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L'eredità di Sotigui: figlio dell'Africa, cittadino del mondo

di Maria Coletti

Scomparso l'attore e griot Sotigui Kouyaté

Il celebre attore, drammaturgo e griot africano Sotigui Kouyaté è morto sabato scorso a Parigi a 74 anni, in seguito a una grave malattia polmonare. “E’ una grande perdita per il cinema e il teatro del mondo intero, dell’Africa e del Burkina Faso” – come ha dichiarato il ministro della cultura burkinabè, Philippe Sawadogo. Attore per il cinema e per il teatro, Kouyaté era divenuto celebre soprattutto per aver recitato in numerose pièces di Peter Brook, fra cui il Mahabarata. Interprete carismatico di numerosi film africani, Kouyaté aveva ricevuto lo scorso anno due importanti riconoscimenti: l’Orso d’Argento a Berlino per la sua interpretazione del film London River (Rachid Bouchareb, 2009) e l’onorificenza di Ufficiale al merito delle Arti, delle Lettere e della Comunicazione a Ouagadougou, in occasione del Fespaco.

Nato nel 1936 a Bamako in Mali, di origine guineana, burkinabè d’adozione e di casa a Parigi, Sotigui Kouyaté è l’incarnazione di uno spirito panafricano e insieme cosmopolita. Dopo aver iniziato la sua carriera come griot, portando avanti una lunga tradizione familiare, Kouyaté sperimenta nel corso degli anni le più disparate professioni. Tra la fine degli anni Cinquanta e il 1966 diventa calciatore professionista e capitano della squadra di calcio del Burkina Faso, ma è anche cantante, ebanista, infermiere, dattilografo alla Banca d’Africa Occidentale. Nel frattempo scopre e porta avanti nel corso degli anni la sua passione teatrale, fino a creare a Bamako la sua propria compagnia teatrale, con Jean-Louis Sagot-Duvauroux e Habib Dembélé, con la quale ha messo in scena proprie creazioni e celebri riletture, come l’Antigone, e a collaborare fedelmente al teatro Buffes du Nord di Parigi (celebre la sua interpretazione di Prospero ne La tempesta).

Sarà proprio l’amicizia e la collaborazione con Peter Brook ad aprirgli le porte del teatro e del cinema internazionale, dopo la versione per il grande schermo del Mahabarata (1985): molti i registi cinematografici europei che lo vogliono sul set, dal francese Thomas Gilou (Black mic mac, 1985) agli italiani Marco Ferreri (Come sono buoni i bianchi, 1987) e Bernardo Bertoucci (Il tè nel deserto, 1989). La sua presenza carismatica del resto illumina anche diversi importanti film africani, da Keita! L’héritage du griot (1995) diretto da suo figlio Dani Kouyaté a Little Senegal (1999) del franco-algerino Rachid Bouchareb, che lo vuole di nuovo come protagonista per London River.

Già evidentemente malato, ma con una incredibile dolcezza e una grande lucidità e semplicità interiore, l’anno scorso, dopo il successo a Berlino, era stato intervistato a Cannes per Tv5 Monde, quasi preannunciando la sua scomparsa con una testimonianza dell’amico Brook. E in quell’occasione festivaliera Kouyaté ha saputo sconquassare il formato televisivo con le sue piccole perle di saggezza e una grande lezione di modestia, ricordando l’importanza dell’incontro con l’altro, che inizia proprio con lo sguardo: “Non abbiate paura di guardare l’Altro negli occhi, perché guardandovi seriamente un giorno scoprirete che le cose che vi uniscono sono maggiori di quelle che vi dividono”.

Apprezzato nei festival, sugli schermi e sulle scene di tutto il mondo, Sotigui Kouyaté con il suo immenso fascino e la sua passione infinita aveva dichiarato di voler creare un nuovo teatro, il Salina, e mettere insieme una nuova compagnia che raggruppasse attori di tutto il continente africano. Purtroppo la morte non gli ha permesso di realizzare questo suo sogno panafricano. Speriamo che qualcuno possa portarlo avanti in sua memoria…

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