title_news_large
lunedì 7 settembre 2015

A Nadia Kibout il Premio Mutti-AMM 2015

Ieri, domenica 6 settembre, per il secondo anno nella cornice del Venice Film Market, presso la sala Incontri dell’Hotel Excelsior, sono stati annunciati i vincitori del Premio Mutti-AMM - Il cinema migrante. Il premio, intitolato a Gianandrea Mutti, è stato istituito nel 2008 per iniziativa dell’Associazione Amici di Giana, dell’Archivio delle memorie Migranti, di Human Rights Nights e della Fondazione Cineteca di Bologna. Il riconoscimento sostiene la realizzazione di opere cinematografiche di registi cittadini di paesi terzi, provenienti da Asia, Africa, Est-Europa, Balcani, America Latina e Medio Oriente ma risiedenti in Italia da almeno 12 mesi che si ispirano a a una visione partecipata e dinamica della cultura contemporanea e di sensibilità per il tema della diversità culturale e dell’inclusione sociale.
Negli anni, il premio è stato attribuito tra gli altri a Mohamed Zineddaine, Fred Kuwornu, Adil Tanani, Dagmawi Yimer. Devil Comes to Koko, progetto di docufiction premiato nel 2013, a firma del filmmaker nigeriano Alfie Nze, è stato ultimato da poche settimane e sta per cominciare il suo cammino nella rete dei festival.

Il Mutti 2015 è stato attribuito ex-aequo a Nadia Kibout, attrice francese di nascita ma in Italia da anni e con origini algerine e mauritane, formatasi in teatro ma con diverse esperienze significative anche in produzioni per il piccolo e il grande schermo, e al filmmaker srilankese Suranga Deshapriya Katugampala, già premiato nel 2014.
Nel corso della cerimonia, Kibout, visibilmente commossa, ha commentato il conferimento del suo premio per la sceneggiatura del cortometraggio Le ali velate, scritto con Ersilia Cacace, descrivendo il suo momento come “una nuova nascita”: protagonista del suo film, ispirato a una storia vera, “sarà una donna araba, musulmana praticante, che incontra una donna italiana, cattolica, che indossa anche lei il velo, in una città del sud. Questo incontro porterà entrambe a cercare la propria identità. Questa ricerca può rappresentare anche un problema nel mondo contemporaneo e io vi confesso che per anni ho vissuto male, nel modo sbagliato, la mia origine. Bisogna invece imparare a considerare la propria identità come un patrimonio, e oggi io non mi vergogno più di essere algerina, mauritana, ecc. perché fa parte del mio bagaglio umano. Il mio messaggio è rivolto anche ai migranti che vivono in Italia, ai tanti che spero continueranno a venire, ma anche alle seconde generazioni: ci sarà un momento in cui si vergogneranno della loro origine e quindi se io riuscirò con questo piccolo contributo a dare questo messaggio, avrò vinto due volte”.

[Leonardo De Franceschi]

fine_sezione
title_magazine_interno

FESCAAAL 2019: Rih rabani / Divine Wind

Presentato in anteprima mondiale a Toronto, Divine Wind (2018) del veterano Merzak Allouache era senz’altro tra i film più attesi in concorso al (...)

FESCAAAL 2019: tutti i premi

Sabato 30 marzo è stato il giorno delle cerimonie di premiazione del FESCAAAL di Milano. Ne parliamo al plurale, perché ce ne sono state due. La (...)

FESCAAAL 2019: Tezeta e le piccole zebre del MiWY

La grande novità di questa 29a edizione del Festival del Cinema Africano d’Asia e America Latina di Milano è la nascita di uno spin-off, un vero e (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha