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La Chine est encore loin

di Malek Bensmaïl

Viaggio al fondo di un paese bloccato dai suoi fantasmi postcoloniali

Cercate il sapere, fino in Cina se necessario. Parole sante: appartengono a Maometto. Precetto ammirabile se non fosse che in Algeria, paese a maggioranza islamica, questo amore per la conoscenza non sembra tra le priorità del governo. A partire da questa contraddizione evidente, il regista algerino Malek Bensmaïl dirige un documentario a metà tra l’inchiesta e il reportage nel piccolo, dimenticato villaggio di Ghassira, dove nel 1954 ebbe inizio la guerra di liberazione. La Chine est encore loin, distribuito dalla Tadrart di Rachid Bouchareb, è dal 28 aprile nelle sale francesi.


La Chine est encore loin - Bande annonce Vost FR

Besmaïl ci introduce fin dai primi fotogrammi nel mezzo del nulla. Un uomo anziano passeggia sul lato di una crepaccio. Solo il blu del cielo interrompe la monotonia cromatica dell’ocra; sabbia e roccia ovunque per chilometri. Una strada costeggia il dirupo e spezza con il grigio dell’asfalto la compattezza formale di un territorio ostile. È la strada che conduce a Ghassira, piccola città della Cabilia, regione berbera del paese. I passanti guardano con curiosità e sospetto l’obiettivo che entra in città affacciato al finestrino. La modestia del loro quotidiano è già evidente.

La storia dell’Algeria è passata da Ghassira il primo novembre 1954. Un caid e una coppia di istitutori francesi sono vittime di un attentato. L’istitutore francese resta ucciso, sua moglie ferita. Questo evento inaugura la guerra d’indipendenza d’Algeria: otto anni e fiumi di sangue fino all’indipendenza e alla conseguente politica di arabizzazione forzata. Il tutto al servizio dell’imperativo della nazionalizzazione culturale e delle forze produttive intrapresa dal presidente Ben Bella. Una politica scellerata e davvero poco lungimirante, irrispettosa della ricchezza e complessità di un paese strutturalmente e radicalmente multiculturale.

Bensmaïl torna a mezzo secolo di distanza nella scuola dove quello sfortunato istitutore prestava servizio. Scopriamo tutto un mondo di energie pulsanti appena dietro la severità delle architetture fatiscenti. Non è un infanzia facile per i bambini di Ghassira. La città non offre praticamente nulla, il loro unico svago è fumare tra i resti di edifici in demolizione. Tanta energia che si perde letteralmente in fumo. Non è più semplice la vita dei nuovi istitutori, che si trovano a dover mediare il sapere in un sistema scolastico che obbliga lo studio dell’arabo classico, troppo diverso dall’algerino, e che ha smantellato in anni di propaganda nazionalista lo studio della lingua francese: l’unica che permette l’accesso a studi superiori. Una situazione che il regista non esita a definire schizofrenica e che si ripercuote in tutti gli aspetti della vita quotidiana.

Le donne sono invisibili nel film. L’unica che accetta di comunicare è la bidella della scuola, Rachida, che con il serafico dondolio del suo spazzolone contribuisce a creare una scansione ritmica narrativamente efficace nell’intreccio del racconto. Rachida ci apre la profondità del suo pensiero in cinque splendidi minuti. La sua voce sussurrata parla della difficoltà di essere donna in un paese islamico. Di quanta fatica costi il rispetto e la libertà. A quale costo li si mantengono... Un momento di grande cinema.

In pochi momenti Bensmaïl tocca in modo labile le grandi questioni socioecomiche: come mai uno tra i paesi più ricchi dell’Africa (esportazioni di petrolio), lascia il 90% del territorio in condizioni di vita paleorurali? Dove finiscono i soldi? L’apparente banalità delle conclusioni meriterebbe un’analisi a prescindere dalle intenzioni del regista che nel suo piccolo ci regala una grande testimonianza del nostro contemporaneo. L’ennesima che non avremo il piacere di vedere in Italia.

Sintesi estetica dell’intero viaggio l’ultima inquadratura: i ragazzi della scuola in escursione fanno il bagno accanto ad una nave arrugginita sulla spiaggia. Una nave che occupa l’intero quandro e impedisce allo sguardo di perdersi all’infinito sul paesaggio o, chissà, di scorgere la Cina.

Riccardo Centola

Cast & CreditsLa Chine est encore loin
Regia e sceneggiatura: Malek Bensmaïl; fotografia: Lionel Jan Kerguistel; montaggio: Matthieu Bretaud; musica: Camel Zekri; Supervisore linguistico: Amine Khaled; Produzione: Philippe Avril, Gérald Collas, Hachemi Zertal per Unlimited, in coproduzione con Cirta Films, INA, 3B Productions; durata: 130’; sito Ufficiale: tadrart.com

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