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mercoledì 26 dicembre 2012

Spike Lee contro Quentin Tarantino

«Non andrò a vedere Django Unchained. Sarebbe una mancanza di rispetto verso i miei antenati». Spike Lee attacca così l’ultima opera di Quentin Tarantino, accusando il regista di trattare una materia così delicata come la lotta degli schiavi afroamericani in modo gravemente distorto.
«La storia della schiavitù - ha twittato Lee - non è uno spaghetti western alla Sergio Leone. È stato un Olocausto, i miei antenati erano schiavi, rapiti dall’Africa. Io non andando a vedere il film renderò loro omaggio». In un altro messaggio, sempre Lee, attacca Tarantino di aver usato nel film le parole “negro”, o “nigger” ormai da anni bandite dalla lingua scritta e parlata.
Le critiche di Lee, del resto, non sono totalmente inedite: già negli anni passati il regista di Fa’ la cosa giusta, accusò di razzismo non solo Tarantino ma anche Clint Eastwood e perfino Walt Disney. Lo stesso Tarantino, parlando a Mtv, ha respinto al mittente ogni attacco di questo tipo. In particolare, ha definito «ridicola» l’accusa di aver messo nel suo copione la parola tabù: «Nessuno può rinfacciarmi il fatto di aver usato nel film quella parola, non più di quanto la gente facesse nel 1858, nello stato del Mississippi, il luogo e il tempo in cui è ambientato il film. Insomma - conclude Tarantino - c’è chi mi chiede di mentire. Ma io non lo faccio mai quando faccio parlare le mie storie e i miei personaggi».
Fonte: La Stampa

[Maria Coletti]

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