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Inside Buffalo

di Fred Kudjo Kuwornu

Fuori dai libri di storia

Su queste colonne abbiamo già parlato del documentario Inside Buffalo (2009), firmato dal filmmaker black italian Fred Kudjo Kuwornu. Lo abbiamo fatto in occasione dell’uscita italiana dello sfortunato ma infelice Miracolo a Sant’Anna (2009) di Spike Lee (leggi l’articolo) e, più di recente, del tour americano del film, svoltosi a febbraio, durante il Black History Month. Ma è tempo - anzi abbiamo aspettato fin troppo, viste le numerose proiezioni organizzate a Roma e in altre città italiane - di affrontare un’analisi più compiuta e puntuale del film, che lo stesso regista ha editato di recente in una versione in DVD, acquistabile sul suo sito ufficiale.

Inside Buffalo - prodotto in prima persona da Kuwornu, con la sua FKK Filmz - rappresenta anzitutto un debito d’onore pagato alla memoria delle migliaia di soldati afroamericani che combatterono durante la seconda guerra mondiale, impegnandosi in più fronti e spesso sacrificando le loro vite, pur di difendere una libertà di cui essi stessi non godevano nel proprio paese. Il film è dedicato proprio all’unità che ha pagato un prezzo di sangue più alto nella liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista, la 92a Buffalo Division. Ma il racconto di Kuwornu inizia con le immagini, terribili, anche se fisse e in bianco e nero, dei linciaggi subiti da neri, spesso nel sud degli Stati Uniti, per introdurci subito al tema più scottante del film, vale a dire la denuncia del razzismo e delle discriminazioni affrontate dalla comunità nera e dagli stessi volontari arruolati per combattere in Europa, a seguito di un decreto varato dal presidente Roosvelt.

Mobilitati con una campagna promozionale massiccia, grazie al coinvolgimento di miti sportivi come Joe Louis e Sugar Ray Robinson, migliaia di neri si trovarono ad essere addestrati in un clima di avversione da parte dei vertici militari, in caserme dove persino i prigionieri tedeschi venivano trattati con più rispetto e raggruppati in unità speciali al comando perlopiù di ufficiali bianchi, ben disposti a usarli come carne da cannone per le operazioni più rischiose. Con lo sbarco in Italia, e superato il primo shock dei civili locali, che non avevano mai avuto contatti con neri, si creano le condizioni - specialmente in Toscana, dove si fermarono più a lungo, vista la tenace resistenza dei tedeschi sulla linea gotica - per un rapporto di solidarietà fattiva e amicizia fra i Buffalo Soldiers e gli abitanti dei villaggi, accomunati dalle umili condizioni e dalle origini contadine.

Kuwornu è andato a scovare numerosi sopravvissuti di quella tragica ma eroica stagione, fra l’inverno 1944 e la primavera 1945, fra la gente dei villaggi e fra i combattenti, dimenticati per oltre quarant’anni, al rientro in patria. Non bastarono infatti neanche le conquiste degli anni ’60 grazie al movimento per i diritti civili, per permettere a Vernon J. Baker, a John Fox e a tanti altri eroi neri, perlopiù caduti in Italia, di ricevere quella Medaglia d’Onore che a tanti ufficiali bianchi era stata tributata pochi mesi dopo la fine del conflitto. Solo nel 1997, grazie a una commissione di storici costituita ad hoc, i vertici militari USA hanno accettato di riaprire il caso, ammettendo in tutto sette nuovi nomi, tutti afroamericani, nell’elenco degli eroi meritevoli della più alta onoreficenza, conferita dal presidente Clinton, a Baker (l’unico ancora in vita) e agli eredi degli altri.

Attraverso le interviste ai sopravvissuti (e agli interpreti di Miracolo a Sant’Anna, in cui lo stesso Kuwornu è stato presente come figurante), intervallate con immagini di repertorio e sequenze d’azione ricostruite (con montaggio veloce e stile di ripresa aggressivo), ci si cala agevolmente nel clima di pericolo e sacrificio in cui i Buffalo Soldiers diedero prova del loro coraggio, trasmettendo agli italiani la memoria di una generosità che seppe infrangere tutti i pregiudizi infantili e gli stereotipi razzisti che la propaganda nazifascista aveva diffuso ad arte. La presenza di una voce guida costante e delle sequenze ricostruite ancorano il discorso a un’estetica da piccolo schermo, ben lontana tuttavia dalla retorica spicciola e dai sensazionalismi che dilagano, per esempio, in tanti documentari di History Channel. Ad accendere la curiosità e la partecipazione affettiva alle storie raccontate sono le testimonianze dei sopravvissuti, raccolte con un setting essenziale e rispettoso, più che le ricostruzioni e ci vengono risparmiati grafici e simulazioni che fanno la gioia dei nostalgici cantori di El Alamein, tanto per capirci.

Un esordio importante quindi, quello di Fred Kudjo Kuwornu, premiato peraltro al festival Black International Cinema di Berlino, che ci auguriamo possa trovare canali di diffusione adeguati almeno sul piccolo schermo e incontrare ancora maggiori sostegni nel prossimo progetto, 18 ius soli, dedicato alla battaglia della cittadinanza per le Seconde Generazioni. Un fronte aperto da tempo, e su cui i ragazzi 2G sono sostanzialmente soli, ignorati dalla classe politica e da larga parte dell’opinione pubblica, intossicata da una propaganda molto più virulenta di quella che si rivolgeva ai contadini della Garfagnana.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsInside Buffalo
Regia: Fred Kudjo Kuwornu; montaggio: Avital Merkler; musiche: Mario Stendardi, Leone Fall; con: Joseph Stephenson, Leroy Ramsey, Albert O’Burke, Spann Watson, Vernon J. Baker, Ennio Mancini, Enrico Pieri, Luciano Lazzeri, Derek Luke, Laz Alonso, Omari Benson Miller; origine: Italia, 2009; formato: video, colore; durata: 59’; produzione: Fred Kudjo Kuwornu per FKK Filmz; sito ufficiale: insidebuffalo.org

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