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Cannes 63: Pour le meilleur et pour l'oignon

di Elhadj Magori Sani

Il tempo delle cipolle

A Galmi, un piccolo villaggio del Niger, dopo la raccolta del miglio è arrivato il tempo per la semina delle cipolle. Se non fosse per alcuni stridenti residui di bottiglie potremmo trovarci in un tempo imprecisato, certamente prima della rivoluzione industriale. In questo villaggio di 20.000 abitanti la gente si sposta a dorso d’asino. Le donne usano immensi mortai per separare i grani di miglio dagli steli. La natura è madre e padrona incontrastata dei loro destini.

Il soggetto del documentario è semplice. Il giovane Salamatou aspetta di sposarsi da 2 anni. Spinto dalla famiglia della sposa e dai pettegolezzi serpeggianti nel villaggio, finalmente suo padre Yaro prende una decisione: «Il matrimonio avrà luogo al tempo della raccolta!». Yaro è cosciente che per onorare la sua parola dovrà produrre di più e aumentare i prezzi così da poter pagare la dote. Ma al momento del raccolto il prezzo delle cipolle cala inesorabilmente a causa di una crisi di sovrapproduzione. Il povero Yaro decide di ritardare il raccolto in attesa di un possibile rialzo. Mossa sbagliata: il prezzo crolla e per l’intero raccolto riceve in cambio il magro ammontare di 840 euro. La mancanza di liquidità non impedisce il matrimonio: Salamatou e la sua compagna decidono di prendere la dote e partire in cerca di maggiore fortuna verso la capitale.

Pour le meilleur et pour l’oignon, presentato al Marché di Cannes, offre un interessante spaccato delle piccole realtà rurali del’Africa centrale. Si direbbe davvero una passeggiata nel tempo. La terra viene arata principalmente a mano; il sistema di irrigazione deve essere stato lo stesso usato nell’Egitto dei faraoni: secchiate d’acqua convogliate da piccoli canali scavati nella terra nei quadrati di terra seminati. La vita è completamente sottomessa ai ritmi naturali. Suggestive le scene in cui il contadino si rivolge a rispettate figure guida che, presentendo il futuro, consigliano Yaro sulle scelte più sagge da prendere. Consigli di buon senso dopo tutto. Sorprendente, per un europeo metropolitano, ascoltare delle bambine di 13 anni, al lavoro, parlare di matrimonio. Nei discorsi spezzati degli abitanti non c’è spazio per l’analisi logica. Tutto accade per volere di Allah.

In un breve colloquio dopo la proiezione, il regista Elhadj Magori Sani rivela che si tratta del villaggio dove è nato e cresciuto prima di partire in Senegal per studiare cinema. L’insieme delle riprese ha richiesto in totale 3 settimane durante i tre mesi invernali previsti tra la semina e la raccolta delle cipolle. «I contadini sono proprietari delle loro terre, ma lo stato non provvede a sostenere la produzione con strumenti adeguati o programmi di istruzione agraria». Aggiunge Magori Sani: «il problema della sovrapproduzione è anche causato dalla concorrenza delle cipolle olandesi che sovraccaricano il mercato e che grazie alla produzione industriale possono permettersi prezzi più competitivi».
Definitivamente un’occasione rara per riflettere sulla natura del sottosviluppo e per osservare ancora una parte di mondo economicamente vergine, dove i collassi della borsa non preoccupano e dove il carburante si conta in chili di biada.

Riccardo Centola | 63. Festival de Cannes

Cast & CreditsPour le meilleur et pour l’oignon
Regia: Elhadj Magori Sani; fotografia: Malam Saguirou, Salissou Rabé; montaggio: François Pit; suono: Abdoulaye Adamou Mato, Ali Ibrahim; origine: Niger/Francia, 2009; formato: DVCam; durata: 52’; produzione: Dangarama (Malam Saguirou), Adalios, TV Rennes 35; distribuzione: Adalios (France)

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