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martedì 2 novembre 2010

Il palmarès delle 23. JCC

Il 31 ottobre sono stati consegnati i premi ufficiali di questa 23. edizione delle Journées Cinématographiques de Carthage. Diversamente da tante altre occasioni, il verdetto della giuria, presieduta dal regista haitiano Raoul Peck (Lumumba, Molock Tropical) non sembra stato in alcun modo condizionata da logiche geopolitiche se è vero che nessun film subsahariano ha avuto premi.

Il Tanit d’Oro è andato all’opera prima Microphone dell’egiziano Ahmed Abdallah «per la sua audacia, la sua giovinezza, l’efficacia della colonna sonora, la ricchezza dei suoi personaggi in una società che rifiuta loro di riconoscere il posto che rivendicano». Il Tanit d’Argento è stato conferito all’algerino Abdelkrim Bahloul, operante in Francia e tra i protagonisti della stagione del cinéma beur, per Voyage à Alger (anche Premio del pubblico), «per ricordarci che la nostra libertà di oggi riposa sui sacrifici di coloro che ci hanno preceduto, per il suo ritratto di una donna forte che non indietreggia davanti a nulla per far valere ciò che è giusto». Il Tanit di bronzo è infine stato consegnato al regista marocchino Daoul Aoulad Syad di La mosquée «per il suo ritratto acido e pieno d’umorismo di un personaggio modesto e umano che decide di affrontare solo contro tutti l’ingiustizia che gli viene fatta, in un mondo che non comprende più».

Tra gli altri premi, il Tanit d’oro per il miglior corto è andato a Linge sale del tunisino Malik Amara, mentre il premio per il miglior corto nazionale è toccato a Walid Tayaa per il suo Vivre.

[Leonardo De Franceschi]

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