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lunedì 16 novembre 2015

21 MFF: i film africani nel Palmares

Si è conclusa la 21esima edizione del MedFilm Festival, che ha portato dal 6 al 13 novembre 2015 al Cinema Savoy di Roma film, eventi speciali ed incontri di approfondimento - un programma da 78 film, di cui 51 anteprime italiane, europee ed internazionali.

Di seguito segnaliamo alcuni dei film vincitori, realizzati da registi africani o della diaspora.

CONCORSO DOCUMENTARI

La Giuria, composta da Crispian Balmer, Enrica Colusso, Aurelio Grimaldi, Marzia Mete e Igiaba Scego, ha deciso di assegnare la MENZIONE SPECIALE a MOTHER OF THE UNBORN di Nadine Salib (Egitto), con la seguente motivazione:

Attraverso il ritratto di una donna vitale che insegue – tra pressioni esteriori e angosce personali – una maternità negata, il film affronta un tema delicato e universale con poesia e originalità.

CONCORSO CORTOMETRAGGI

La Giuria, composta dagli studenti delle Scuole Nazionali di Cinema : Jean-Claude Chincheré, Vera Daidone, Francesco Fanuele, Toni Geitani, Constantinos Giannakopoulos, Dídac Gimeno, Emir Can Göksu e Cynthia Sawma, ha deciso di assegnare i seguenti premi:

Premio CERVANTES al Cortometraggio più creativo a: THE PARK di Randa Maroufi (Marocco / Francia), con la seguente motivazione:

per aver proposto un prodotto del tutto originale ed innovativo, in cui tecnica e narrazione lavorano l’uno al servizio dell’altra. Un corto in cui le inquadrature diventano quadri ed i dialoghi un sottofondo, facendoci riflettere sulla tensione tra animato ed inanimato come nuova forma di comunicazione e narrazione.

La Giuria ha assegnato anche una Menzione Speciale ex aequo a: A FEW SECONDS di Nora El Hourch (Francia)

Premi delle Giurie STUDENTI

Gli studenti delle Università La Sapienza, Roma Tre e John Cabot University, hanno deciso di assegnare i seguenti premi:

MIGLIOR DOCUMENTARIO: PIRATES OF SALÈ di Rosa Rogers e Merieme Addou (Marocco / UK), con la seguente motivazione:

Perché documenta speranze e fragilità dei ragazzi di strada oltre ad intrattenere con il tema dell’arte circense: solo chi crede in sè stesso riesce a trovare la forza per cambiare la propria condizione. Ci fa intraprendere, con estrema naturalezza, un viaggio nel mondo del circo che è doppiamente rivelatorio. In primo luogo perché l’arte del circo, tra le arti performative, è quella che più di ogni altra si muove secondo regole e modalità proprie e uniche. In secondo luogo, il Cirque Shems’y, deve interagire in una società dove i tabù religiosi rendono più limitata la libertà di movimento dei suoi artisti. Ciò che emerge da questo bellissimo documentario è la magia che riesce bene all’arte: riuscire a liberare tutti da qualsiasi impedimento.

[Maria Coletti]

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