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mercoledì 29 agosto 2012

Venezia 69: proiezione di Mare chiuso

I naufragi nel Mediterraneo nel 2011 hanno causato oltre 1500 morti: il tema sarà discusso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia in un incontro che si terrà venerdì 31 agosto in Sala Perla 2 dopo la proiezione del film documentario Mare chiuso di Andrea Segre e Stefano Liberti, prevista alle ore 15.
All’incontro dal titolo "Vite perdute nel Mediterraneo, sognando la libertà" interverranno il presidente della Biennale Paolo Baratta, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, la vicesegretaria del Consiglio d’Europa Maud de Boer e parlamentari italiani ed europei.
Tra maggio 2009 e settembre 2010 oltre duemila migranti africani vennero intercettati nelle acque del Mediterraneo e respinti in Libia dalla marina e dalla polizia italiana; in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi, infatti, le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze. Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni furono poi destinati alla detenzione in Libia.
Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato. Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche rifugiati etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo UNHCR di Shousha in Tunisia. Nel documentario sono loro a raccontare in prima persona cosa vuol dire essere respinti; sono racconti di grande dolore e dignità, ricostruiti con precisione e consapevolezza. Sono quelle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le violazioni commesse dall’Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell’opinione pubblica italiana, ma per la quale l’Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani in seguito ad un processo storico il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario.

[Maria Coletti]

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