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lunedì 2 novembre 2015

Jeremy Xido e il death metal in Angola

Il 29 ottobre Il manifesto è uscito con un’intervista molto interessante al regista di Death Metal Angola, il documentarista statunitense Jeremy Xido. Il documentario, completato nel 2012 e distribuito internazionalmente da Wide House, è stato presentato in numerosi festival negli ultimi tre anni, aggiudicandosi il premio come miglior documentario al Rhode Island International Film Festival (2013) ed è stato proposto anche al pubblico di Torino nel mese di maggio, all’interno del festival di cinema musicale SeeYouSound (13-17 maggio).

Death Metal Angola ci presenta uno spaccato inedito dell’Angola post-guerra civile, soffermandosi sul fenomeno del death metal rock e concentrandosi in particolare sulla città di Huambo, la seconda più grande del Paese. A Huambo vivono Sonia Ferreira, che ha in custodia 55 bambini nell’orfanotrofio di Okutiuka, e il suo compagno Wilker Flores, chitarrista death metal che utilizza i suoni selvaggi della musica hardcore come un percorso verso la guarigione, o, come dice Sonia, “per sgombrare, ripulire i detriti di tutti questi anni di guerra”. Death Metal Angola segue il sogno di Wilker e Sonia: organizzare il primo concerto rock nella storia del paese, mettendo insieme membri diversi della scena hardcore angolana.

In uno dei passaggi più significativi dell’intervista, Xido racconta: «“Passa all’orfanotrofio sta­sera, suo­nerò lì”. All’inizio pen­sai che que­sto fosse il nome di un club. Arri­vai lì con alcuni lavo­ra­tori delle fer­ro­vie cinesi. Ci ritro­vammo a Oku­tiuka (il nome di un vero orfa­no­tro­fio), nel mezzo della notte. Wil­ker stava rubando l’elettricità ai suoi vicini per attac­care l’amplificatore, ma non ce n’era abba­stanza anche per il micro­fono. Wil­ker allora si mise a can­tare al buio in mezzo al cor­tile, illu­mi­nato sola­mente dai fari delle auto con cui era­vamo venuti, cir­con­dato da bam­bini. Non ave­vamo dav­vero idea di cosa stesse suc­ce­dendo. È così che ho sco­perto l’esistenza del death metal in Angola».

Qui potete vedere il trailer del film e qui accedere al sito ufficiale.

[Leonardo De Franceschi]

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