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Cannes 63: From a whisper

di Wanuri Kahiu

L'11 settembre keniota: tre anni prima

Dopo aver sbancato i locali African Film Awards 2009 (miglior film, regia, sceneggiatura, montaggio, colonna sonora) ed essere stato apprezzato anche al Pan African Film Festival di Los Angeles, From a Whisper, esordio di Wanuri Kahiu è stato riproposto anche al Marché di Cannes, nell’ambito della programmazione del padiglione Les Cinémas du Sud.

Il 7 agosto del 1998, ricorrenza dello sbarco delle truppe americane sul territorio saudita nella prima guerra del Golfo, due attentati suicidi colpirono le sedi diplomatiche degli Stati Uniti in Kenya e Tanzania. Furono rivendicati da Al Quaeda prima che diventasse ben tristemente più famosa tre anni più tardi. Wanuri Kahiu, giovane regista keniota, prova a raccontare la tragedia attraverso il quotidiano di una famiglia media di Nairobi.

Abu (Ken Ambani) è un calmo e diligente ufficiale della polizia di Nairobi. Quando incontra Tamani (Corrine Onyango) una giovane artista ribelle in cerca di sua madre, dispersa nell’attentato dieci anni prima, decide di aiutarla. Le loro storie si rivelano profondamente intrecciate. Tamani scopre che sua madre morì nell’esplosione e si scontra con suo padre per avergli mentito. L’attentatore, Fareed (Abubakar Mwenda), era il miglior amico di Abu fin quando, fomentato da un mullah, si fa esplodere in nome di Allah.

Una volta tanto, in un film africano, non si parla di miserabili e di marginali, soggetti tanto ben spendibili sul mercato quanto più la povertà diviene esotica per il nostro (in)sensibile pubblico. Questa volta al centro del plot c’é la classe media, fine ultimo di ogni capitalismo che si rispetti. Una famiglia borghese dunque. Forse una scelta autobiografica.

Il ritmo e lo stile sono sostenuti, tanto da somigliare ai serial televisivi americani. Frequenti gli scarti temporali orchestrati in modo da caricare la tensione progressivamente all’evoluzione dell’orizzonte d’attesa. In definitiva un film drammatico che sfocia nell’azione. La formula classica funziona, e lo spettatore ha la sua ricompensa di adrenalina.

I tema dell’elaborazione del dolore, evergreen di tutta la storia della narrazione, viene trattato con tatto e dolcezza. I rapporti familiari restano il nocciolo del plot, e ci si scopre davvero stupiti di come il disagio adolescenziale abbia un valore altrettanto universale. Più intenso ancora il trattamento del tema del fondamentalismo islamico. L’immagine del kamikaze rispetta i canoni: un uomo poco istruito, facilmente manipolabile, che sacrifica la vita in nome di principi demagogici.

Wanuri Kahiu, presente in sala, ha salutato il pubblico con poche brevi frasi, e ha rivelato che dalla fine delle riprese è costretta a girare con una scorta per scoraggiare eventuali ripercussioni da parte di estremisti islamici. Segno che il film ha toccato ferite ancora aperte e palpitanti nella società africana.

La colonna sonora originale (splendida) è di Eric Wainaina. La melodia principale dona coesione e accompagna con eleganza i momenti in cui il montaggio offre repentini flashback. Dopotutto un film per il grande pubblico ma con molte sfumature d’autore che fanno ben sperare come esordio della carriera di Wanuri Kahiu.

Riccardo Centola | 63. Festival de Cannes

Cast & CreditsFrom a Whisper
Regia: Wanuri Kahiu; sceneggiatura: Wanuri Kahiu; fotografia: Marius van Graan; musiche: Eric Wainaina; montaggio: Chris King; interpreti: Ken Ambani, Abubakar Mwenda, Godfrey Odhiambo, Corrine Onyango; origine: Kenia, 2009; formato: 35 mm, colore; durata: 79’; produzione: Dada Productions; sito ufficiale: fromawhisper.com.

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