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martedì 7 ottobre 2014

Pelo Malo in sala dal 30 ottobre

"Pelo malo è un film sulla violenza che viviamo in Venezuela, tanto forte da essere passata dalla politica alla vita intima, al gesto, allo sguardo. Volevo rappresentare quanto sia grave ogni passo che, nella quotidianità, sommiamo alla mancanza di rispetto dell’altro, a volte per discriminazione di razza, altre per quella sessuale o per differenza politica".
Così la regista venezuelana Mariana Rondon parla del suo terzo lungometraggio, premiato al Torino Film Festival 2013 per la migliore sceneggiatura, per la migliore interpretazione femminile, quella di Samantha Castillo nel ruolo di Marta, nonché il premio della Scuola Holden e dei lettori de ‘La Stampa’.
Il film, già vincitore della Concha de Oro al Festival del Cinema di San Sebastian e di altri premi al Festival di Mar del Plata, arriverà sugli schermi italiani dal 30 ottobre con Cineclub Internazionale Distribuzione, dopo essere stato presentato qualche giorno fa a Ferrara all’interno del Festival del settimanale “Internazionale”, e oggi a Mantova nell’ambito degli Incontri del cinema d’essai.
Junior, 9 anni, vive con il fratellino e con la giovane madre Marta, vedova e disoccupata, nell’infernale e affollata periferia di Caracas che sembra imprigionare i suoi abitanti. I rapporti fra i due sono tesi e conflittuali, a causa della preoccupazione della madre per l’aspetto del figlio che vorrebbe stirare i capelli, crespi e ribelli, per apparire come un cantante pop alla moda nella foto del suo annuario.
"In America Latina - spiega la regista all’Ansa - ‘pelo malo’ è sinonimo peggiorativo della razza nera. In Venezuela c’è una tale mescolanza di razze, che non è raro trovare un bianco coi capelli ribelli e crespi. I parrucchieri fanno affari d’oro: allisciare i capelli è la seconda fonte di entrate dopo il petrolio", ironizza.
Junior è talmente ossessionato dal capello liscio che sperimenta tutti i possibili rimedi, dalla maionese all’olio di semi. Più il ragazzino cerca di modellare i capelli e farsi amare dalla madre, più lei rifiuta questo suo comportamento vissuto come capriccio e segno di ambiguità sessuale, sola com’è e impegnata a sfamare i due figli.
Fonte: Cinecittà News

[Maria Coletti]

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