione faccia il suo arrivo a destinazione. È a questo punto che inizia un road movie in un carro funebre in cui i due protagonisti intraprendono un viaggio durante il quale vivranno e faranno vivere delle intense esperienze morali che metteranno in discussione le rispettive convinzioni, riscoprendo i propri sentimenti e ricordandoci che un uomo non può vivere né di solo orgoglio ― nel caso del padre di Leila― né di denaro, nel caso di Martìn.

Un film intenso, a cavallo tra documentario e finzione, che racconta la disperazione di chi è costretto a lasciare il proprio paese nella speranza di poter trovare maggiore fortuna oltre mare. Troppo spesso quest’ultima viene meno, soprattutto quando ad appellarsi ad essa sembrano essere gli stessi mezzi utilizzati per affrontare tale impresa. In questo modo la regista granadina sembra voler mettere un punto per poter ricominciare da capo. Vuole ossia far vedere cosa spinge un uomo ad affrontare un’impresa così rischiosa, facendoci fare marcia indietro, portando lo spettatore a visitare quei luoghi che nel loro quotidiano medievale sembrano non essere in grado di poter arrestarne la fuga.

Retorno a Hansala racconta infatti la sempre presente miseria della terra marocchina e le ristrettezze nelle quali molti abitanti dei villaggi sono costretti a vivere, privati dei più semplici servizi di acqua, luce e gas: in un paese che mostra solo un profilo di tristezza, di solitudine, di morte, la solidarietà tra gli uomini sembra essere l’unica possibilità per sopravvivere a tale dolore. «Un paese senza giovani è un paese morto» dice a Martìn il padre di Leila. Ed è proprio la morte infatti la sola che sembra non voler abbandonare questa terra e i suoi abitanti per tenerli stretti in pugno, ma anzi li cerca anche lontano, spesso li trova e li riporta indietro.

Retorno a Hansala attraversa più generi, dal documentario alla finzione, dal road movie al melodramma ― considerata quest’ultima da molti l’unico fallo nel lavoro della regista che sovrasta a volte il documentario ― e più temi, passando dalla vita alla morte, dal viaggio al ritorno, dalla povertà esteriore alla ricchezza interiore, dall’immigrazione alla clandestinità. Un film fortemente attuale e degno d’essere visto, soprattutto in un paese come l’Italia in cui avvenimenti simili accadono ormai all’ordine del giorno, proprio come vuole testimoniare la regista alla fine del film durante i titoli di coda, ricordando cioè che questa non è altro che una tra le tante storie avvenute, mai raccontate e già dimenticate.

Simone Lucarelli | 9. Roma Independent Film Festival

Cast & CreditsRetorno a Hansala
Regia: Chus Guitérrez; sceneggiatura: Chus Gutiérrez e Juan Carlos Rubio; fotografia: Kiko de la Rica; suono: Tao Gutiérrez; montaggio: Fernando Pardo; scenografia: Julio Torrecilla; costumi: María Reyes; interpreti: José Luis García Pérez, Farah Hamed, Antonio de la Torre, Antonio Dechent, Cuca Escribano, Sebastián Haro, César Vea; origine: Spagna, 2008; formato: 35mm, colore; durata: 94’; produzione: Chus Gutiérrez, Antonio P. Pérez e Carlos Santurio per Maestranza Films, Muac Films; distribuzione Spagna: Wanda Films

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