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Cannes 63: Life, Above All

di Oliver Schmitz

La redenzione della dignità

Un caloroso applauso di 5 minuti al termine della proiezione ha salutato la delegazione di Life, Above All, in concorso nella sezione Un Certain Regard nell’edizione 2010 del Festival di Cannes. Le giovanissime protagoniste Khomotso Manyaka e Keaobaka Makanyane hanno ringraziato il pubblico, visibilmente commosse da tanto affetto. Un applauso assolutamente meritato per un’opera difficile, portata avanti con raffinatezza dal regista sudafricano Oliver Schmitz. Un film dal grande impatto emotivo, tanto da commuovere un pubblico non facile, pronto a lasciare la sala al minimo sentore di noia.

Il film è tratto dal romanzo Chanda’s Secrets del canadese Allan Stratton. Una storia che traspira umanità e dipinge un affresco vivido di larga parte delle insolute problematiche sociali nella piccola provincia africana. Il film si apre con un funerale. Si tratta della neonata sorella di Chanda (Khomotso Manyaka), dodicenne dall’intelligenza vivace. La sua famiglia abita in un piccolo villaggio nella regione di Johannesburg. I suoi genitori hanno l’Aids, ma lo nascondono anche in famiglia dal momento che l’intera comunità stigmatizza la malattia amorale. Il padre, caduto nell’alcolismo, scappa di casa incolpando la moglie di aver portato una maledizione sulla sua vita. Anche la madre, non sopportando la vergogna, lascia Chanda e i suoi fratellastri decisa a morire discretamente lontano da occhi malevoli. Chanda affronta la situazione con una maturità al di sopra dei suoi anni. Parte in cerca della madre per assicurarle la dignità di morire a casa, tra le persone amate.

Non tanto una storia di povertà quanto di miseria. La sfumatura tra i termini è tutta nell’implicazione morale, giacché si può essere poveri con dignità; la miseria non lascia nessuna possibilità di redenzione. Ed è proprio in nome di questa redenzione che il personaggio di Chanda trova il coraggio di reagire allo stigma sociale. Sarà la forza del suo esempio a portare una goccia di speranza, fondata sul rispetto e la solidarietà. Si potrebbe definire una sobria agiografia laica.

Le giovani attrici, al loro debutto sul grande schermo, offrono delle performance sorprendenti e donano verità ai personaggi. Le immagini scorrono vivide e contrastate in un trionfo di colori caldi. Una chiarezza di immagini che contrasta doppiamente con la nube di omertà che circonda la protagonista e che rende problemi già gravi, difficili da riconoscere, in quanto impossibili da nominare davanti a tanta pressione sociale. Ottima la scelta di rispettare il ricco meticciato linguistico del Sudafrica: uno stato dove si contano almeno 13 lingue diverse.

L’asse narrativo portante, il rapporto fra madre e figlia, offre diramazioni repentine sulla cultura sudafricana: l’importanza del canto e della musica; la religiosità come elemento di coesione sociale; la difficoltà per le famiglie modeste di accedere all’assistenza medica e il conseguente ricorso a rituali sciamanici. L’inevitabile sentimentalismo non diviene mai artefatto, in nome di una sobrietà delle emozioni che cattura ed incanta: sublime la scena in cui Chanda trova finalmente la madre in attesa di morire all’ombra di un albero isolato.

A giudicare dalla densità e gravità dei problemi che il Sudafrica si trova ancora ad affrontare, vengono i brividi a chiedersi cosa deve aver significato vivere in queste condizioni durante l’apartheid.

Riccardo Centola | 63. Festival de Cannes

Cast & CreditsLife, Above All
Regia: Oliver Schmitz; sceneggiatura: Dennis Foon e Oliver Schmitz, dal romanzo Chanda’s Secrets di Allan Stratton; fotografia: Bernhard Jasper; musiche: Ali N. Askin; montaggio: Dirk Grau; suono: Ivan Milborrow; scenografia: Christiane Rothe; interpreti: Khmotso Manyaka, Lerato Mvelase, Harriet Manamela, Keaobaka Makanyane, Aubrey Poolo; origine: Sudafrica/Germania, 2010; formato: 35mm e HD, col., 1:2.35, Dolby Digital; durata: 105’; produzione: Oliver Stolz per Dreamer Joint Venture; sito ufficiale: www.life-above-all.com

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