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lunedì 28 ottobre 2013

Se ne va Luigi Magni, curioso d'Africa

A poco più di venti giorni dalla morte di Carlo Lizzani, ci lascia anche un altro artigiano di pregio del cinema italiano, Luigi Magni. Del primo ci piace in quest’occasione ricordare titoli meno noti e ripercorsi dalla critica, come Crazy Joe (1974), una poliziottesco in odore di blaxploitation per l’ambientazione americana e la presenza di Fred Williamson (Black Caesar, Quel maledetto treno blindato), e il documentario Africa nera, Africa rossa (1978) in tre parti, girato per la RAI nell’Angola devastato dalla guerra civile e recentemente riproposto da Rai Storia.

Allo stesso modo, anche Magni dimostrò in varie occasioni interesse per l’Africa e gli attori afrodiscendenti. Esordisce nel 1968 dietro la macchina proprio con Faustina, anomala commedia di ambientazione romana in cui il ruolo da protagonista viene affidato all’esordiente Vonetta McGee, allora fresca di diploma al San Francisco Polytechnic High School e non ancora scoperta dai registi della blaxploitation. Due anni dopo nel suo Scipione detto anche l’Africano, nella parte di Massinissa troveremo (doppiato in romanesco come era successo a McGee) il grande Woody Strode, di fordiane memorie, già lanciato nel 1967 da Zurlini con l’evangelico Seduto alla sua destra. Del 1974 è La via dei babbuini, commedia di ambientazione africana, che Magni andò a girare in Etiopia con Catherine Spaak e Pippo Franco, poco prima che venisse deposto Haile Selassie.

[Leonardo De Franceschi]

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